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Festa della mamma, non per principio ma per cuore

mani cuoreSarò “vintage”, ma quando penso alla mamma in senso lato mi viene in mente solo quella tradizionale. Quella che gioca a palla coi suoi bimbi al parco, che legge loro la fiaba prima della nanna, che li aiuta nei compiti, li accompagna in piscina, inforna di notte le torte per sorprenderli a colazione, trascorre una serata con loro a pizza e cinema, li lascia andare seguendoli con il binocolo per non intralciare la loro libertà. E che piange di nascosto per essere stata troppo dura nello sgridarli, amareggiata per non aver ascoltato il suo cuore, pentita per aver seguito alla lettera le direttive dei professoroni che mettono in guardia dal troppo affetto causa di sbando e violenza dei futuri giovani, a detta loro.

Chi è per me la mamma? Sicuramente non quella ideale, da manuale: sarebbe finta, troppo perfetta, costruita nei suoi gesti e sentimenti, e quindi insignificante. No, la mamma che festeggio io quest’anno, di nuovo e per fortuna, è la mia mamma, una persona normale, calata nella quotidianità della vita reale fatta di imprevisti, di sorprese belle e brutte, di risate e malintesi; una mamma con cui ricordare i momenti difficili ma anche quelli belli, da ringraziare per i sacrifici fatti e le rinunce, la pazienza – infinita e le parole taciute. Perché è doloroso fidarsi senza intervenire, fare un passo indietro pur consapevoli della insicurezza altrui, assistere silenziosamente alle scelte di vita non sempre condivise, con la speranza nel cuore e la preghiera che sia la saggezza a dirigere le scelte, che affiori dalla memoria l’insegnamento trasmesso. Festeggio una mamma con cui ho condiviso un passato, che mi ha reso protagonista della mia storia, mi ha messo al centro della sua vita, mi ha fatto sentire unica, irripetibile, preziosa.

Ecco cosa penso di una mamma. Non conta la maternità biologica, è un’altra faccenda. Non festeggio la maternità congelata, ultima frontiera per fermare l’orologio biologico e “annunciare con orgoglio agli uomini che posso avere figli quando voglio, senza dover forzare le relazioni“, come scrive la giornalista Sarah Elizabeth Richards nel suo libro Maternità, riprogrammata: le nuove frontiere del congelamento degli ovociti e le donne che lo hanno provato. E non appoggio neanche la lotta al limite biologico della maternità, portata all’estremo con il “risarcimento del bene” se il mancato concepimento è voluto dal partner che chiede il divorzio.

L’essere mamma non può essere una forzatura, non può andare contro natura, per definizione. Una donna è madre quando si prende cura di qualcuno, chiunque esso sia, quando accarezza e consola, quando soffre in silenzio e si commuove per gesti di tenerezza. Una donna è madre quando sa perdonare, il gesto più radicale dell’amore che conduce al di là dell’Io; e la gioia del perdono, il riconoscimento dell’Altro come vita differente.

Oggi desidero festeggiare la mamma nella sua naturalezza e semplicità; nel suo istinto di protezione, responsabilità e cura; nei suoi tratti predominanti di amore incondizionato, delicata dolcezza e dedizione gratuita. Oggi, soprattutto oggi, le dirò grazie, per il dono della vita, anche se so che è la vita stessa che vivo giorno dopo giorno a ringraziarla con i fatti per il suo gesto.

Chi è la mamma? Quella persona che pensa, vive, ama per gli altri; quella persona umile e piccola davvero grande perché con saggezza sa tirare fuori il meglio da chiunque le sia accanto.

Grazie mamma.

Chiara Collazuol

 

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