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Tributo a Luca Beltrami, l'ultimo eclettico. Al castello Sforzesco fino al 29 giugno

mostrabeltrami1La mostra del castello Sforzesco rende omaggio alla poliedricità di Luca Beltrami (1854 -1933), grande progettista e architetto che a cavallo tra Otto e Novecento aggiornò il volto della Milano fin de siècle.

Storico dell'Arte, incisore, museologo e collezionista attento al linguaggio della fotografia, oltre che uomo politico, giornalista e saggista, Beltrami rivestì un ruolo di assoluta importanza nel campo progettuale e della tutela dei beni storico – artistici.
I sotterranei della Sala Viscontea del Castello ripercorrono la sua fulgida carriera, con testimonianze materiali di diverso tipo.

La lunga rassegna di carteggi, incisioni e acqueforti, (tra cui la bellissima vetrata dei Pavoni, in stile Belle Époque, uscita dalle sue officine) ostenta ancor oggi la creatività e il fervore che sempre distinse il grande maestro.

La facciata di palazzo Marino riprodotta in stile su piazza Scala (1888-1892), la Sinagoga Centrale della Guastalla (1892), il palazzo delle Assicurazioni Generali, con la sua cupola Brunelleschiana e il progetto a raggiera di edifici eclettici (1902) conclusi dal Broggi e da altri colleghi sono solo alcune tra le sue realizzazioni principali.

E che dire del Palazzo del Corriere della Sera (1904), un'immagine austera ed elegante, adatta a riflettere l'autorevolezza del prestigioso giornale? Un pezzo di storia ambrosiana.

mostrabeltrami2Presto Beltrami divenne l'artefice di banche, palazzi e case private: fautore di uno stile eterogeneo e versatile, definito in seguito "eclettico" ma preferibilmente neorinascimentale, in memoria dei tempi gloriosi di Ludovico il Moro.

Beltrami concluse la sua carriera a Roma, dove progettò il Palazzo della Pinacoteca Vaticana (1932); sarebbe stato seppellito con tutti gli onori nel Famedio del Cimitero Monumentare della sua città (1933).

Il progetto espositivo del Castello Sforzesco mira a delineare e valorizzare la personalità e il ruolo di protagonista del Beltrami nel campo del dibattito architettonico e progettuale italiano di fine secolo, sulla scia degli insegnamenti appresi dal maestro Camillo Boito.

La fama del grande milanese tuttavia resta indissolubilmente legata alla faraonica opera di salvaguardia e restauro del Castello stesso: il fortilizio, ormai diroccato, ridotto a caserma e in procinto di essere raso al suolo, fu salvato e restituito alla città grazie a una strenua battaglia politica e culturale, condotta dall'architetto stesso.

I restauri si protrassero tra il 1893 e 1907: una ricca serie di foto, disegni e volumi d'epoca immortala l'evento epocale.

Beltrami, qualche anno prima, si era perfino spinto a schizzare un paio di progetti indetti per la nuova facciata del Duomo (1887-8), il cui prospetto che non aveva ancora convinto i contemporanei.

Proprio i disegni delineano la poetica del genio futuro: cercando di accordare la facciata inferiore, in stile cinque-seicentesco, con uno stile chiaramente gotico, l'artefice cercò la convivenza tra i due stilemi, senza per questo doverli per forza snaturare.

mostrabeltrami3Alla faccia di tutte le critiche incassate dai tutti gli ideologi architetti del Novecento, infatti, è importante ricordare che Luca Beltrami, a differenza del famoso e sognante collega francese Viollet le Duc, e del portoghese (naturalizzato italiano) Alfredo d'Andrade (che operò in Piemonte e Val d'Aosta), fu tra i pochi architetti della sua epoca a preoccuparsi del contesto del monumento, del suo "tessuto connettivo", basandosi su una documentazione storica della vita dell'edificio, piuttosto che farsi guidare dall'arbitrio della restaurazione romantica.

Definire il castello "quasi interamente rifatto in stile storicista tra il 1891 e il 1905" è in effetti, sbagliato.

La cinta muraria, sebbene malconcia, ai tempi era pressoché integra: acquerelli e tele settecentesche, a tal proposito parlano chiaro. Beltrami riaprì e reintegrò le finestre a bifora sulla scia delle tamponature; restaurò le torri mozzate dagli spagnoli, provvedendole di tipico passaggio coperto alla lombarda (come al castello di Pavia) e dotandole di merli e beccatelli; risanò la Ponticella, i rivellini e le corti interne, ben presto passate alla storia come "Cortile Ducale" e "della Rocchetta". Unica vera invenzione: l'innalzamento della perduta Torre del Filarete che, esplosa nel 1525 per via di uno scoppio di polveri, nel 1904 risorse dalle sue ceneri nel nome del premorto e mai amato re sabaudo Umberto I.

Proprio il "falso storico" costituì la mossa vincente del Beltrami: nonostante la fantasiosa reinterpretazione (peraltro parziale in quanto Beltrami, per delinearne la silhouette, si ispirò a rare incisioni claustrali e scorci affrescati su pale d'altare di maestri minori) la torre del Filarete ancora oggi, nei giorni più azzurri, svetta tra i simboli più apprezzati della nostra città. E ogni volta che la scorgerete, ammiratela al meglio con questo pensiero: anche la facciata policroma e altrimenti incompleta del Duomo di Firenze è totalmente rifatta. Lo sapevate? E il campanile di piazza san Marco a Venezia, crollato e ricostruito tale e quale? Vale lo stesso discorso per Notre Dame de Paris, Westminster Abbey e la Torre di Londra, rifacimenti "pre-hollywodiani" un po' pesantucci, eppure stilati senza patemi tra i beni UNESCO: testimonianze di grande valore storico, incluse nel patrimonio dell'umanità.

Luca Beltrami (1854-1933) storia, arte e architettura a Milano

Fino al 29 giugno 2014

Castello Sforzesco
Piazza Castello - Milano
Orari: da martedì a domenica dalle 9 alle 17.30 (lunedì chiuso).
Ingresso libero

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