Luca Ronconi una vita per il teatro

ronconi 1“Ci ha lasciato Luca Ronconi. Per più di cinquant’anni un Grande del teatro che ha innovato con coraggio e passione” E’ con queste parole che Dario Franceschini, ministro dei beni, delle attività culturali e del turismo, ha annunciato sabato sera su Twitter la scomparsa di Luca Ronconi, regista e anima del Piccolo Teatro di Milano dopo la morte di Strehler nel 1997.

Anche Matteo Renzi, presidente del consiglio, ha commentato la notizia dicendo che se n’è andato “un grande protagonista della vita culturale e civile del Paese, ingegno visionario che ha saputo scavare nell’animo umano e rappresentarlo in scena con forza, profondità, sguardo”.

Malato da tempo, Ronconi, che avrebbe compiuto 82 anni l’8 marzo, si è spento al Policlinico di Milano, dove era stato ricoverato per un peggioramento improvviso delle sue condizioni di salute. “So benissimo di essere un’anomalia, anche come regista. Se c’è stato qualcuno sempre pronto a disconoscere quello che aveva appena fatto sono proprio io. Questo non è solamente bizzarria o insofferenza… Quello che posso fare è cercare di mantenere viva la curiosità per quello che succede intorno, per ciò che è necessario” aveva detto il regista poco tempo fa “È un’attività anche terapeutica”.

Nato a Susa, in Tunisia, nel 1933, Ronconi aveva cominciato a lavorare come attore alla fine degli anni Cinquanta, per poi debuttare come regista nel 1963 con La buona moglie di Carlo Goldoni.

La svolta della sua carriera avvenne nel 1968, con la rappresentazione dell’Orlando Furioso interpretato da Mariangela Melato, primo dei suoi lavori imperniati su una recitazione astratta e straniata, quasi irreale.

Oltre ad numerosissimi lavori teatrali, tra cui Il lutto si addice a Elettra e Strano interludio di O’Neill, fino ad arrivare a Quel che sapeva Maisie di Henry James e Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus, Ronconi è stato anche un apprezzato regista lirico e il direttore del laboratorio sperimentale del Piccolo Teatro di Milano.

ronconi 2Il suo ultimo lavoro, che rimarrà in cartellone fino a metà marzo, e “Lehman Trilogy” di Stefano Massini, sull’omonima famiglia che, dalla fine dell’Ottocento fino alla caduta del 2008, è stata una dei protagonisti della scena finanziaria europea e americana.

Anche il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, ha espresso il tutto il suo cordoglio “A nome della Biennale tutta, esprimo il sentimento di rimpianto per la figura di Luca Ronconi, che è stato negli anni Leone d'oro alla carriera (2012), indimenticabile Direttore del Settori Teatro e Musica (1975-1977) e maestro anche per l'impegno nell'avviare le istituzioni verso l'educazione e la formazione dei giovani”.

“In questo caso la parola ‘carriera’ è sminuente; nel caso di Ronconi dobbiamo parlare di un’intera vita dedicata al teatro, nella quale teatro e vita sono state una cosa sola. Ronconi ha saputo e sa essere un maestro per i giovani, cui ha trasmesso la sua sapienza. Se i più “grandi” riuscissero sempre a far questo, oggi non saremmo a parlare di crisi e i giovani avrebbero vie migliori di quelle che portano a rapide illusioni. In più il maestro ha saputo essere un interprete del proprio tempo, senza mai concedersi al facilmente e immediatamente consumabile, e soprattutto vivendo nella storia del proprio Paese in piena libertà intellettuale” ricordandolo come “un artista che ha scritto la storia del teatro italiano e ha segnato la vita del Piccolo dal 1998, anno in cui ne è diventato figura di riferimento. Insieme alle persone a lui più vicine, il Piccolo concorderà e annuncerà i modi per ricordarlo e per onorarlo più vicini alla sua natura, al suo pensiero, alla sua umanità, alla sua riservatezza” spiega nel comunicato stampa la direzione del Piccolo Teatro di Milano. 

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