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Milano 2014: storia e destino del l'heavy metal

metalmilano5Tempi duri in Italia: anche in fatto di musica, visto il mezzo flop riservato al Festival di San Remo. Zero sperimentazione, assenza di creatività. Eppure non è di ciò che si vuol discutere in questa sede. Quando si parla della morte della musica, con tutto il rispetto per quella italiana, si va a pensare in primis ai grandi fenomeni del passato, di portata internazionale. Reazione spontanea, si torna a sognare il mito del Rock n’Roll e l’eterno dilemma del suo declino. Ebbene sì, se davvero vogliamo intenderlo nella vera accezione del termine, il rock è morto e sepolto dalla fine degli anni ’80. 
 
E cosa dire dell’heavy metal, suo cugino brutto e cattivo?
(Il leader dei lituani Skyfoger, nella foto). Anch’esso, proprio come il da lui odiato cugino punk, nacque in Inghilterra: a Londra, a Manchester e in altri centri industriali inglesi, alla fine degli anni ’70, alla stregua di spinta sociale dal basso, sebbene con basi sonore e presupposti del tutto nuovi: la furia nichilista del punk si esaurì in un paio d’anni appena, e già si avvertiva l’esigenza di un suono che recuperasse le strutture più complesse del passato, con un approccio nuovo. Poi esplosero gli indimenticabili “Eighties” che diedero così tante e grandi soddisfazioni, non solo a chi non riuscì più a scordarli, bensì anche ai più giovani che attualmente lo vanno riscoprendo in forma di revival.
 
E il metal, che combinava a quei tempi? Semplicemente, entrò nel pantheon degli eterni dannati: le sue band potenziarono le sonorità l’hard rock, aumentando l’aggressività delle chitarre ritmiche con un suono potente, ottenuto attraverso l'amplificazione e la distorsione delle chitarre elettriche, dei bassi pulsanti e, spesso, anche della voce. 
 
Ne scaturì un’infinità di stili e sottogeneri, più melodici oppure più estremi, di una musica “alternativa” ma pur sempre molto seguita, che molti impararono velocemente ad amare o a odiare. 
 
L’heavy metal, musica pressoché priva di compromessi, si pose subito come nero antagonista di un’epoca fatta di consumismo edonistico e colori shocking: allora nascquero colossi come Iron Maiden, Black Sabbath e Judas Priest…nomi famosi perfino ai non addetti ai lavori (quante volte Vasco plagiò questi ultimi non ci davvero è più dato saperlo) trattarono in modo semiserio tematiche legate al fantasy e all'esoterismo, tendendo a rifuggire i temi più duri della realtà con l'approccio più "ottantiano" possibile. 
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Tutto ciò accadde prima che il genere sbarcasse negli USA, incupendosi: fu così che toccò a Metallica (qui una foto dei primi anni '80), Megadeth, Slayer, Anthrax e a molti altri (era la scena californiana), unire le tematiche sopra accennate con altre ben più serie e di denuncia sociale: dal fallimento della Guerra Fredda al pericolo atomico determinato dalle continue tensioni con l’URSS, fino alla grande incomunicabilità della società post-industriale: una vera e propria storia socio - politico - musicale su cui si potrebbe scrivere interi manuali.
 
Negli anni ’90 il metal si ritrasferì in Europa: la Scandinavia fu eletta madrepatria per eccellenza.
 
Tra le fredde lande di quelle nazioni il black metal portò a maturazione una lunga incubazione durata quasi un decennio, in cui alcune band sfogarono componenti inquiete e misantropiche con testi politicamente non corretti (boicottaggio del Cristianesimo in primis: un retaggio antico quanto i Beatles e i Rolling Stones). Alcuni suoi protagonisti perfino tra le pagine della cronaca nera svedese e norvegese, entrando nel nuovo mito delle rock star dannate.
 
Intanto in Italia, terra di nostalgie e conservatorismo (senza considerare i pur validi, piccoli gruppi underground, ininfluenti ai fini della tendenza) il genere, il metal continuava a non attecchire.
 
metalmilano3Nonostante ciò, come nelle storie che paiono impossibili, dopo il fasto degli Eighties furono proprio gli anni ’90 a incoronare il metal, perlomeno nelle sue aperture più melodiche, aprendolo al mondo commerciale: a Milano erano i tempi dell’Alcatraz e al Rolling Stone, del "tutto esaurito" ai grandi Gods of Metal di Milano, Monza e Bologna. Senza contare il lato ultramelodico e trasbordante del genere, il power (Stratovarius e simili), che allora attirava molti consensi.
 
