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Fate la nanna o co-sleeping? metodi a confronto

cosleepingL’argomento della nanna dei bambini è delicato e controverso, così come quello dei disturbi del sonno. 
Le teorie sui metodi per far dormire ibambini sono davvero molte perché su questo neanche i pediatri riescono a mettersi d’accordo. In questo articolo provo a confrontarne due, rendendovi partecipi della mia esperienza personale. 

La moda forse più diffusa negli ultimi anni vuole che i bimbi vengano abituati dormire nel loro lettino e nella loro stanza, addormentandosi da soli ed imparando ad auto-consolarsi con l`aiuto di un “oggetto di transizione” che supplisce la presenza della mamma:  il ciuccio, un peluche, una copertina…. Il re (almeno dal punto di vista commerciale dato il successo dei suo libro) di questa teoria è certamente il dottor Eduard Estivill che con "Fate la nanna" ha convinto migliaia di mamme, in preda alla disperazione per via delle numerose notti insonni, a tirare fuori la nazista che è in loro convincendole che fin dal terzo mese, se non prima, il pupo do

nanna lettone

veva essere messo a nanna nella sua cameretta e abituato ad auto-consolarsi, anche a costo di piangere a lungo (anche se sembra che, con il suo nuovo libro uscito di recente abbia corretto il tiro invitando a non applicare il metodo ai bambini sotto i 3 anni).
 Teorie di questo genere hanno preso piede molto rapidamente nel mondo occidentale, in cui le mamme tendono a spingere fin da piccoli i loro bimbi verso l’autonomia. Ma tra queste abitudini, e aspettative inadeguate rispetto al sonno dei propri figli, e i problemi legati al sonno nei bambini nella nostra società vi è, secondo molti pediatri, un nesso.
Forse dimentichiamo troppo spesso che per loro, la separazione dalla mamma genera ansie e proteste, perché non è un fatto naturale, sia che avvenga durante il giorno che nel momento dell’addormentamento.

Con il mio primo figlio ci sono passata, e verso i 20 mesi, già incinta della secondogenita e bisognosa di dormire meglio (quindi, fondamentalmente, cercando di anteporre le mie esigenze alle sue) ho provato ad applicare il metodo Estivill…. Il risultato è stato che, dopo un paio di sere Riccardo, con i suoi piedini prensili da scimmietta, è riuscito ad arrampicarsi su per la sponda, tuffandosi di testa giù dal lettino…. Per fortuna l’ho preso al volo e il giorno dopo eravamo all’Ikea a comprare un lettino nuovo, basso e senza barriere in modo che potesse salire e scendere quando voleva. Lo ha apprezzato, ed ha iniziato a dormirci volentieri … beh non proprio tutta la notte… ma mi sono abituata presto al “ciack ciack” dei suoi piedini sul pavimento mentre correva da me….

Con la secondogenita mi sono fatta molti meno problemi a tenerla nel lettone, ha dormito con me per circa 18 mesi, finché è durato l’allattamento a richiesta, e dal giorno dopo tutta la notte nel suo letto. Se qualche neo mamma inorridisce a questa idea…. Beh deve sapere che non anche questa corrisponde ad una teoria, forse un po’ meno diffusa perché meno “pubblicizzata”: quella del Co-Sleeping, o del letto condiviso, teorizzata tra gli altri dal Dott. William Sears, pediatra padre di 8 figli e autore del libro “Genitori di giorno e di notte”. Sears consiglia di mantenere il più possibile il contatto fisico con il proprio bambino utilizzando fasce porta bebè o marsupi durante il giorno, e tenendolo vicinio di notte, coccolandolo se si sveglia e allattandolo a richiesta.

E se qualcuno pensa che questa abitudine lo renderà “viziato” si sbaglia, perché più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.  Posso assicurarvi che Greta è una bambina di 4 anni assolutamente autonoma, a volte molto più del fratellone, che ogni tanto, ma solo ogni tanto proprio ora che è in arrivo un altro fratellino, ha voglia di raggiungere il lettone di mamma e papà.

 

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