Desplippa, in altre parole Jella

toto iellaDella iella, si è sempre parlato, probabilmente è nata con la cacciata dall’Eden, e da allora ha sempre imperversato nella storia dell’umanità. Etimologicamente è dall’arcaico iettare, ovvero gettare sotto forma di polvere il proprio risentimento verso una persona, è il gettare il maleficio. È doveroso però precisare che la iella non è appannaggio solo del nostro bel paese, ma si riscontra in ogni parte del globo. A questo punto la domanda non è più eludibile, che cosa è questa jella?

Preciso subito che la jella non è la sfortuna, oggi definita col termine "sfiga", ma è qualcosa di molto più appiccicaticcia, qualcosa che ti rimane addosso sino a che non trovi il rimedio per allontanarla. Penso che la jella sia strettamente collegata al malocchio, che è quella credenza che afferma che un semplice sguardo, se fatto in un particolar modo, possa, più o meno consapevolmente, rilasciare una certa quantità di energia negativa che porta guai a non finire. Ovviamente non esiste nessuna prova scientifica che uno sguardo provoca disgrazie, tuttalpiù si sconfina nel paranormale, e qui è un discorso completamente diverso.

Addirittura c’è chi è convinto che vi siano persone che rappresentano la jella personificata, e dalle quali bisogna stare lontano o quantomeno non contraddirle. Mi sovviene il film col grande Totò, su commedia di Pirandello, che interpreta uno iettatore che chiede ufficialmente un riconoscimento legale. Non solo però persone che portano iella, ma anche luoghi, cose e animali. Luoghi conosciuti che hanno questa cattiva fama sono molti ponti presenti nel nostro paese, così come alcuni castelli e palazzi. Ad esempio famosa è Ca’ Dario in quel di Venezia, detta anche “il palazzo maledetto”. Non sono esenti neppure alcune strade a godere di questa tetra fama. Per quanto riguarda gli oggetti, ve ne sono a iosa, si vanno dal semplice oggetto, come ad esempio un anello, a quadri, statue, abbigliamento, cibi, insomma, se ne trova per tutti i gusti, persino la luna, con le sue fasi, le comete, i pianeti, i giorni, mesi e anni, con i suoi giorni fausti e quelli infausti, e i numeri, per questi ultimi basti citare il tredici, il diciassette e il seicentosessantasei. Anche i poveri animali però ne fanno le spese, in particolare il povero gatto, ovviamente nero, e la civetta. Non posso dimenticare il colore viola, ritenuto jellato soprattutto dagli attori.

Tuttavia l’uomo si è dato da fare per trovare le giuste contromisure a questa disgrazia, e così ha enumerato degli antidoti che, se sapientemente impiegati, sconfiggono la maledetta jella. Siamo nel campo degli amuleti, degli scongiuri, delle preghiere opportunamente preparate per la bisogna.

Come in tutte le cose di questo mondo, esiste il loro contrario, cioè la fortuna. Già, ma che cosa è la fortuna? Questo è un discorso che per ora metto da parte perché esce dal seminato che spetta, con quest’articolo,

Concludo con alcuni termini del nostro milanese e con due citazioni.

In milanese per identificare la iella si può dire: dislippa, desfortùna, menagràmm, ghignòn.

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“ Se ogni cosa sulla terra fosse razionale, non accadrebbe nulla”.

 F.M.Dostoevskj

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“Io non so perché, porca boiaccia,

ho sempre per compagna questa jella,

qualcuno m’ha puntato la sua faccia

ed è caduta la mia buona stella”.

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Io mi fermo qui, lascio a ciascuno tirare le proprie conclusioni.

 Il Barbapedana

 

 

 

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