Sospeso il processo ai Marò

I due marò ancora sul baratro indiano, he tuttavia si allontana un po' da oggi. E' giunta infatti la notizia che il processo ai due italiani è stato sospeso dopo l'accoglimento del ricorso presentato dall'Italia già tempo fa. Così il processo sarà interrotto per un mese, in attesa di riprendere dopo le dovute analisi delle azioni proposte dalla difesa.

Il fatto ormai lo conosciamo tutti: Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono stati arrestati il 19 Febbraio 2012 nello stato di Kerala, in India. Sono accusati di aver ucciso due pescatori del luogo a bordo di un peschereccio.
Analizziamo come al solito la situazione, con l'intento di cercare di capirci qualcosa.

Il nostro diritto penale parla chiaro sull'argomento "reato commesso da cittadini italiani all'estero": se il reato è punito da entrambi i codici (ossia quello straniero e quello italiano) la giurisdizione resta italiana. Inoltre i due fucilieri si trovavano a bordo di della nave italiana Enrica Lexie, una petroliera: anche qui il codice parla chiaro, sancendo che ogni reato che sia cominciato su una nave civile o militare italiana, va giudicato in Italia. Quindi, fino ad ora, non si capisce per quale motivo l'India non abbia ancora concesso l'estradizione ai due soldati, prendendosi una giurisdizione per il giudizio che, in base agli elementi detti sopra, non gli spetterebbe. Purtroppo tuttavia c'è un particolare di cui i giornali non parlano, e che rappresenta la solita leggerezza con cui noi Italiani trattiamo la legge.

E' stato infatti sancito un accordo nel 2011 tra ministero della difesa e Confitarma (la confederazione italiana armatori) che permette agli armatori di imbarcare, per scopo anti pirateria, Npm (nuclei militari di protezione) formati appunto da marinai fucilieri. Ecco spiegato dunque il motivo per cui i due marò si trovavano su un cargo privato,  e non su una nave militare. Quindi, attraverso questo accordo e altre operazioni in giro per il mondo, l'Italia si impegna a partecipare ad operazioni internazionali contro la pirateria, fatto che permette alle Npm coinvolte di godere di una particolare immunità per le loro azioni. C'è tuttavia un particolare che non abbiamo considerato: le operazioni internazionali anti pirateria si svolgono su navi da guerra, mentre i due fucilieri si trovavano su una nave privata, che rappresenta uno spazio grigio all'interno della nostra legislazione su cui il governo indiano si è basato per negare l'immunità ai soldati e tenerli lì per il processo (i soldati essendo su una nave privata, erano pagati, e rispondevano delle loro azioni in quanto soggetti privati, e non in quanto organi dello stato, come avviene nelle operazioni internazionali).
In più si deve considerare che l'Enrica Lexie doveva annunciare al governo indiano della presenza degli Npm prima di entrare in territorio indiano, cosa che invece non è stata fatta.

Ora spezziamo anche una lancia a favore dei marò: non è nuovo il fatto che, questo processo, sia usato ormai da molti mesi con fini propagandistici in India (sono vicine le elezioni) per dimostrare come l'India non sottostia alle norme internazionali che scagionerebbero (non è poi così vero, ma la spinta e il pensiero indiano è quello) due assassini che hanno ucciso due loro connazionali a sangue freddo. Possiamo quindi dire che, alla fine dei conti, l'India sta cercando di prevaricare anche il diritto internazionale (che a differenza di quello italiano tutela un caso come quello dei marò), provando a dimostrare la propria forza attraverso una protesta che non è proprio priva di fondamento come la descrivono i giornali. Insomma, la vicenda è controversa e spigolosa, e speriamo di avere un finale lieto per una vicenda che, probabilmente, doveva già essere chiusa da un pezzo se la legislazione non fosse così lacunosa.

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