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Pena di morte: iniezioni difettose, Paesi abolizionisti e riflessioni sul tema

penacapitaleNei giorni scorsi, tra le notizie di cronaca, è saltato all'occhio di tutti il caso di Joseph Wood, un condannato alla pena di morte in Arizona, morto in 117 minuti dopo un'iniezione letale

Il detenuto dell'Arizona era stato condannato alla pena capitale in seguito all'omicidio, avvenuto nel 1989, della sua allora fidanzata e del padre di lei.

Ma qualcosa non ha funzionato, e l'iniezione, avvenuta alle 13.52 locali, ha concluso il suo effetto, portando alla morte il detenuto, alle 15.49.

Un'ora e cinquantasette minuti di agonia e sofferenza, che Joseph Wood ha trascorso ansimando e respirando a fatica, agitandosi e soffrendo. 

Questo è uno dei casi che torna a far discutere il mondo riguardo alle iniezioni letali a cui vengono sottoposti i detenuti di ancora tanti Stati nel mondo. Cocktail di farmaci spesso sconosciuti, perché gli Stati non sempre rivelano quali sostanze siano contenute nei liquidi mortali.

E i riflettori continuano ad essere accesi anche sulla pena capitale, in generale.

Proprio lo scorso 18 luglio, l'organizzazione italiana Nessuno tocchi Caino, impegnata da tempo nella lotta contro la pena di morte nel mondo, ha pubblicato il suo rapporto annuale riguardo la pena capitale.

Dai dati presentati dall'organizzazione, emerge un primo dato positivo: rispetto al 2012, in cui erano 40 i Paesi che praticavano la pena di morte, nel 2013 essa viene mantenuta "solo" da 37 Paesi.

7 di questi 37 Paesi sono democrazie liberali: Botsawa, Giappone, India, Indonesia, Saint Kitts e Nevis, Stati Uniti d'America e Taiwan.

Salgono dunque a 100 i paesi abolizionisti, secondo i dati raccolti da Nessuno Tocchi Caino. 

Esistono poi i Paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono pene capitali da almeno 10 anni, e sono in totale 48 stati. E poi gli abolizionisti per reati ordinari, 7 in totale.

Arrivano anche, però, dei dati meno positivi: rispetto al 2012, in cui si sono potute contare nel mondo 3.967 esecuzioni capitali, nel 2013 ne sono avvenute 4.106

Il Paese che detiene il "record" mondiale di condanne, è indubbiamente la Cina, responsabile di oltre 3.000 morti nel 2013, sulle totali 4.106. Un dato comunque positivo, poichè pare che, rispetto al 2007, le esecuzioni capitali siano comunque dimezzate, secondo i dati raccolti da Nessuno Tocchi Caino.

Altri Stati forcaioli, sono Arabia Saudita, Iran (687), dove le condanne a morte nel 2013 sono state il record degli ultimi 15 anni, e Iraq, con il più alto numero di condanne nel Paese dal 2003 (172).

Insomma, i dati 2014 fanno sperare per il futuro, anche se la strada è lunga, e la lotta dura.

Per concludere, lascio la parola a chi in passato ha trattato ampiamente l'argomento, e le cui parole suonano ancora attuali, e certamente più opportune di eventuali miei commenti.

Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio.

(Cesare Beccaria, Dei Delitti e Delle Pene, Capitolo XXVIII, 1764)

Se dunque si vuole conservare la pena di morte, che ci venga almeno risparmiata l'ipocrisia di giustificarla con la sua esemplarità. Chiamiamo con il suo vero nome questa pena a cui ogni pubblicità è rifiutata, questa intimidazione che non agisce sulle persone oneste, finché lo sono, che affascina quelli che non lo sono più, e a che degrado corrompe coloro che vi pongono mano. E' una pena, certo, uno spaventoso supplizio, fisico e morale, ma non offre alcun esempio sicuro, se non demoralizzante. Sanziona ma non previene, quando addirittura non suscita l'istinto omicida.

(Albert Camus, Riflessioni sulla pena di morte, 1957)

Clara Cappelletti

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