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L'anti-archistar Shigeru Ban premio Pritzker 2014

shigeru-ban-pritzker-prize-2014-winner-lead-537x374Per i non addetti ai lavori il Pritzker Prize potrebbe sembrare un nome di un premio come un altro. Stiamo invece parlando del massimo riconoscimento per un architetto a livello mondiale, l’Oscar delle costruzioni, un premio istituito nel 1979 da un ricco proprietario di una grande catena di albergi, il signor Pritzker, inventato in risposta alla mancanza di una categoria per architetti nel più prestigioso premio Nobel con lo scopo di “onorare annualmente un architetto vivente le cui opere realizzate dimostrino una combinazione di talento, visione e impegno, e che ha prodotto contributi consistenti e significativi all'umanità e all'ambiente costruito attraverso l'arte dell'architettura”.

Nei suoi trentacinque anni di storia sono stati premiati architetti di tutto il mondo di cui due italiani, Aldo Rossi nel 1990 e Renzo Piano nel 1998.

Quest’anno (2014), dopo la vittoria nel 2013 di Toyo Ito, un altro giapponese si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento: Shigeru Ban.

Shigeru Ban, laureatosi alla Southern California University nel 1984, fonde insieme l’esperienza architettonica giapponese e americana. Famoso per le sue ricerche nella realizzazione di tensostrutture con materiali economici, come il cartone o il bamboo, Ban è anche conosciuto come “l’architetto del disastro” o “l’architetto che fa rinascere le città”.

Tra le sue opere più importanti, infatti, si possono ricordare l’ideazione degli alloggi per sfollati del terremoto di Kobe, abitazioni di 16 metri quadrati con pareti fatte da tubi di cartone e fondazioni costituite da cassette di bottiglie di birra riempite con sabbia, oppure la nuovissima cattedrale provvisioria di Christchurch in Nuova Zelanda, la Cardboard Cathedral, edificata tra il 2012 e il 2013 a seguito del terribile terremoto che ha distrutto la città. 

cardboard cathedral desaster recovery shigeru ban space anderson

Negli ultimi anni si è dedicato maggiormente alla ricostruzione delle aree del Tohoku distrutte dallo tsunami nel 2011.

Caratteristica comune delle sue opere è l’utilizzo parsimonioso delle risorse, spesso di seconda mano, facilmente reperibili su un luogo appena colpito da una tragedia, che ne hanno fatto una vera e propria “anti-archistar”.

Tra le sue maggiori creazioni, al di fuori degli interventi nelle aree disastrate, si possono ricordare il Padiglione Giapponese all’EXPO del 2000 ad Hannover, il Centre Pompidou-Metz in Francia e altre strutture temporanee o mobili come il Paper Dome a Taiwan e il Nomadic Museum, costruito per contenere la mostra video-fotografica di Gregory Colbert “Ashes and Snow” nel 2005.

Alla notizia dell’assegnazione del premio, il 56enne architetto nipponico ha così commentato:

“Ricevere questo premio è un grande onore e devo stare attento. Devo continuare ad ascoltare le persone per le quali lavoro, sia nelle commissioni private residenziali che ricevo, che nel mio lavoro per aiutare le vittime dei disastri”.  

Un’assegnazione che ha lasciato un po’ di sorpresa nel mondo dell’architettura, ma che premia un genio totalmente antitetico alle utopie architettoniche dei grandissimi grattacieli e delle più disparate forme che sembrano sempre così lontane dalla vera e pressante realtà.

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