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Discorso del Card. Scola a Milano e alla Diocesi

cardinale-scolaIl 5 dicembre 2014, il cardinale Angelo Scola ha tenuto, in Sant’Ambrogio, il consueto discorso alla città di Milano e a tutta la Diocesi milanese. Riporto alcuni passi dell’omelia che ritengo salienti.

Il Cardinale fa subito riferimento a un “nuovo umanesimo”. Ricordo che l’umanesimo fu un grande movimento culturale affermatosi in Italia dalla seconda metà del XIV secolo fino agli inizi del XVI, caratterizzato dal rifiorire degli studi classici e dell’affermarsi di autonomi valori umani e storici. Continua richiamando la necessità di offrire un contributo all’edificazione della vita buona nella nostra società attuale, il termine vita buona è, a mio avviso, assai espressivo, poiché oggi si preferisce il bravo, il fare una bella vita. Puntualizza che il termine “nuovo” non deve intendersi l’inedito ad ogni costo, ma è far nuovo senza perdere l’origine, poiché l’origine è ciò che fa da garanzia. Ha evidenziato che oggi si parla di “postumanesimo” o già di “transumanesimo”, legato a una cosmo visione guidata dalla tecnologia. Riferendosi alla città di Milano e alle terre ambrosiane, il cardinale ha ricordato la caratteristica del cattolicesimo lombardo, il suo forte legame con l’umanesimo delle origini, che è quasi, nella sua totalità, un umanesimo cristiano, teocentrico.

Dio al centro di ogni pensiero e azione umana che rende, ma questo è un mio pensiero, l’umanesimo umanitario, ossia disponibile alle virtù. Scola cita il termine “illuminismo lombardo”, inserendo nomi come il Beccaria, il Verri, Cattaneo e il Manzoni, cui non fu ignoto. La nostra storia è piena di un umanesimo della responsabilità: piedi per terra e sguardo volto al cielo, pronti a far fronte alle novità del cammino umano, nonostante gli avvenimenti, a volte drammatici che Milano ha dovuto affrontare, come la deindustrializzazione degli anni ‘70, la contestazione studentesca, gli “anni di piombo” della violenza terroristica. Gli anni ’80 sono caratterizzati da una decrescita occupazionale e della popolazione, aprendosi alla così detta “ Milano da bere”, dove purtroppo hanno preso vigore iniziative slegate da una vita buona, e che sono degenerate sino alla drammatica vicenda di tangentopoli. I decenni trascorsi ci lasciano in eredità un’oggettiva situazione di grave frammentazione. Milano e le sue terre sono alla ricerca di una nuova anima. Un nuovo umanesimo inizia dall’esistenza di tutti i giorni. I cristiani intendono condividere l’esperienza a loro familiare che l’incontro con Gesù e la vita con Lui nella comunità cristiana rende possibile un modo "conveniente" di amare e generare, di lavorare e di riposare, di educare, di condividere gioie e dolori, di assumere la storia, di accompagnare e prendersi cura della fragilità, di promuovere la libertà e la giustizia...
Il Cardinale parla di ricerca di una nuova anima, non so, forse non è una nuova anima che dobbiamo cercare, ma riportare l’autentica anima cristiana alla luce, vivendo il messaggio di Gesù nella propria carne ogni giorno, divenendo così testimoni credibili. La nostra città diviene sempre più cosmopolita, questo, se da una parte porta arricchimento culturale, dall’altra pone anche una serie di problematiche, ecco allora la necessità che Milano sappia testimoniare la propria fede e le proprie radici cristiane, che non sono ostacoli ma risorse.
Mi sono permesso di commentare qualche passaggio, poiché ritengo che la lettera pastorale ponga delle riflessioni cui è doveroso soffermarsi.

Il Barbapedana

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