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Milano: Indagini chiuse per i 13 presunti terroristi dalla doppia vita

Una notizia degna di nota perviene nella giornata di ieri, Mercoledì 28 Gennaio, dal dipartimento antiterrorismo di Milano.

Sarebbero state chiuse le indagini per i 13 presunti terroristi accusati di diversi reati nel milanese.

Molti di questi conducevano tranquillamente una doppia vita, imitando i supereroi dei fumetti più famosi, che di giorno sono uomini comuni, e di notte salvano il mondo nascondendosi dietro ad una mascherina.

Faceva l’elettricista a Cologna Montese, conduceva una vita laboriosa e tranquilla: il primo a vestire i panni di “Superman” si chiama Haisam Sakhanh, e lo ritroviamo nelle vesti della sua identità segreta come combattente di Al Qaeda, nel video pubblicato dal NewYork Times; qui apre il fuoco su sette soldati di Assad, precedentemente torturati da un gruppo di ribelli.

Era l’Aprile del 2012.terroristi

Questa è solo una delle prove che inchiodano l’elettricista dalla doppia vita.

E lui è solo uno insieme ad altri sette accusati di violenza, lesioni, danneggiamenti, con l’aggravante del terrorismo. Al gruppo dei 13 siriani vengono contestati una serie di atti di violenza tra Milano, Cologna Montese, Brugherio, Parabiago, tra l’estate del 2011 e i primi mesi del 2012; tra gli atti di violenza grava anche l’accusa di una presunta attività volta alla preparazione di armi chimiche.

In quel periodo, inoltre, due siriani titolari di un bar a Cologna Monzese sono stati aggrediti e gravemente feriti e il locale è stato distrutto con bastoni e tubi di ferro. Per questo agli indagati, a vario titolo, vengono anche contestate le accuse di lesioni aggravate, danneggiamento, minacce e violenza privata. In aggiunta, stando alle indagini, il gruppo di siriani avrebbe anche portato dall'Italia alla Siria materiale d'armamento, come visori notturni e puntatori di precisione. Stando a quanto si è saputo, lo scenario in cui si inquadra questa indagine è particolare e delicato perché fa riferimento ad un periodo storico, il 2012, in cui in Siria l'esercito libero siriano combatteva contro Assad.

Ma non finisce qua: ad abbracciare il radicalismo e la totale devozione al sedicente stato islamico ci sarebbero anche due combattenti di sesso femminile. Un intero fascicolo sarebbe dedicato alla vita non troppo segreta di Maria “Fatima” Giulia Sergio, una giovane di 27 anni dalle origini campane, partita nei mesi scorsi per andare a combattere in Siria, a fianco dei ribelli. La ragazza, nata a Torre del Greco (Napoli), e residente a Inzago (Milano), si era convertita all’islamismo insieme a tutta la famiglia, prendendo il nome di Fatima Az- Zahra. Nel frattempo ha intrapreso un  percorso di radicalizzazione che l’ha portata, lo scorso settembre, a prendere un aereo da Roma diretto verso la Turchia. Attraversato il confine sarebbe entrata in Siria per combattere a fianco degli integralisti del sedicente stato islamico.

“Allahumma rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sui miscredenti”. Questo scriveva Fatima sulla bacheca di Facebook.

Ancora una donna, di origine straniera, sarebbe coinvolta in un’altra indagine del dipartimento antiterrorismo di Milano, protagonista di un altro intero fascicolo.

Verrebbe quasi da pensare che il pericolo terrorismo in Italia si tinga di rosa, e vesta i panni di donne coraggiose, che sotto le sottane nascondono le armi, pronte ad uccidere in nome di Allah, senza pietà. In fondo la storia ci insegna che accanto ad un grande supereroe c’è sempre una grande donna.

Ma è presto per dirlo, ora, al giorno dopo della chiusura delle indagini; oggi il popolo italiano non può far altro che affidarsi alla procura, e gioire del pericolo scampato.

Per ora il terrorismo si colora ancora di un solo colore, quello del sangue versato delle sue vittime.

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