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Tombini e street art in Via Montenapoleone per la Settimana della Moda

Quella che si è aperta ieri è una curiosa iniziativa atta a presentare la  Milano Fashion Week 2015, che aprirà i battenti nei prossimi giorni.

tombini street art milano mostra settimana moda milanofree tiziana leopizziTutta la città sarà coinvolta e sarà facile vedere passare modelle in vari angoli di Milano, ma il cuore pulsante resta sempre il "Quadrilatero", ovvero Via Manzoni, via della Spiga, Piazza San Babila e, naturalmente, Via Montenapoleone e Via Sant'Andrea. Proprio su queste ultime due vie si è scelta una forma alquanto insolita di presentazione dell'evento: all'alba del 24 febbraio, una squadra di operai è stata chiamata a sostituire molti dei tombini situati sui due marciapiedi con altri disegnati dai più grandi stilisti italiani impegnati nella Milano Fashion Week

Si è deciso di puntare sul "made in Italy", a pochi mesi dall'apertura di Expo, con una forma originale di creatività che unisce moda, brand strategy e street art, che renderà due delle più esclusive strade di Milano una piccola galleria a cielo aperto. I tombini, ventiquattro in tutto, sono stati colorati con resine speciali che resistono all'usura e alle intemperie e piombati per evitare furti.

Sopra il sotto è il nome dell'iniziativa, giunta alla terza edizione, il cui obiettivo è descrivere la nuova Milano, la Milano che cambia, la Milano connessa ventiquattro ore su ventiquattro alla rete di Internet e la Milano che è il cuore tecnologico d'Italia. Non a caso, chi ha commissionato la "tombini art" è Metroweb, azienda milanese che ha installato in città la più grande rete di fibre ottiche in Italia. Insomma, non si potrà più dire solo "alzare gli occhi mentre si cammina", ma anche abbassarli, per scoprire l'opera d'arte che c'è sotto i nostri piedi.

Chi sono gli stilisti che espongono e cosa vogliono rappresentare? Facciamo un breve excursus, premettendo che ogni tombino ha una sua storia e una sua indipendenza rispetto agli altri. Su Via Montenapoleone spicca, all'inizio, all'angolo con Corso Matteotti, il logo stilizzato di Giorgio Armani, bianco su sfondo nero. All'estremo opposto, quasi all'angolo con Via Manzoni, Ermenegildo Zegna ha puntato sul simbolo della capra, mentre Zanotti design ha realizzato un'opera raffigurante donne che indossano il tacco 12, uno dei simboli della moda odierna. Salvatore Ferragamo ha disegnato un Duomo preceduto da palme, giraffe e zebre, allusione alla città divenuta giungla di suoni, colori ed espressioni. Donatella Versace ha lavorato sull'effigie della Medusa, logo della maison ma anche tema della pittura tardorinascimentale e barocca (vedi Caravaggio), con colori sgargianti. C'è chi punta sulla biografia, come Dsquared2, con i due gemelli stilizzati che alludono ai due fondatori, Dean e Dan Caten, e c'è chi punta sugli animali, come Roberto Cavalli, che in un turbine di colori e tonalità luminose ha raffigurato una tigre. Emilio Pucci punta sull'astratto, sulla geometria simbolo dell'anima, ispirata da una delle sue molte stampe d'archivio, come anche LarusMiani, Iceberg (in un curioso stile manga) e Valentino. Alberta Ferretti riprende le sinuosità rococò del Settecento mentre Hogan, come prevedibile, lavora sulla forma di scarpa vista dall'alto. Si segnala anche la rete di tubi, simile a un reticolato del metrò, di Alessandro Garofalo, giovane allievo dell'Istituto Marangoni.

E su Via Sant'Andrea? Spiccano il vortice di Prada, la composizione di Laura Biagiotti ispirata al maestro futurista Giacomo Balla, il levriero stilizzato in quattro pose di Trussardi, l'onda cromatica di Missoni e lo skyline "in cachemire" di Brunello Cucinelli.

I tombini resteranno esposti fino a gennaio 2016, per poi essere battuti all'asta da Christie's, con il ricavato che andrà a un'associazione di sostegno alle donne in difficoltà in tutto il Mondo.

E la gente cosa ne pensa? Passeggiando in prima serata per Via Montenapoleone, i molti turisti e i frettolosi milanesi usciti dagli uffici e diretti alle metropolitane sembravano incuriositi, tanto che molti si fermavano a fare foto a queste insolite opere d'arte, ma soddisfatti dell'iniziativa originale.

Stefano

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