Europa sotto attacco

orobpaMadrid, 11 marzo 2004

Londra, 7 luglio 2005

Parigi, 7 gennaio 2015

Copenaghen, 14 febbraio 2015

Se si considera lo scenario recente degli attentati di matrice islamica alle nazioni occidentali, a cui si devono aggiungere gli attacchi ai danni delle forze dell’ordine avvenuti nei mesi scorsi in Canada e Stati Uniti oltre che il celebre schianto degli aerei contro le Torri Gemelle di New York e del Pentagono nel fatidico 11 settembre 2001, risulta facile intuire che la società laica e democratica sia sotto assedio.

In Belgio, pochi giorni fa, è stato sventato un attentato sulla falsariga dei precedenti nelle capitali europee.

Il mondo islamico radicale (differente da quello moderato), sembra essere sempre più incompatibile con le regole delle società civili.

La dichiarazione di guerra all’Occidente europeo è già stata fatta nel 2014, quando il giornale propagandistico dell’ISIS, Dabiq, ha esordito con uno dei suoi numeri in cui compare la bandiera del sedicente califfato di Abu Bakr al Baghdadi issata sull’obelisco di Piazza San Pietro in Vaticano.

Non mancano le minacce verbali, nei discorsi oratori dei capi islamisti, in cui si specifica l’intento di voler invadere l’Italia e di portare la guerra in Europa.

In seguito alla primavera araba è stata dimostrata l’inconsistenza delle “democrazie arabe”, stati fantoccio in guerra intestina con sé stessi e dilaniati da conflitti di religione e di tribù in rivalità.

La morte di Saddam Hussein ha portato poi al caos in Iraq, idem il decesso di Gheddafi ha fatto precipitare nel baratro la Libia che ora dopo ora ci minaccia come una spada di Damocle.

Proprio l’avanzata dei miliziani dell’ISIS sulle coste libiche spaventa l’Europa e mette in diatriba i partiti politici italiani pro e contro l’intervento militare nello stato che un secolo fa era una colonia italiana.

La longa manus islamica cerca ancora, dopo secoli, l’incursione nel vecchio continente sempre più debole e perbenista. Nello stesso momento, gli eserciti di Egitto e Giordania stanno dando lezioni su come si deve agire con terroristi coi quali non è possibile ragionare: bombardando le postazioni del califfato come rappresaglia all’uccisione di ostaggi.

E proprio queste uccisioni sono gli strumenti di guerra ideologica e tecnologica dell’ISIS: seminare il terrore via web, sui social network e sui siti di condivisione dei video fai da te, è il modo più virale per attirare estimatori e neofiti e per atterrire i nemici che non adottano una linea risoluta di intervento per debellare questo virus.

Sul campo di guerra della tecnologia informatica, gli eroi della rete sembrano essere gli hacker di Anonymous i quali hanno attaccato più volte gli account di militanti dell’ISIS dicendo di essere l’antidoto al virus del terrore islamista. Un velo di mistero avvolge questa associazione di hacker che rivendicano la libertà contro i regimi e contro i soprusi.

In questo scenario caotico e precario, l’Europa si affanna a dettare inutili regole in tutti i campi della vita comune tranne che nella difesa delle proprie radici e della propria identità.

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.