Ugo Mulas, tra mondo e fotografia

LFParlare di Ugo Mulas equivale a parlare di fotografia, di arte, degli anni sessanta e settanta in Italia e nel mondo, di moda, di pubblicità, di Pop Art, di Milano, di New York, di bianco e di nero, di colori e di dettagli. Fotografa artisti quali Jasper Johns, Andy Warhol, Marcel Duchamp, Lucio Fontana; pubblica in riviste come Settimo Giorno, Rivista Pirelli, Domus, Vogue; collabora con il Piccolo Teatro di Milano; fotografa le edizioni della biennale di Venezia del 1954 e 1972.

L’attività artistica del fotografo è tra le più molteplici e ricche; questo perché “ ..voglio sempre vedere col massimo di chiarezza quello che mi sta davanti, e fotografare è vedere e voler vedere, prima di tutto. ” (cit.Ugo Mulas)

Personalità che considera l’inconsiderabile, rappresenta quello che non si vede e quello che non si vuol far vedere: è questo il lavoro che mette in scena con l’archivio di Milano, città definita da lui stesso moderna senza essere nuova, piena di contraddizioni e dimentica di un antico fascino.

E’ proprio a Milano, – città dove l’artista cominciò i suoi studi, prima giuridici e poi presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera – e contemporaneamente nella sede di Napoli, presso la Galleria Lia Rumma, che viene celebrata la complessa e multiforme pellicola del fotografo.

La mostra è curata da Tina Kukielski – curatrice newyorkese – e si articola in tre sezioni: la prima è dedicata alle Verifiche: fotografie nere, stampate dai negativi vuoti che mirano a ridimensionare e a riproporre un’immagine diversa della fotografia, che non si limiti a presentare solo un momento o un luogo. La fotografia di Mulas si propone di andare oltre il semplice documentare.

A seguire, vengono esposte le immagini inedite che documentano il lavoro di studio al quale il fotografo si è dedicato per due anni – dal 1968 al 1970 – per la composizione definitiva della Verifica 1 Omaggio a Niépce – fotografo francese, l’inventore della fotografia vera e propria- . Con l’Omaggio a Niépce, Mulas dichiara di voler “dare a Niepce quello che è di Niepce”,  vuole far sì che sia la superficie ad essere – forse per la prima volta - la protagonista assoluta. La serie di composizioni sono legate alla pellicola – la prima cosa con cui si è ritrovato a fare i conti - , fulcro del suo lavoro.

Alle immagini esposte sono assegnate delle didascalie: si tratta dei commenti dell’autore, sempre impegnato a chiarire la sua opera, il suo obiettivo e la sua attività.

L’ultima sezione della mostra è dedicata alla fotografia a colori di Mulas: è questo il momento in cui si entra quasi con forza nella vita del fotografo e degli artisti che amava frequentare e dai quali non ha mai smesso di essere ispirato.

Invadiamo lo Studio di Lucio Fontana a Milano (1962), quello di Andy Warhol a New York (1964), la sala di Alberto Giacometti in occasione della XXXI Esposizione Biennale Internazionale D’Arte di Venezia (1962), lo studio di Roy Lichtenstein a New York (1964) ed altri ancora.

Ugo Mulas è il fotografo che supera i limiti, che si pone al di là della mera rappresentazione di ciò che lo circonda: è proprio la sua inesauribile attività e curiosità ad aver attratto attorno a lui alcuni degli artisti più influenti della storia dell’arte.

Deborah Gjinaj

dal 27/11/2014 al 14/2/2015

Galleria Lia Rumma
via Stilicone 19, Milano
orario:
martedì-sabato 11:00-13:30 / 14.30-19:00
ingresso libero

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