Pensare con le mani: Alfredo Chighine

Dai grumi di colore fisici e corposi di Jean Fautrier alle tele di Pompilio Mandelli segnate da foga creativa e pennellate energiche, l’informale –  che “significa appunto contrario ad ogni forma, opposto di ogni volontà formativa, ribellione ad ogni precostituita e razionale strutturazione” (Ultime tendenze nell'arte d'oggi: dall'informale al neo-oggettuale. Gillo Dorfles. Feltrinelli Editore, 1999) prende vita nel secondo dopo guerra come arte che si serve di un colore mai limitato da forme schematiche e geometriche.

ALFREDOCHIGHINEMeno noto, non per merito – realmente deducibile dall’intensa e radicata produzione artistica – è Alfredo Chighine, artista che nasce a Milano e matura artisticamente all’Istituto Superiore d’Arte Decorativa di Monza e poi a Brera, dove seppe inserirsi nel vivacissimo ambiente dell’Accademia milanese. E’ a Milano, presso la Galleria Marini, che ho potuto, grazie alla cura della gallerista Patrizia Marini, osservare e cominciare ad amare le opere e i colori di un artista così vivo. 

Le opere non sono solo imperdibili per il prestigioso valore artistico o perché la mostra espone opere inedite; è necessario – e garantisco attraente – avvicinarsi ad un artista che seppe fare proprio il colore e rivisitarlo accostandolo in modo autentico e singolare.

 Chighine è artista che “pensa con le mani”, osserva Elisabetta Longari nella presentazione del catalogo della mostra, aggiungendo che in Chighine “Il segno è adesso slancio e accelerazione della superficie, ma a volte gli capita anche di sparire, alienato dal gioco d’incastro, largo e leggero, della variazione delle zone cromatiche”.

La vitalità e la ritmicità della pittura del grande artista emergono dalle più di quaranta opere eseguite dal 1953 al 1973, esposte a cent’anni dalla nascita e a quaranta dalla scomparsa.
Per mezzo delle sue opere riscopriamo un legame col colore sempre più denso, come dense sono le sue pennellate che appaiono, in alcuni dipinti, sgorgare dalla tela e dall’unione delle pennellate nervose che lusingano lo sguardo e lo invitano a seguire il loro percorso lungo la superficie. In nessun momento è lacunoso di spontaneità e vigore. 

Gli anni cinquanta di Chighine rappresentano gli anni di maggiore e acuta attività artistica, con più precisione il 1957 e 1958: i quadri di questo periodo sono animati da segni agili e caotici, da colori applicati direttamente dal tubetto, fedeli alla libertà espressiva che ha incoraggiato la mano dell’artista. Certamente meno burrascosi sono gli anni sessanta e settanta, anni in cui le tele si animano di colori prima sconosciuti al filato dell’artista, come la “Composizione” del 1973 tinto di tonalità violacee.

 Un percorso della storia dell’artista che riprende vita tra le mura della Galleria Marini, con attenta sensibilità al valore di un talento che ha rappresentato il diffondersi dell’Informale in Italia e che occorre ricordare tra i maestri nel ‘900, interprete di una nuova suggestione.

Deborah Gjinaj

Fino al 28 febbraio 2015
Galleria Marini
Via Andrea Appiani 12, Milano
Orari: dal lunedì al venerdì   15.30 - 19.30

sabato 10.30 - 12.30  15.30 - 19.30

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