Genesi Pentateuco#1 al Teatro Verdi

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La donna è sola seduta al centro del palco, spalle al pubblico. Le parole della Genesi sullo sfondo. La storia della Torre di Babele, di quando l'umanità era un unico grande popolo che poi Dio volle diviso in una molteplicità di lingue, di storie appunto. Dall'uno al diverso. La donna si alza, corre attraverso la scena, scrive furiosamente col gesso sullo sfondo parole di una lingua sconosciuta, non sua, la lingua del «paese senza odore», lingua necessaria, lingua di vita.

La donna ha un nome, ma nessuno lo sa, forse neppure lei lo ricorda. Per gli abitanti della «terra promessa», dove si trova catapultata col suo carico di speranze e di sogni, con l'uovo-bambino che si porta dentro, lei è semplicemente La Nova. Alla ricerca di una «patria». Ma ha senso davvero parlare di «patria» quando la prima parola che tutti impariamo alla nascita è «Mamma»?

La Confraternita del Chianti porta in scena al Teatro Verdi Genesi Pentateuco#1, primo di una serie di monologhi ispirati ai primi cinque libri della Bibbia, una raccolta di storie di piccola o grande precarietà, di migrazione, di viaggio.

In questo primo capitolo, interpretato da Valeria Sara Costantin, con la regia e la drammaturgia di Marco Di Stefano, si esplorano le radici stesse della comunicazione e del linguaggio, immaginando la storia di una donna che giunge nella terra della lingua universale: l'Esperanto, del tutto incomprensibile per lei, giunta dal suo mondo carico di identità e particolarità. La Nova sperimenterà fino in fondo il senso di assoluto spaesamento derivante dall'incapacità di dare un nome alle cose e di farle perciò esistere «per lei».

Tra equivoci, incomprensioni, incontri inaspettati, tentativi di ricostruirsi una vita attraverso la ricerca di un lavoro e di rapporti umani, la protagonista vive il suo personale romanzo di formazione che, proprio al culmine della frustrazione e sull'orlo del baratro, si concluderà con la scoperta di una nuova speranza, simboleggiata dalla nascita del figlio che porta in grembo, per il quale la lingua universale sarà anche lingua «sua».

Con una messa in scena essenziale ed evocativa, fatta di squarci di luce che illuminano i passaggi della storia, lo spettacolo stimola interrogativi. È davvero possibile immaginare una lingua universale che non sia espressione di omologazione globalizzata, ma sia comune nella ricchezza delle differenze e nel rispetto delle diversità?

Genesi Pentateuco#1 è in scena al Teatro Verdi dal 19 al 22 febbraio (dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 16.30)

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