L'omelia del Papa ai Parlamentari

onorificenze pontificieAbbiamo avuto modo di apprendere, tramite i vari mass-media, della Messa che il Papa ha tenuto per i parlamentari in San Pietro, il 27 marzo.  Con questo breve voglio riportare alcuni forti richiami che il Santo Padre ha tenuto durante l’omelia.

Ho letto con interesse l’intera omelia, anche perché i contenuti richiamano non solo i politici, ma tutte le persone, poiché, piaccia o no, ogni giorno subiamo e facciamo politica. Richiamando il tempo terreno di Gesù, a ben guardare non sono molto diversi da quelli di oggi per quanto attiene al comportamento umano.

Gesù, col suo comportamento onesto e veritiero, dava fastidio a quei politici che pensavano solo alla loro carriera, ignorando i veri bisogni del loro popolo. Quante volte Gesù ha rimproverato loro di essere dei farisei, di parlare bene ma di comportarsi male, di richiedere al popolo il rispetto delle leggi, mentre loro se ne guardavano bene dal farlo. È molto diverso da oggi per certi politici nostrani e no?  Afferma il Papa: “il cuore di questa gente, di questo gruppetto, con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio”.

Queste parole non possono non far riflettere tutti, ma a maggior ragione chi riveste una carica, pubblica o privata, che può legiferare e decidere le sorti delle genti. La corruzione è una piaga infetta, e per chi si è infettato, è assai dura guarire perché il dolore della piaga è attenuato dal guadagno. Sanare questa piaga è anche compito di chi va al voto, scegliendo con senso di responsabilità e liberi da ogni vincolo d’interesse personale o sudditanza. Il papa, prosegue così: “Persone che hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere”. Poi così continua: “Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella teologia della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, sepolcri imbiancati".

Interessante la sottolineatura della libertà, perché implica la nostra responsabilità in ogni scelta. La conclusione è l’invito a meditare su quest’ amore di libertà per il Signore, non lasciandoci affascinare da strade che, all’apparenza ci appaiono attraenti e non pericolose, ma che invece ci portano alla sicura infelicità. Leggendo vari commenti ho letto che alcuni politici presenti alla Messa, non hanno troppo gradito, ne condiviso, l’omelia di Papa Francesco, si domandino per quale reale motivo! È più che mai necessario cambiare il cuore, ritornare ad amare l’onestà, l’essere leali, applicare la vera giustizia, capire che “essere a servizio” non è un disonore, ma una virtù. È proprio così difficile cambiare il cuore?

Il Barbapedana

 

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