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Expo 2015, a che punto siamo?

Nel titolo c’è la domanda che molti milanesi si vanno facendo. Dell’esposizione se ne parla ormai da molto tempo e, quasi ogni giorno, si sentono notizie inerenti ai lavori, e allora proviamo noi a fare un po’ il punto della situazione, o meglio, ci provo io, milanese che vive lontano dalla città ma che ha il cuore e la mente sintonizzati con Milano.

All’inaugurazione ufficiale mancano sette mesi, a oggi primo ottobre, 212 giorni al primo maggio 2015. Da un quotidiano apprendo che i lavori sono appena sopra il 40%, mi pare si possa dire che esiste un certo ritardo, e non vorrei che per arrivare in tempo la fretta diventi cattiva consigliera.

Gli italiani, è risaputo, sono un popolo dalle mille risorse, anche se a volte sarebbero meglio cinquecento ma oneste e giuste, comunque vedremo cammin facendo, per ora prendiamo in considerazione quelle opere che sono avviate e vediamole un po’ più da vicino. Inizio con “l’Albero della vita”, che è stato ideato come il simbolo dell’Expo di Milano. Dovrebbe essere, uso il condizionale perché ancora non è stabilito chiaramente se si realizza e se si rispetta il progetto originale oppure se modificato, una torre di acciaio alta 35 metri, con tecnologie all’avanguardia che offriranno uno spettacolo di luci e suoni davvero affascinante. L’Albero, che sorgerà davanti al Palazzo Italia, è ispirato alla piazza del Campidoglio di Michelangelo e affidato alla regia di Marco Balich.

Se osserviamo piazza del Campidoglio dall’alto, ci rendiamo conto che l’Albero della vita dell’Expo è molto simile, infatti, Michelangelo ha ideato il disegno “ a stella” per rilevare la centralità simbolica di quel luogo, simbolismo ripreso per l’Expo. Ovviamente un discorso a parte è il simbolismo religioso dell’Albero della Vita che incontriamo nell’ebraismo e nel cristianesimo. Un altro “pezzo” importante è il Padiglione Italia, biglietto da visita del nostro Paese, che dovrebbe essere ultimato entro dicembre, mentre sono in ritardo i lavori del corto viale dove vi sono i padiglioni dell’Unione Europea, delle Regioni e del vino; complesso conosciuto col nome di Cardo.

L’altra iniziativa che è divenuta questione di diatriba con cambi di progetti, variazioni e tensioni più o meno pesanti, sono le così dette “Vie d’Acqua”, cioè un sistema di canali navigabili che dovrebbero alimentare i bacini del sito espositivo facendo poi defluire le acque nei Navigli. Milano d’altronde ha sempre avuto, nella sua lunga storia, un buon rapporto con l’acqua, tuttavia, in questo caso Le Vie d’Acqua non son da fare.

Si farà ugualmente qualcosa? Probabilmente sì, magari ridimensionato e con progetti rivisti. Cinquantaquattro sono i paesi che intendono costruire un proprio edificio, anche se a oggi dieci mancano all’appello. Si riuscirà a fare tutto bene in tempo? È probabile, anche perché altrimenti rischiamo di diventare dei ridicoli ciarlatani. Purtroppo nella nostra Italia manca sempre più un fattore importante che si chiama ONESTA’, l’ho scritto di proposito in maiuscolo, e questa mancanza, se avvantaggia qualcuno, penalizza il Paese in patria e all’estero. Dei tre cantieri milanesi di Euromilano, a Cascina Merlata è quasi completata la costruzione delle sette torri del villaggio Expo, dove alloggeranno i delegati dei Paesi stranieri. Abitazioni che poi dovrebbero essere riconvertite a sviluppi diversi. Proprio ieri sera alla televisione ho sentito che si stanno preparando tutti quegli apparati che presiedono alla sanità pubblica, così come le farmacie si doteranno di fornire informazioni sui farmaci in quattordici lingue diverse.

I mezzi di trasporto saranno potenziati e meglio finalizzati, i siti internet e i mass media saranno resi più efficienti possibili, insomma, è una gara alla massima efficienza. Indubbiamente l’apparato organizzativo deve funzionare al massimo e nel miglior modo possibile, dato un evento come l’Expo di portata mondiale. Ritengo che alla fine Milano assolverà il compito al meglio, anche se, perché la riuscita ottenga un pieno successo, è necessaria un’unità d’intenti, una collaborazione piena tra le varie Istituzioni e tra le aziende impegnate nei lavori, non stagnando solo nella valutazione dei profitti in termini economici, ma allargando l’orizzonte a problemi reali e gravi che l’umanità sta affrontando.

Il tema dell’Expo è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Tema impegnativo che però offre l’occasione per affrontare con serietà e determinazione il gravissimo problema della definitiva soluzione per sconfiggere la fame e per trovare risorse alternative meno o non inquinanti, da adottare per il nostro meraviglioso pianeta terra prima che le condizioni peggiorino ulteriormente. È possibile? Certo che lo è, il punto non è se è fattibile, ma se si ha la volontà politica di farlo. Sono comunque certo che la nostra Milano sarà all’altezza della situazione, dimostrando ancora una volta, che il genio italico è in grado di saper stupire.

Oliver

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