La musica pericolosa di Nicola Piovani

libroTutti lo conoscono come l’autore delle stupende musiche del celebre e pluripremiato film La vita è bella e ancora prima per aver lavorato con il genio Federico Fellini. Tutti lo hanno amato per aver lavorato insieme a Fabrizio De Andrè all'album Storia di un impiegato. Lui è Nicola Piovani. E basterebbe questo a definire la sua vita da artista. Ma non basta, perché Nicola Piovani stupisce ancora l’affezionato pubblico italiano anche con le parole: è da pochissimo in libreria per la casa editrice Rizzoli il suo libro La musica è pericolosa. Un titolo che racchiude già tutto, un omaggio a una frase del regista Fellini che riteneva la musica talmente potente da “strangolarti di emozione” come ricorda lo stesso Piovani “ma non sai perché, e ti sconvolge, anche se non racconta niente, ma dopo averla ascoltata ti ha comunque cambiato”.

A proposito della capacità di raccontare, Piovani da sempre attento osservatore dell’evoluzione linguistica, raccoglie nel suo libro una straordinaria serie di aneddoti e storie su come sono nate le sue composizioni più famose. Ogni capitolo è una “passeggiata in una stanza musicale” come ricorda Stefani Bartezzaghi, giornalista e amico di Piovani, che venerdì 21 febbraio alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, ha presentato il libro insieme all’autore.

Alla fine di ciascuna stanza Piovani regala al lettore una piccola poesia in rima, che racchiude il senso dell’esperienza raccontata nelle pagine precedenti. Una storia su tutte, che merita di essere ricordata è sicuramente quella che diede alla luce la canzone Storia di un impiegato di De Andrè. Per un periodo Piovani visse vicino al convento delle suore di Ivrea, e dal campanile ogni mattina che dava sulla finestra della stanza nella quale dormiva Papa Pacelli, le suore ripetevano con le campane tutte le possibili combinazioni di tre sole note: mi, fa e sol. “Anni dopo mi sono ritrovato a scrivere quelle stesse combinazioni nel motivo di una Storia di unpiovani impiegato. Chi lo avrebbe detto alle suore che un giorno avrebbero ispirato una delle canzoni più sovversive in Italia?”a musica va di pari passo con le parole, e quindi anche con l’enigmistica di cui Piovani è un appassionato, come lui stesso sostiene “quando devo risolvere un raccordo di orchestrazione, per creare equilibrio, è lo stesso lavoro che eseguo quando penso ad una crittografia”.

Il controllo delle note, del sintagma secondo il maestro, permette di far diventare una nota un’altra nota e in termini letterari, di dare un altro significato alle parole, e quindi potremmo osare, di scavare a fondo in ciascuno di noi tanto da far riaffiorare con la melodia qualcosa di profondo che giace in noi. Allora si che la musica diventa pericolosa.

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