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Maschere lombarde: da Arlecchino a Re Gnocco e Pin Girometta

Il Carnevale... giorni di diletto e di scherzi. Festeggiato in tutta Italia con sfilate e celebrazioni più o meno pittoresche. Ogni regione, e ogni singolo paese, hanno il suo modo di celebrare questa festività, offrendo maschere e rappresentazioni delle più disparate varietà. Vediamo, in particolare, quali sono le maschere della tradizione carnevalesca lombarda.

Gioppinogioppino

Proviene da Bergamo. Si tratta di un contadino simpatico e furbo, che vorrebbe guadagnare di più faticando di meno. Il suo vestito è semplice, camicia e giacchetta sopra un paio di pantaloni corti. Porta un bastone (che serve a girare la polenta, e all'occorrenza a scacciare i furbastri). Ha tre gozzi sul collo, che sebbene siano delle escrescenze deformi, Gioppino sembra non curarsene per nulla e anzi li sfoggia come fossero gioielli.

 

Arlecchino

Tra tutte le figure carnevalesche Arlecchino è la più nota.Il nome deriva da hellequin ossia un demone burlone menzionato nelle leggendearlecchino della Francia medioevale. Questa maschera nasce a Bergamo ed è caratterizzata da un costume fatto di tanti pezzi di stoffa di vari colori cuciti insieme. La tradizione narra che Arlecchino, essendo un uomo povero, non avesse nemmeno possibilità di comprarsi degli abiti. Così il padrone presso il quale prestava servizio, prendendo parti di stoffa dai propri abiti disusati, aveva provveduto a vestirlo con indumenti rattoppati. Si narra anche che fu la madre di Arlecchino, invece, a confezionare per il figlio abiti rammendati con vari pezzi di stoffa presi qua e là, non avendo soldi a disposizione. Arlecchino rappresenta la popolazione povera di Bergamo e le sue caratteristiche sono: la pigrizia, la stravaganza, la vivacità, l'astuzia nell'evitare pasticci e persone prepotenti, la ricerca continua di soldi e amore, e un linguaggio spesso sboccato.

Brighella

Come Arlecchino (di cui è antagonista) anche il personaggio Brighella ha origini bergamasche. Il nome "Brighella" deriva dal verbo brigare e indica una persona attaccabrighe, astuta, scaltra, maliziosa e imbrogliona. Una persona che rispetta i ricchi, ma è insolente e crudele con i più deboli. Il suo abito è una livrea bianca con righe verdi, avvolta da un mantello bianco. Rappresenta la parte di popolazione borghese della città di Bergamo. "Fare il brighella" oggi indica una persona che si comporta in un modo poco serio.

Meneghino

Maschera nata a Milano, nel Seicento e inventato dal commediografo Carlo Maria Maggi. Detto anche "Domenichino" (Domenighin). Il nome "Meneghino" deriva probabilmente dai Menecmi di Plauto o dal Menego di Ruzzante. Mentre "Domenichino" proviene dalla consuetudine dei milanesi di chiamare domenighini i servitori che lavoravano di domenica. Non ha un vestito, poiché rappresenta un servo, e quindi gli abiti sono quelli che indossava normalmente la gente del popolo. Ha un carattere rude ma solidale e generoso con i suoi simili. Si diletta a prendere in giro le persone dell'alta società. Ama ed è molto fiero della sua città. La sua figura è accompagnata da quella della moglie Cecca. Il suo personaggio fu scelto come simbolo di eroismo durante le cinque giornate di Milano, nel 1848. Il suo costume è caratterizzato da un cappello a tre punte, i capelli raccolti in un codino, giacca lunga e pantaloni corti, calzini a righe rosse e bianche.

Bej o mascarun, i brut, la ciocia, i sapor, la sigurta

I bej o mascarun e i brut sono maschere provenienti dal comune di Schignano (CO), e rappresentano la divisione sociale rispettivamente tra uomini semplici e uomini malvagi. Nel corteo previsto per il carnevale, i bejmascarun sono riconoscibili per i vestiti belli e preziosi che amano sfoggiare, e per i gioielli con cui vogliono pavoneggiarsi. Amano esibirsi, infatti, per ostentare la propria ricchezza. I brut, al contrario, vestono miseramente, con indumenti e scarpe vecchi e malridotti. Al posto dei gioielli portano con loro attrezzi rotti e mal funzionanti. La ciocia è una figura femminile che però è interpretata da un uomo. Rappresenta la moglie-serva del bej; è riconoscibile da una corda tenuta da un bej che la tiene legata quasi a voler sottolineare che la sua fortuna dipende solo dal marito. Porta con sé una cesta contenente lana e attrezzi per filare e veste poveramente. I sapor sono due figure vestite di pelli di pecora che hanno il ruolo di aprire e guidare il corteo. La sigurta (sicurezza) è una maschera che ha il compito di sorvegliare il corteo.

Il gagèt col sò uchèt

Il gagèt col sò uchèt (il contadino con la sua oca) è una maschera tipica di Crema. Rappresenta il contadino che viene in città per vendere la sua mercanzia. Veste un abito dignitoso, indossato proprio per recarsi in città, zoccoli di legno, un fazzoletto bianco e rosso attorno al collo e un cappello. La sua caratteristica principale è l'oca che porta dentro un cesto.


Tarlisu e bu
tarlisumbasina

Tarlisu è una maschera-pupazzo (maschile) originaria di Busto Arsizio (VA), ideata da Giovanni Sacconago ed eletta a maschera ufficiale nel 1983, con lo scopo di ricordare e celebrare la svolta economico-industriale in campo tessile del comune stesso. Il nome deriva da un tipo di stoffa che usavano i bustocchi in passato per foderare i materassi. La bumbasina (femminile) si è aggiunta da poco, a formare una bella coppia. La bumbasina era la tela grezza usata per fare le lenzuola.

Pin Girometta

Pin Girometta creato e dal Prof. Giuseppe Talamon nel 1956 è una maschera di Varese. Rappresenta un venditore girovago allegro e sempre attivo, intento a vendere le giromette (piccole figurine di pane azzimo ornate con carte colorate, piume e specchietti) e altri piccoli oggettini di difficile reperimento nei paesini (spille, bottoni, aghi). Ha una giacca verde scuro, calzoni di velluto nero, calzini a righe e cappello.

re gnoccoRe Gnocco

Re Gnocco è la maschera tipica di Carnevale di Castel Goffredo (MN) nata nel 1872. Indossa un mantello di ermellino, la parrucca e una corona. Impugna una grossa forchetta sulla quale è infilzato uno gnocco. Dopo la sua incoronazione e il discorso ai "sudditi", sono distribuiti gratuitamente gli gnocchi.

Balarì e maschèr
I balarì e i maschèr (rispettivamente ballerini e maschere) sono originari di Bagolino (BS). I balarì indossano giacca e pantaloni corti di colore scuro e ricamati, calze e camicia bianche, cravatta scura, scialle e tracolla. Indossano anche un cappello adornato di nastri e gioielli e il loro compito è ballare sotto le abitazioni di amici e conoscenti. I maschèr sono rappresentati da vecchi o vecchie intenti a fare dispetti. Gli uomini vestono di scuro ad eccezione della camicia bianca, e indossano zoccoli chiusi. Le donne portano ampie gonne lunghe e corpetto. Completa il tutto un grembiule e uno scialle che ricopre testa e spalle.


Barbara

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