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Una vocazione ribelle. Medardo Rosso nella Milano di fine Ottocento e un suo grande ritorno con Expo2015

L’anno prossimo Milano si dedicherà ad Expo2015, la nostra Esposizione Universale, che rimanda a quell’atmosfera celebre e celebrata, spesso in modo ironico, dagli artisti della seconda metà dell’Ottocento, a Parigi. Forse per questo motivo il 2015 a Milano mi fa tornare in mente la belle époque e i suoi protagonisti, e il tempo di crisi mi fa pensare ai sacrifici degli artisti per cambiare un po’ il mondo, o almeno quello dell’arte e delle sue regole, allora estremamente più rigide. Proprio un grande innovatore e ribelle della belle époque sarà il protagonista di una delle grandi mostre organizzate dal Comune di Milano in collaborazione con Expo2015: lo scultore Medardo Rosso.

Nato a Torino nel 1858, la famiglia si trasferisce a Milano nel 1870; qui visse gli anni della formazione, quelli che condizionarono fortemente tutta l’opera successiva, qui torna a più riprese anche dopo le esperienze parigine e le varie peregrinazioni europee. Sempre a Milano sono conservate alcune delle sue opere più rilevanti.

Frequenta l’Accademia di Brera dal 1882, anche se la sua carriera da studente dura solo 1 anno. Si oppone fortemente all’insegnamento del classicismo accademico. Sicuramente il suo avvicinamento alla scapigliatura milanese ha influenzato questa scelta, e la matrice verista della corrente lo incoraggia ad interessarsi a temi legati all’umanità nel quotidiano, piuttosto che a quelli mitologici o storici. Nel movimento erano confluiti sia pittori che musicisti e letterati, che collaboravano in città uniti dagli stessi ideali e dallo stile di vita bohémien.

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In particolare si riscontra l’influenza che Giuseppe Grandi ha su di lui nella ricerca d’immediatezza pittorica in scultura, attraverso un modellato vibrante. Sarà l’inizio della sua ricerca, dedicata alla sperimentazione sui materiali e sulle tecniche per renderli funzionali a mostrare gli effetti della luce sulla materia, tesa sempre più a soluzioni di sintesi plastica. A Milano dal 1884, dopo un primo soggiorno parigino, realizza soprattutto sculture in cera, bronzo, terracotta e gesso. L’Età dell’oro del 1886, conservata pressola Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Milano (GAM), rappresenta uno dei massimi esempi dell’impostazione compositiva impressionista, la cui struttura è determinata dalla luce e dalla forma aperta e scomposta .

Dopo altri anni trascorsi a Parigi in contatto con Rodin e gli impressionisti, nel 1914  Medardo Rosso torna a vivere a Milano. Anche se se era già apprezzato all’estero, in patria il suo stile non venne compreso. A inizio Novecento lo difesero il critico Ardengo Soffici nella rivista letteraria La Voce e i futuristi, in particolare Boccioni . Muore nel 1928.

A Milano nel 1946 vi fu un’importante mostra postuma di Medardo Rosso, presso la galleria S. Spirito. Da allora le sue opere non furono più presentate in uno spazio privato per oltre sessant’anni, ma in sedi pubbliche. Alla Galleria di Arte Moderna di Milano le sue opere occupano tutta la sala XXVII e al Cimitero Monumentale, accanto alla sua stessa tomba, segnalo il busto in bronzo del compositore e critico musicale Filippo Filippi, quelli di Carlo CarabelliElisa Rognoni FainiVincenzo Brusco Onnis, eseguiti tra il 1886 e il 1889. Alcune sue opere si trovano esposte alla Pinacoteca di Brera. Ricordo anche il Museo Medardo Rosso a Barzio (LC). Nel 2011 le opere dello scultore ritornano nella dimensione più intima della galleria Amedeo Porro.

Esiste inoltre a Milano il fondo Medardo Rosso-Felice Cameroni, costituito da  54 lettere, testimonianza dell’amicizia tra lo scultore e il pubblicista meneghino. Attraverso il fondo si trovano informazioni importantissime sulla vita e le opere di Rosso, sulle difficoltà nel lavoro e sui rapporti con i personaggi noti della cultura parigina, dove si trovava tra il 1889 e il 1892. Grazie ad un programma della Regione Lombardia oggi  il suo catalogo elettronico si può consultare sul portale dell’Ente.

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