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RENE’ PASCAL E MIREK ANTONIEWICZ ALLA 77ARTGALLERY- VIETATA LA RIPRODUZIONE

Un selezione di opere nella bipersonale di Mirek Antobiewicz e René Pascal, presso la 77Art Gallery. René Pascal è stato il tramite attraverso cui la galleria ha scoperto il polacco Mirek. In mostra un’antologia della sua ampia serie di dipinti con lo stesso soggetto, un bambino in una dimensione fatta di sogni e ricordi inserito ogni volta in un contesto differente, con diversi elementi a corredo, come attributi di un’iconografia sacra, utili a determinare una simbologia specifica per ogni dipinto.

mirek

Come spiega l’artista sul suo sito personale, il fanciullo ritratto è lui da piccolo in mezzo alla piazza del mercato di Wroclaw nel 1959. Sono tutti ingrandimenti su carta dello stessa foto lavorati e trasformati con pittura acrilica.

L’evocazione è quindi quella di un attimo preciso però l’immagine, trattata volutamente come una serie, cessa di esistere come autoritratto, trascende l’idea di bambino reale, e diventa simbolo.

E’ la registrazione di desideri e privazioni, il Passato collettivo per la generazione degli anni cinquanta, ma guardando dalla prospettiva odierna, e quindi con la ormai ampia distanza dal soggetto, questa fetta di passato viene liberata vista con più clemenza, e con una certa ironia. Chiaramente il simbolo dell’essere in potenza ha in sé una forza vitale.

L’aspetto cromatico non varia molto: la predominanza di bruni e grigi enfatizza il senso dello scorrere del tempo ma vira in tonalità rosse con accenni blu, come un intervento di presente e leggero nella materia, un tocco di speranza. L’espressione enigmatica e il cromatismo tonale e morbido rendono poi il soggetto sospeso in una dimensione onirica, ci sussurrano con dolcezza l’emozione vibrante di una possibilità.

Per Renè Pascal l’ironia è invece preponderante. Qui non ci troviamo di fronte ad un corpus di opere unitario. I suoi lavori partono tutti dal concetto di objet trouvé duchampiano, non limitando l’operazione agli oggetti bensì, atrraverso l’uso di collages,  ad  immagini cartacee provenienti da diverse fonti. Attraverso i titoli l’osservatore trova la chiave di lettura dell’operazione di ribaltamento di senso.

fssaIn certi casi si supera l’ironia e si crea ilarità: l’opera “Tavola Calda” è mezzo skateboard bruciato, “La vite è bella” è un grosso bullone esibito con pomposità su di una colonna corinzia bianca. In altri casi il gioco di parole e la simbologia dei materiali utilizzati suscitano un senso di consapevolezza tragica: “Lampedusa” é una barchetta di carta apre una breccia in un mare fatto di chiodi.

Le opere più figurative sono foto, elaborate graficamente con del colore o contornate a penna o matita. Attinte dalla memoria di Renè.. o recuperate da qualche mercatino delle pulci.

Una nota a parte va scritta per Cara Cognata, installazione che nasce dal reale ritrovamento di una foto e di una lettera. In un angolo della galleria sono posizionati i documenti “originali”: una signora ritratta con il figlio down negli anni sessanta e una lettera allegata. L’intimità e la delicatezza di questo mondo d’altri tempi, è registrato e interpretato da alcune tele che ripropongono parti di lettera nella grafia dell’autrice. Viene proiettato anche un video nel quale l’immagine della coppia è accompagnata dalla lettura del testo.

In questo caso non c’è lo spaesamento del cambio di senso ma viene messo in scena lo sprigionare di un’atmosfera al momento del ritrovamento dell’oggetto, come per un reperto archeologico del secolo appena passato.

Michela

77ArtGallery
Corso di Porta Ticinese 77
tutti i giorni fino al 3 febbraio dalle ore 16 alle 23
ingresso libero
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