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Ospedali: Riorganizzazione e innovazione digitale

Modello “hub spoke” e “sanità elettronica” alla base di una vera e propria rivoluzione.

La Sanità pubblica italiana, all’interno della quale non mancano certamente le competenze d’eccellenza ampiamente riconosciute, necessita di una profonda riorganizzazione sia a livello dello Stato centrale (vedesi ad esempio la questione dei costi standard e la centralizzazione degli acquisti,) sia a livello regionale e locale, onde evitare il perdurare di sprechi, inefficienze e differenze nella qualità dei servizi prestati  ai cittadini nell’ambito del territorio nazionale, sul quale inevitabilmente finiscono per crearsi spazi incolmabili tra pazienti di serie “A” (curati in condizioni dignitose) e pazienti di serie “B” (ricoverati su lettini di fortuna per i corridoi, in situazioni di promiscuità e di igiene indegne di un Paese civile).

I criteri per la “riorganizzazione delle unità ospedaliere” si sviluppano interamente intorno ai bisogni del malato: necessità di un’accoglienza rassicurante, di una informazione corretta e completa; percezione dell’efficienza, della continuità e della sicurezza del percorso curativo; tutela della privacy e della dignità della persona. Sono queste le finalità perseguite dal cosiddetto modello “hub spoke”, l’ospedale organizzato per “intensità di cura e assistenza”,  cioè con “blocchi funzionali uniformi per tipologia/livello di cure prestate”, dove insistono “unità specialistiche diverse integrate” fra loro.

 Agli effetti pratici, gli ambienti del nosocomio del prossimo futuro vengono studiati, attrezzati e forniti di personale per rispondere direttamente ai bisogni e all’intensità di cura dei pazienti, non più in base alla “contiguità fra patologie afferenti ad una disciplina specialistica”. Un medico tutor  viene assegnato al paziente dal direttore dell’unità ospedaliera; l’infermiere referenteè invece responsabile dell’assistenza al paziente affidatogli e dei risultati del progetto assistenziale.

Finisce dunque l’era delle inadempienze in corsia che non trovano mai un colpevole, e si impone finalmente l’obbiettivo primario di umanizzare ed efficientare (anche sul piano economico) l’offerta di servizi che - dato il progressivo invecchiamento della popolazione -  riguardano ormai una crescente domanda non solo di  salute, ma anche di benessere, da parte degli utenti.

Nel suddetto contesto si inseriscono – presumibilmente entro la fine di questo decennio - la graduale chiusura /trasformazione di alcuni presidi sanitari finalizzata alla  razionalizzazione del sistema (con conseguente ricerca di nuovi equilibri gestionali), il potenziamento delle cure primarie, ma soprattutto l’elaborazione di un piano strategico per l’innovazione digitale.

La sanità elettronica, attraverso nuovi strumenti quali la telemedicina e il fascicolo sanitario elettronico, porterà le cure del malato al di fuori delle strutture fisiche dell’ospedale con un abbattimento secco delle barriere burocratiche, un guadagno nei tempi d’attesa, nonché un risparmio di denaro pubblico stimato intorno ai 14 miliardi di euro.

Le coperture verranno da: fondi strutturali nel quadro di sviluppo dell’Agenda Digitale; fondi ad hoc stanziati da Stato e Regioni; fornitori privati remunerati con contratti che fanno riferimento agli obbiettivi raggiunti e misurabili e/o ai ricavi conseguiti, ovvero ai risparmi realizzati nei costi;  quote a carico degli utenti solo in riferimento a prestazioni specifiche configurabili nell’ambito dei servizi cosiddetti “premium”.

Si tratta di un programma ambizioso, fattibile e innanzitutto necessario per recuperare la credibilità e la  competitività del “Sistema Italia” a tutto vantaggio, prima di tutto, dei singoli cittadini e,  in secondo luogo, anche della collettività, la quale non potrà non trarre vantaggi da un sistema sanitario più funzionale, più efficiente e meno oneroso.

                                                                                                                       Mirella Elisa Scotellaro

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