Milano, metropoli per elezione più mitteleuropea d'Italia, si apriva a questa "old but new experience" riempiendosi di manifesti spalmati ovunque di nuovi gruppi in arrivo in città; furono gli anni di esacerbato scontro, in ambito “black metal melodico”, tra i norvegesi Dimmu Borgir (nella foto a lato) prima di vendersi al dio denaro) e gli inglesi Cradle of Filth (anch’essi destinati ad essere cancellati dal successo) che, accasatisi addirittura presso la Sony, seppero aggiudicarsi un posto di rilievo all’Heinkenen Jammin’Festival del 2003 di Bologna, insieme ai colossi Metallica e ai nostrani Lacuna Coil: ricevere tanta attenzione in Italia aveva un che di miracoloso. Anche il 2007 fu un anno favorevole, ma meno inatteso, con la reunion dei vecchi Iron Maiden e gli inossidabili Slayer, i melodicissimi Domine e gli sponsorizzati Mastodon. Milano, come una piccola Londra, "nel suo piccolo" allora prosperava di nuove proposte e influenze, tra locali storici e quelli nuovi che vi si assommavano.
 
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E che dire del nuovo millennio? La nuova sensation dell’Europa intera è il filone folk metal (anche qui tra bands molto accessibili e altre più “dure e pure”): da qualche anno il sound metallico si è tinto di folklore, con la riscoperta i suoni epici e struggenti di antiche tradizioni celtiche e medievali: l’arpa, la cornamusa, la ghironda e flauti vari.                             
(Nella foto: la leader dei russi Arkona)
 
E’ così che, se gruppi legati ai suoni folk delle proprie terre, tra metal e rievocazione medievale scalano senza sosta le charts internazionali, in Italia quasi nessuno ne ha mai sentito parlare neanche di sfuggita. Soltanto gli orobici Folkstone, baluardi italiani di questo genere, si sono guadagnati una certa fama offrendo ottimi concerti gratis tra le valli e seminando ampi consensi nelle tourné bavaresi. 
 
Ground zero: La situazione pare tornata alla più spenta indifferenza. Molti locali storici (Midnight, Transylvania live) hanno chiuso i battenti; altri (Alkatrazz) hanno ceduto il posto a generi differenti, lasciando spazio alla strascicata la perpetua stanchezza dello Zoe, del Rock n’Roll e del Wizard, sempre uguali a se stessi e raramente protagonisti di spunti musicali degni di nota. Alcuni concerti buoni ma occasionali è possibile ancora goderseli al Barrio’s Cafè e al Theatre Club di Milano, finché l’importanza dei nomi in ballo non porta a una piccola espatriata al Rock'n'Roll Arena di Romagnano Sesia (Novara) o al Circolo Colony di Brescia.
 
Gli storici luoghi d'incontro di Porta Ticinese (Colonne di San Lorenzo, Fiera di Sinigaglia) si sono trasformati in un deserto dei tartari.
Un tempo le "Colonne" erano il forum di queste tendenze: un luogo collettivo dove incontrarsi e organizzare rimpatriate e gemellaggi per conoscersi, scambiarsi musica, dibattere su cd vecchi e nuovi e sull'eterno dissidio tra generi e sottogeneri (heavy, thrash, death svedese, brutal death americano, black, pagan, viking, gotic, power, prog, incluse le contaminazioni tra i generi stessi e la musica classica, e chi più ne ha più ne metta...) bevendo birra e scherzando in compagnia, prima di accordarsi sui dettagli del sabato sera.
 
Volente o nolente, da quando il cuore pulsante delle Colonne, Soundcave, negozio specializzato in cd metal, si è trasferito da anni in un angolo sperduto presso porta Genova, il black out è divenuto totale. anche gli shop adibiti alla compravendita di cd usati, quasi tutti soppiantati dalla possibilità di scaricare da internet, sopravvivono a stento in zona Darsena.
 
I grandi festival di musica estrema non esistono più: addio No Mercy, addio X-Mas Festival, riposate in pace. L’Italia, si sa, insieme alla Spagna detiene da sempre uno storico record negativo, in quanto a entusiasmo, nei confronti di questo genere così poliedrico, così diverso dagli stessi clichè da esso stesso apparentemente imposti. Le tournèe nella Penisola si consumano, a parte rari casi, nel giro di singole date: vere e proprie toccate e fuga, prima che questi gruppi provenienti dal nord e dall’est europeo, incensati in patria, riprendano la propria strada attraverso la Svizzera per raggiungere palchi ben più noti del circuito internazionale, europeo e  statunitense. 
Tutto ciò accade ogni anno, nella fremente attesa che arrivino i tanti agognati festival mitteleuropei e, per chi non può allontanarsi troppo, del nostrano FoschFest: manifestazione estiva di pagan e folk metal, evento immancabile della durata di due giorni (Bagnatica, Bg).
 
Se qualcuno avesse da proporre locali sfuggiti in questa sede, il suo contributo è ovviamente gradito.
Arrivederci e alla prossima, a chi sa rievocare il proprio passato con la melodia dell'anima, o semplicemente ama ascoltare un genere scomodo e senza compromessi, ben memore dell'intramontabile motto "metal will never die!"
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