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26 giugno: Giornata Internazionale per le Vittime di Tortura

torture"Ribadisco la ferma condanna di ogni forma di tortura e invito i cristiani per collaborare alla sua abolizione e sostenere le vittime e i loro familiari. Torturare le persone è un peccato mortale, un peccato molto grave".

Anche papa Francesco, durante l'Angelus di domenica scorsa, in occasione della Giornata Internazionale Contro la Tortura, che cade proprio il 26 giugno, ha toccato l'argomento. Perché, anche se sembra si tratti di un tema vecchio e lontano, la tortura è più che mai fatto reale e attuale. 

Secondo i dati di Amnesty International, negli ultimi cinque anni in 141 Paesi qualcuno è stato torturato. E considerato che la tortura è una pratica a cui si riserva solitamente la massima segretezza, sono quasi certamente di più i Paesi in cui essa esiste ancora. 

Sono passati 30 anni dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Era il 1984 quando i Governi, compreso il nostro, hanno sottoscritto la Convenzione. Ma ad oggi, in Italia non esiste il reato di tortura

E sì che il tema, nel nostro Paese, è molto caldo.

Si pensi ai notissimi nomi di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva... Di loro sono rimasti solo i corpi martoriati, che non hanno mai potuto raccontare cosa gli è successo, se non tramite le botte e i traumi rimasti sulla pelle. 

Sono solo alcuni dei casi italiani di tortura e violenza illecita, il più delle volte praticata da chi i cittadini dovrebbe difenderli. E il più delle volte violenza impunita, perché l'Italia, dopo 30 anni, non ha ancora introdotto il reato di tortura.

Ma forse qualcosa si muove. 

Lo scorso marzo il Senato ha approvato un disegno di legge per l'introduzione del reato di tortura in Italia. Ora sta alla Camera fare i prossimi, definitivi passi. 

Perché La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata (Art. 1 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea).

Perché Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani e degradanti (Art. 4 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea).

Perché Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti (Art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo).

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà (Art. 13 della Costituzione Italiana).

Non rimane che augurarsi che il prossimo 26 giugno veda il reato di tortura, in Italia, riconosciuto e punito giustamente. 

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