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Bernardino Luini e i suoi figli. A Palazzo Reale fino al 13 luglio 2014

  • Marco Corrias

mostraluini1Palazzo Reale apre i battenti a “Bernardino Luini e i suoi figli”: prima ambiziosa mostra dedicata all’attività del più grande leonardesco del Rinascimento, che ambisce a presentarsi come la più grande retrospettiva mai dedicata prima a uno dei protagonisti della pittura del Cinquecento lombardo.

L’allestimento del piano nobile ripercorre la vita e l’iter creativo dell’artista varesino (1480 -1532) che, nato a Dumenza presso Luino, mosse i primi passi nella periferia del Ducato Sforzesco. Ignaro delle capacità che lo avrebbero reso famoso, in gioventù Bernardino viaggiò molto, senza mai disdegnare l’attività di famiglia: secondo il mito romantico avrebbe affinato il suo pennello tra un mercato ortofrutticolo e l’altro; e poiché ogni buon mito che si rispetti cela sempre del vero, bisogna effettivamente notare che Bernardino visse in un contesto, quello di inizi ‘500, in cui l’attività artistica era ancora un mestiere, non un arte, con regole ben precise e affini a quelle della mercatura e dell’artigianato: e che gran artigiano fu il nostro Luini!

Bernardino si distinse soprattutto come frescante; proprio in virtù della sua mobilità non si limitò a operare soltanto a Milano, dove si era stabilito intorno al 1500, ma anche in molte altre località d’area lombarda dove lasciò cicli sontuosi: basti pensare al santuario dei Miracoli di Saronno, a Santa Maria degli Angeli a Lugano e alle madonne di Chiaravalle e della Certosa di Pavia.

I colori e la dolcezza dei volti femminili di queste imprese, sommate a quella ambrosiana di San Maurizio Maggiore in Corso Magenta, incarnarono per secoli l’identità figurativa di un’intera area geografica e culturale. Attraverso gli schermi posti nelle sale più buie è possibile ammirare i suddetti capolavori grazie al percorso virtuale realizzato dal CTU (Centro per le tecnologie e la didattica universitaria multimediale e a distanza) dell’Università degli Studi di Milano.

mostraluini3Tornando alle opere concrete, tra affreschi staccati e tavole a olio il percorso espositivo di Palazzo Reale offre un’ampia raccolta d’opere del maestro, dei suoi antesignani (favolose opere di Foppa e Bergognone) e dei successori (i figli e la bottega dei Campi) per un totale di duecento pezzi, provenienti dalle raccolte milanesi: Brera, Ambrosiana, Poldi Pezzoli e Castello Sforzesco, completate da prestiti europei e statunitensi.

Obiettivo riuscito? Solo in parte. Le opere del soggiorno veneto, corredate da tavole di autori ignoti, sono trascurabili; bisogna attendere il rientro a Milano, (1512), per riconoscere il tipico stile del maestro, imbevuto d’eleganza leonardesca.

Ed ecco sfilare, in mezzo a fin troppe opere di qualità media e bassa, veri e propri capolavori del Rinascimento come la bellissima Madonna del Roseto (Brera), il dolcissimo Gesù Bambino con agnellino (Ambrosiana), gli affreschi staccati della villa della Pelucca (Brera), d’impressione già metafisica, e la Salomè con la testa del Battista (Uffizi): proprio l’opera che causò il noto malore di Henri Beyle "milanese", dando vita al dibattuto mito romantico della “Sindrome di Stendhal”.

La tecnica del grande lombardo viene continuamente e coerentemente messa a confronto con opere valide di celebri contemporanei come Lotto, Solario, Cesare da Sesto e Bramantino, tutte peraltro di provenienza milanese.

mostraluini2La fortuna critica del Luini, fautore di un classicismo moderato a metà strada tra Leonardo e Raffaello ma di ben più facile e scorrevole lettura, toccò l’apice proprio nel corso dell’Ottocento allorché Stendhal, Balzac e Ruskin ne lodarono le qualità in termini entusiastici; la sua fama andò poi affievolendosi nel corso del “Secolo breve”, notoriamente avverso alla bellezza, al punto che si dovette attendere la mostra organizzata nel 1975 nella natia Luino, nel frattempo divenuta ridente cittadina vacanziera apprezzatissima da olandesi e tedeschi, per riportare l’artista alla ribalta.

Tornando al titolo della mostra “Bernardino e i suoi figli”, ci accingiamo a sottoporlo a una breve analisi: Palazzo Reale non perde il vizio di offrire opere del maestro adatte a un pubblico profano, ignaro di ammirare capolavori già presenti in città in pianta stabile. E che dire del taglio mediatico, che vorrebbe l’attività di bottega dei figli come una “saga famigliare”?

Mera mistificazione. Il figlio Aurelio, pittore di fine ‘500 di caratura media, prende una strada affine agli stilemi ormai controriformati dei fratelli Campi, cui è giustamente affiancato, ma lontana anni luce dalla poetica paterna: l’idea di un “continuum”, di una tradizione di bottega da preservare, in questo contesto non convince a fondo. Sarebbe stato molto più interessante soffermarsi di più sul rapporto tra Luini e Giovan Paolo Lomazzo, suo genero e ultimo leonardesco.

Per tutti questi motivi la mostra “Bernardino Luini e i suoi figli” è caldamente consigliata ai profani, meno agli esperti: questi ultimi faranno meglio a tornare a godersi i grandi santuari affrescati una volta di più.

Il progetto è promosso dal Comune di Milano-Cultura, organizzato da Palazzo Reale insieme alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Milano e al Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e alla Pinacoteca Ambrosiana e prodotto insieme a 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group con il sostegno di Cosmit e Ford.

Bernardino Luini e i suoi figli

Palazzo Reale - Milano
Orari
Lunedì 14.30-19.30, da Martedì a Domenica 9.30-19.30. Giovedì e Sabato 9.30-22.30
Biglietti + audioguida inclusa
Intero € 11,00
Ridotto € 9,50
Gruppi € 9,50
Scuole € 5,50
Biglietto famiglia: 1 o 2 adulti + bambini dai 6 ai 14 anni | Adulto € 9,50 – Bambini € 5,50

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