• Home
  • ARTE
  • La nuova Arte: spazi occupati e artisti plurali nel mondo, in Italia e a Milano

La nuova Arte: spazi occupati e artisti plurali nel mondo, in Italia e a Milano

arteoccupataOrmai sembra chiaro: sono finiti i tempi in cui l'artista-vate se ne andava in giro con l'aureola "sulla testa", in cui la sua figura era intrisa di sacralità e la sua capacità maieutica largamente riconosciuta.

Le cose non sono più così favorevoli, per gli artisti del XXI secolo - esclusi i pochi eletti del mercato dell'arte, che sfornano opere di dubbia qualità il cui valore economico si aggira spesso su livelli di migliaia di euro. 

A noi interessa però oggi parlare di un'altra categoria di artisti. Quelli che si occupano di arte sociale e relazionale, e dunque antropologica, che forse è la sola, nel 2014, ad avere un valore effettivo e reale, che va al di là dei prezzi di mercato. 

E' stato nel 1985 che Joseph Beuys ha dichiarato che ogni uomo è un artistaenunciato tanto datato quanto attuale, in un'epoca ben diversa da quella rinascimentale dei "Raffaelli" e dei "Michelangeli".

L'arte antropologica si sviluppa grazie all'artista plurale, che si priva di aureola e che si fionda a capofitto nella realtà, e orienta la propria opera in base al contesto sociale di cui fa parte, cogliendo le esigenze di un territorio e lasciando la propria orma al territorio in questione. E lo fa tramite la collaborazione con gli altri e grazie alla pluralità di forze, che permettono spesso lo sviluppo di un vero e proprio terremoto culturale, che coinvolge un numero di giovani sempre più elevato.

Giovani artisti e giovani di cultura, che grazie alla collettività decidono di darsi dignità, di far valere i propri diritti e di opporsi ad ingiustizie, di assumersi responsabilità e determinare atti più o meno rivoluzionari che cerchino di rovesciare il sistema artistico-culturale.

Da queste fondamenta nascono i vari e sempre più numerosi casi di "spazi occupati", che diventano luoghi di cultura, arte e aggregazione. Spazi diffusi a livello mondiale e italiano.

Spazi a volte ai margini, nelle periferie svalutate, e a volte abbandonati nei fulcri cittadini.

Anni '70, Italia. Gordon Matta-Clarck, artista concettuale, che presta molta attenzione alle classi emarginate, decide di lasciare traccia all'interno di un edificio industriale abbandonato a Sesto San Giovanni, in quel momento occupato dai suoi stessi ex lavoratori. Col progetto Triomphe dor the Workers vuole trasformare un luogo di occupazione e rivolta in un'alternativa vitale e positiva. Progetto che non va in porto a causa dello sgombero delle Forze dell'Ordine, intervenute prima di poter dare vita all'alternativa lavorativa-artistica-culturale pensata dall'artista.

Anni '90, Germania. Col progetto Park Fiction, realizzato ad Amburgo, gli artisti Christoph Schafer e Margit Czenki, abitanti del quartiere St. Pauli, riescono a trasformare un quartiere poco "appetibile" e malfamato in uno spazio a portata di tutti, grazie al progetto partecipato di un parco pubblico all'interno del quartiere, e al continuo dialogo e collaborazione tra artisti, abitanti e istituzioni.

Anni 2000, Norvegia. Il gruppo Helen & Hard Architects intervengono sul waterfront della città di Stavanger, trasformando il luogo-simbolo dell'industria petrolifera in un parco pubblico, luogo di socialità e scambi relazionali, grazie al coinvolgimento di cittadini, associazioni e artisti locali.

Fino ad oggi, in Italia, dove nel 2007 un gruppo di attivisti ha fondato S.a.L.e. Docks, "spazio indipendente per le arti visive e sceniche", che sorge a Venezia all'interno dei Magazzini del Sale, da tempo in disuso. 
Un laboratorio sempre in movimento, che cerca di opporsi ai processi di privatizzazione del bene artistico comune, e di creare un sistema dell'arte e della cultura altro e pubblico.
Un laboratorio che coinvolge quotidianamente artisti, lavoratori dell'arte e dello spettacolo e studenti.

Italia, Milano, giorni nostri. Il quartiere Isola, grazie alla collaborazione di artisti, su cui Bert Theis, e semplici cittadini, rinasce e si riqualifica. Viene creato un giardino condiviso, in accordo con il Comune di Milano, aperto in base alle disponibilità dei cittadini volontari.

Nascono i pranzi condivisi del martedì, e gli eventi annuali, incentrati su arte, cultura e socialità. Si chiama proprio Occupare Orizzonti il progetto fight-specific, per riprendersi l'orizzonte inghiottito da grattacieli e industializzazione, presentato lo scorso anno in occasione della festa Apriti Isola Pepe Verde.

Era il 2012 quando Torre Galfa, luogo del sistema commerciale ed economico per eccellenza, ormai abbandonato a se stesso e al degrado, viene occupata da un gruppo di attivisti, artisti, performer, grafici, giornalisti, scrittori, musicisti, ricercatori, critici e curatori, che mirano a un nuovo modo di produzione artistica. Nasce così il progetto Macao. Dopo lo sgombero da Torre Galfa, Macao si sposta a Palazzo Citterio, e poi sgomberato all'ex Macello di via Molise.

Il Collettivo Zam, qualche settimana fa, ha tentato l'occupazione dell'ex Spazio Forma, una volta luogo di cultura ed oggi ridotto a luogo abbandonato, da sei mesi, di proprietà ATM. Il sogno di far ritornare a vivere lo spazio si è spento in poche ore, a causa dell sgombero effettuato poche ore dopo l'occupazione.

Queste e tante altre sono le realtà milanesi, italiane e mondiali che tentano di creare una nuova arte, lontana dal mercato "ufficiale" e vicina alle persone, ai cittadini, e al modus operandi dei Nuovi Artisti, che con la loro opera d'arte totale, non vogliono alimentare la sacralità della propria figura o la dimensione del proprio portafogli, ma creare un nuovo sistema artistico e culturale che sia alla portata di tutti.

Clara Cappelletti

Pin It

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.