ISIS e l'Italia a rischio di attentati

I principali centri abitati europei e le metropoli che ospitano luoghi pubblici molto affollati potrebbero essere sottoposti alla minaccia jihadista che, dopo l’11 settembre, si ripresenta sotto varie forme: il sito di informazione Site riporta la notizia secondo la quale i combattenti islamici dell’ISIS potrebbero utilizzare il virus Ebola contro i paesi della coalizione antiterroristica.

Il ministro Alfano riferisce che secondo il nucleo italiano dell’intelligence sarebbero una cinquantina gli italiani convertitisi alla causa del jihad.

Comunicazione virale e proselitismo disperato

Preoccupano le modalità di reclutamento dell’ISIS: con la forza sul territorio di Siria ed Iraq, con la rete internet negli altri paesi con realtà molto lontane e diverse dal Medio Oriente.

Le frange sociali più labili, scontente dell’andamento della vita nella propria nazione, in crisi socio-economica e senza grandi aspettative di miglioramento sono le più colpite dal “lavaggio del cervello” di questa organizzazione del terrore: una sorta di Sindrome di Stoccolma virtuale miete vittime tra i soggetti più incerti e suscettibili, timorosi degli attacchi contro quella società che li ha delusi e messi con le spalle al muro. L’alleanza con terroristi che sanno muoversi sul territorio e nel web sembra essere la via più semplice e rapida per le persone in preda alla crisi di identità che, spesso frequentano centri di dottrina islamica dove si trovano membri collusi con cellule jihadiste. Dalla conoscenza curiosa al neofitismo il passo è breve…

Il rigetto di istituzioni come lo stato, il mondo religioso cristiano, la moderna mondanità e l’impunità del fragile apparato giuridico attuale sono il collante che cementa l’eterogeneo gruppo di migliaia di miliziani mussulmani provenienti da tutto il mondo.

Quando urlare sembra l’unico modo per far sentire la propria voce e le proprie ragioni (e spesso lo è), la violenza non è quasi mai la soluzione per creare un mondo migliore all’insegna della mezzaluna e del Corano.

I messaggi propagandistici dei video dell’ISIS sono molto crudi, studiati, coreografici: le esecuzioni per decapitazione sono filmati all’incipit dell’atto, interrotto nel momento della decollazione e poi le riprese riportano proprio la scena finale dei corpi dilaniati e sanguinanti. Come un monito censurato ma sempre diretto e brusco dal risultato ugualmente terroristico.

Il problema Islam

Il grande quesito del mondo occidentale è sul problema dell’integrazione tra religione islamica e civiltà giudaico-cristiana. Certamente, come il Corano, anche la Bibbia, se interpretata alla lettera, porta messaggi di violenza nei confronti degli infedeli e dei pagani; ed il problema è proprio nell’interpretazione dei testi sacri. Nelle odierne culture statali laiche non è concepibile l’ideale di guerra santa, di “sforzo” come quello del jihad e da qui deriva l’incompatibilità tra paesi laicamente evoluti e popoli di fede maomettana.

Se si vuole vivere la fede bisogna ricordare che si deve anche rispettare il prossimo nei termini di legge della nazione che la ospita; venendo meno questo corollario, lo stato deve tutelarsi con ogni mezzo contro la possibile minaccia interna.

Sembra sempre più grande il divario tra Islam e resto del mondo, tra una religione che periodicamente tenta l’espansionismo armato in stile medievale crociato e un mondo già afflitto da problemi sanitario economici.

Per non parlare del trattamento imposto alla donna di fede mussulmana, simbolo di assoluta ed ottusa disparità, in conflitto con la Convenzione per i diritti umani (art. 14, sulla discriminazione).

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