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Da New York a Corso Como, l'arte di Erwin Blumenfeld alla Galleria Carla Sozzani

erwin blumenfeld sozzaniUn qualsiasi art director e graphic designer dei giorni nostri farebbe fatica a riprodurre tanta visionarietà. Le copertine delle riviste più patinate riescono ad essere impeccabili, talvolta provocatorie, di rado innovative, ma mai migliori delle sue. Eppure sono trascorsi oltre settant'anni, un'eternità.

Stiamo parlando di Erwin Blumenfeld, una delle figure più influenti della fotografia di moda del ventesimo secolo, e della mostra relativa al suo periodo newyorkese lungo un ventennio, dal 1941 al 1960, inaugurata poco più di una settimana fa alla Galleria Carla Sozzani di Corso Como, 10.

Già al primo sguardo non possono sfuggire ardite sperimentazioni che recano il segno di origini dada che qui superano il mero valore provocatorio per raggiungere apici insuperati di validità estetica. Un po' Tzara un po' Man Ray, non senza una forte componente pittorica ravvisabile nella scelta dei soggetti oltre che nella tecnica (la copertina di Vogue US che reinterpreta la "Ragazza col turbante" di Vermeer e quella di Harper's Bazaar che rivisita il "Bar des Folies-Bergère" di Manet), Blumenfeld interviene pesantemente, ora sullo scatto, reiterato ossessivamente fino all'ottenimento dell'inquadratura immaginata a priori, ora sullo sviluppo, attraverso la solarizzazione in camera oscura, ora sulla stampa, attraverso il fotomontaggio e le diapositive a colori, realizzando ritratti dall'altissimo valore artistico, rimasti ad oggi insuperati anche dai pur bravi Testino, Avedon e Meijer.

La stilizzazione poetica delle figure intere così come la plasticità quasi neoclassica dei nudi e i volti surrealisti alla Bunuel compongono un collage meta-artistico impensabile per un fotografo che non sia anche un grande artista figurativo e concettuale.

A sorprendere è la ricchezza dei richiami e delle suggestioni, ma soprattutto la modernità quasi avveniristica (le copertine di oggi sembrano non essersi evolute da allora) di fotografie scattate e post-prodotte intorno agli anni Quaranta e Cinquanta.

Non molto dopo, il fotografo ex-pellicciaio mitteleuropeo, un po' tedesco, un po' olandese, un po' francese ed infine un po' statunitense, morirà a Roma, precisamente nel 1969, lasciando in eredità alla fotografia di moda, ora forse eccessivamente improntata alla provocazione gratuita, un nuovo canone estetico, punto di non ritorno.

La mostra di questo grande maestro, curata da Nadia Blumenfeld Charbit, François Cheval e Ute Eskildsen e originariamente concepita per il Musée Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône, in Francia, presenta oltre un centinaio di stampe perfettamente restaurate nei colori, riviste originali e alcuni ritagli di pubblicazioni storiche e rimarrà aperta, ad ingresso libero, fino al 30 marzo. Non a caso in una delle cornici più minimaliste e romantiche di Milano, a cavallo tra compostezza antica ed irrefrenabile progresso.

Erwin Blumenfeld. Blumenfeld Studio - New York 1941-1960

Fino al 30 marzo 2014

Galleria Carla Sozzani
Corso Como, 10
Tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30. Mer - Gio fino alle 21
Ingresso libero

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