• Home
  • CINEMA
  • Hotel Rwanda: il genocidio ruandese tra strazio e coraggio

Hotel Rwanda: il genocidio ruandese tra strazio e coraggio

hotelrwanda"Quando la gente, cari ascoltatori, mi chiede perché odio i Tutsi, io rispondo: leggete la nostra storia! I Tutsi erano collaborazionisti dei colonialisti belgi, hanno rubato le nostre terre Hutu e ci hanno preso a frustate. Ora, questi ribelli Tutsi sono tornati. Sono scarafaggi, sono assassini. Il Ruanda è terra degli Hutu. Noi siamo la maggioranza, loro sono una minoranza di traditori e invasori. Disinfesteremo il Ruanda, stermineremo i ribelli del fronte patriottico. 
Questa è radio RTLM, la voce del potere Hutu. State all'erta. Attenti al vostro vicino".

Si apre così Hotel Rwanda, uno dei film più bello dell'ultimo decennio, uscito nel 2004, esattamente 10 anni dopo la strage ruandese.

Poche frasi, che fedelmente si avvicinano alla realtà di quegli anni, quando gli estremisti dell'etnia degli Hutu, convinti di dover rivendicare dei propri diritti, decisero di dare la caccia, vera propria, ai Tutsi. Sconvandoli e sterminandoli, e aizzando sempre più odio tra la gente tramite l'emittente radiofonica RTLM, con lo speaker Kantano.

Hotel Rwanda ci parla di una storia vera, di un dramma vero, di un orrore reale e senza usare mezzi termini.

Protagonista delle vicende è Paul Rusesabagina (interpretato da Don Cheandle), Hutu di nascita e direttore dell'hotel des Mille Collines di Kigali, capitale del Ruanda. Durante i 100 giorni di massacro, Rusesabagina ebbe il potere, ma soprattutto la forza e il coraggio, di dare rifugio a più di 1.200 Tutsi e Hutu moderati all'interno del suo albergo.

Tra i Tutsi sotto la protezione di Rusesabagina, c'era anche la moglie Tatiana, e i figli con sangue misto.

Il film vuole solo narrare, trasmettere e comunicare. 

Non giudica, mostra solo la reale indifferenza e le poche forze impiegate dalla comunità internazionale per porre fine allo sterminio di massa di quei giorni.

Non erocizza, presenta solo un uomo impaurito che in ogni minuto fa i conti con la propria coscienza, e decide di seguirla anziché ignorarla.
Un uomo che nessuno conosce, prima di Hotel Rwanda, anche se lui c'è, esiste davvero, e vive in Belgio con la sua famiglia che è riuscito a salvare, lontano dalla sua patria, da cui viene costantemente criticato.

Terry George, alla regia di Hotel Rwanda, riesce a dare una visione, parziale ma efficace, di quei giorni di fuoco, sangue e dolore, tentando in tutti i modi di ricostruire la realtà del massacro più terribile e soprattutto più taciuto di sempre.

Hotel Rwanda è un modo per conoscere quello che i giornali non ci hanno detto, che i tg hanno omesso, che le nazioni hanno ignorato, e che oggi tutti si portano sulla coscienza.

La morte di quasi un milione di persone, raccolta in 120 minuti di tensione, sofferenza e coraggio, che si sono guadagnati diverse nomination agli Oscar e al Golden Globe.

E non c'è giorno migliore di oggi, in occasione della Giornata Nazionale del Genocidio Ruandese, per mettersi in poltrona a commemorare le perdite del Paese delle Mille Colline.

Clara Cappelletti

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.