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La Grande Bellezza di Sorrentino: il film italiano che non piace agli italiani

la grande bellezza sorrentinoO almeno a molti di essi. Dopo aver vinto l’Oscar come miglior film straniero ed essere stato il protagonista assoluto di lunghi servizi in telegiornali, talk, e riviste, Canale 5 ha deciso di regalarci in esclusiva il tanto chiacchierato “La grande bellezza” del regista napoletano Paolo Sorrentino.

Un film elogiato dagli americani, un po’ meno dai francesi, ma comuque descritto come un capolavoro e il suo regista presentato come l’erede di Fellini e Scorsese (quest’ultimo, oltretutto, si è espresso in termini molto positivi).
Un film celebra l’Italia nel mondo, a sentire i cronisti che lo presentavano prima della messa in onda su Mediaset. 

E poi il film in TV. Tantissimi italiani davanti ai televisori che fremevano curiosi e orgogliosi per quel film che finalmente aveva portato l’Italia sotto i riflettori e, per una volta, in termini positivi.
Man mano che i minuti passano iniziano i commenti sui vari social-network e sorprendentemente (ma forse neanche troppo), la maggior parte non positivi. Il film finisce e tanti italiani si dichiarano delusi e non capiscono come abbia potuto vincere l’Orscar.
Un film sicuramente “diverso” dai classici italian movie prodotti solitamente da registi e produttori italiani. Ma infondo c'era da aspettarselo: un film che vince un Oscar è necessariamente costruito su dinamiche differenti da quelle abituali.

E forse il nocciolo della questione è proprio questo; per comprendere pienamente il film è necessario guardarlo con gli occhi di un americano: e così, un film che l’italiano medio vede lento, con una trama quasi banale, fatto di quell’insieme di luoghi comuni tipici del Bel Paese, diventa un tripudio di arte, di storia, di fascino e magia.
Di Roma ce né una al mondo, è il sogno di tutti gli stranieneri che nonostante le maledicenze sul nostro paese mettono al primo posto - più spesso di quanto noi italiani crediamo - le nostre bellezze e la nostra magia.
Ingredienti che hanno da sempre contraddistinto l’Italia nel mondo (non a caso proprio alla notte degli Oscar la maggiorparte dei VIP indossava abiti di stilisti Italiani) e che Sorrentino ha voluto porre come soggetti del proprio film.

E gli americani l’hanno capito benissimo.

Il protagonista non era Servillo, né tantomento Verdone o la Ferilli.
La protagonista era l’Italia, di cui Roma ne è l’emblema tra le sue rovine che disegnano prepotenti una storia passata, una storia dove – ancora una volta – eravamo i protagonisti.

Forse dovremmo imparare a guardare con occhi diversi e un po’ più distaccati la realtà in cui viviamo. Accorgerci anche delle cose belle, non solamente di quelle brutte che sicuramente ci sono. Accettare che ogni paese e ogni popolo ha i suoi pregi e i suoi difetti imparando a convivere con essi.
Ed essere orgogliosi di aver trionfato, ancora una volta, nel mondo.

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