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Tasse alle stelle in cambio di servizi di scarsa qualità: una realtà tutta nostrana

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Le ultime rilevazioni Eurostat sulla pressione fiscale italiana ci consegnano dati non rassicuranti. Dall’analisi delle tasse pagate su lavoro, capitale e consumi risulta che siamo arrivati al 44,1%, un livello di tassazione altissimo e fuori controllo, molto vicino a quello della Svezia la quale però, al contrario di quanto accade nel nostro Paese, ricambia il sacrificio dei propri contribuenti con servizi sociali di prim’ordine.

C’è di più. Questa percentuale in effetti sarebbe soltanto quella puramente apparente. Uno studio della Confcommercio rivela al riguardo  un dato nazionale di gran lunga peggiore,  cioè che nel 2013, al netto del sommerso (corrispondente al 17,3 del PIL), l’imposizione reale del fisco ha raggiunto il livello del 53,2%,  e che, mentre nell’ultimo decennio le nostre tasse  sono aumentate del 5%, il PIL pro-capite è diminuito del 7%.

I numeri descrivono una situazione esattamenteopposta a quanto nel frattempo è accaduto in altri stati come la Germania e la Svezia dove le tasse sono scese in maniera consistente, mentre il PIL reale pro-capite è cresciuto rispettivamente del 14% e del 21%, mettendo i cittadini nella condizione di produrre ricchezza, cosa che purtroppo in Italia non accade più da anni.

E’ assolutamente sconfortante come l’Italiano medio – posto che per sua buona sorte abbia un reddito  – ormai non faccia che lavorare unicamente per sopravvivere districandosi tra bollette, tasse,imposte, balzelli,  multe, affitto di casa o rate del mutuo, cartelle esattoriali, comunicati per il recupero-crediti, spese scolastiche per i figli, telefonate dalla propria banca per rientro del fido, spese sanitarie (perché di fatto l’assistenza pubblica è da considerarsi un retaggio del passato), e così via dicendo…

Tutto questo per non parlare di un esercito di persone che, trovandosi per i più svariati motivi  in una situazione di povertà, vengono abbandonate completamente a sé stesse nel silenzio e nell’indifferenza di quei medesimi apparati istituzionali dove ogni giorno burocrati di ogni ordine e grado sono talmente impegnati in guerre di poltrone e scalate al potere da far sì che una pratica impieghi dei mesi solo per passare da una stanza all’altra dello stesso corridoio.

Il rapporto annuale su “Reddito e condizioni di vita” presentato dall’Istat relativamente al 2013 rivela cifre impressionanti: il 28,4% dei residenti in Italia è a “rischio di povertà”  o di “esclusione sociale” in una “condizione di deprivazione materiale” o “bassa intensità di lavoro”.

A voler compilare, poi, una lista dei disservizi  sociali non si saprebbe da dove incominciare: le città poco pulite, il trasporto pubblico carente, i parcheggi insufficienti, le buche per le strade, i palazzi con gli intonaci scrostati, qualche cornicione pericolante, i giardini pubblici trascurati, le code agli sportelli degli uffici che si prolungano fin sopra i marciapiedi, insomma un degrado diffuso che i contribuenti super tartassati non si  meritano, e che soprattutto pone il quesito della qualità della gestione dei fondi e del motivo sconosciuto per il quale fuori dai nostri confini esistono amministrazioni pubbliche che offrono servizi efficienti con una spesa pro-capite di gran lunga inferiore rispetto alla nostra.

Ma se accendiamo il televisore per guardare un telegiornale ci si apre davanti un altro mondo. I parlamentari  intervistati disquisiscono sulla fiducia degli investitori esteri, sulla crisi che è alle spalle e sulla la ripresa economica che è alle porte ( e che solitamente viene procrastinata di semestre in semestre). Il politico di turno cerca elegantemente di defilarsi nel dribblare i giornalisti, e quando non ci riesce cerca di apparire educato e disponibile; le macchine blu filano via silenziose e luccicantil’attuale premier puntualmente sorride e fa una battuta ad effetto (anche quando non serve).

Di fronte alla rappresentazione che ci viene offerta dai nostri governanti, l’unica considerazione possibile si racchiude in un interrogativo: quanto ancora potrà durare questo spettacolo daTeatro dell’assurdo” ?

Mirella Elisa Scotellaro

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