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Milioni di nuovi poveri nell'Italia del terzo millenio

nuovi poveriLa povertà sta crescendo ad un ritmo inesorabile e allarmante, ma i nostri politici continuano a parlarci di inversione di tendenza e soprattutto di una ripresa economica che non c’è.

La parola “povertà”, al tempo d’ oggi,  non  è più ricollegabile ad una pura e semplice condizione di deprivazione oggettivamente misurabile, ma ricomprende anche quella senzazione di insicurezza sociale, di instabilità economica e di fragilità fisica o relazionale riferibile ad un “sistema” massimamente incentrato sulla competitività e sulla produttività.   

I dati impietosi dell’ISTAT, pubblicati poco più di 6 mesi fa, ci raccontano di un’autentica emergenza umanitaria che si sta  consumando nel nostro Paese: la tragedia di un popolo che,  colpito dalla crisi economica, dalle persistenti diseguaglianze sociali e da un degrado culturale profondo, sta perdendo non solo la capacità di lottare per una vita migliore, ma anche quella più semplice di elaborare un sentimento di  indignazione di fronte all’altrui insostenibile sofferenza. 

 “Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila), e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila)”.

 “L'incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9% (per effetto dell'aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all'anno precedente”.

“Le dinamiche della povertà relativa confermano alcuni dei peggioramenti osservati per la povertà assoluta”(ISTAT.)nuovi poveri2

Quelli riportati, sono stralci estrapolati dal più recente comunicato stampa in fatto di rilevazioni sul tema : le cifre parlano e si commentano da sole. Un terzo della popolazione, in quella stessa Nazione che fino ad una decina di anni fa era una delle prime potenze economiche del mondo, sta letteralmente andando alla deriva, naufragando in quel mare di indifferenza e di ipocrisia rappresentato dallo spettacolo indecente e irritante che ogni giorno i nostri “onorevoli rappresentanti” offrono impunemente dall’alto della loro privilegiata posizione economico-sociale. 

Qui, nella terra che ostinatamente continuiamo a definire “la nostra bella Italia”,  un’intera “classe media” è stata completamente cancellata dalla cartina geo-politica, spazzata via dalle folli politiche di austerità europee; decine di migliaia di aziende si sono trasferite negli ultimi anni oltre frontiera; le imprese nostrane chiudono al ritmo di 1.000 al giorno; milioni e milioni di persone si svegliano al mattino senza sapere se riusciranno a procurarsi un pasto; migliaia di famiglie  non sono sicure di poter dormire la notte successiva nella loro casa, perché in attesa da un istante all’altro di uno sgombero forzato, ben consapevoli  che, non avendo soldi, non sapranno dove andare; un numero indefinito di pensionati, ai quali lo Stato impone di andare avanti con poche centinaia di euro al mese, all’alba (quando nessuno li nota) vanno a frugare – furtivamente -  nei cassonetti dell’immondizia, prima che i mezzi della nettezza urbana passino a svuotarli; i giovani, sempre più spesso, sono costretti a ritornare a vivere nella casa degli anziani genitori, con coniuge e figli al seguito.

Sarebbe questo, dunque, il Paese che sta risollevandosi dalle proprie macerie! Ma di cosa stiamo davvero parlando? E  quella “imminente” ripresa economica, quella “luce in fondo al tunnel” che da anni compare nelle “allucinazioni” dei nostri governanti, quando arriverà, se mai arriverà? Il Paese reale si sta schiantando contro il muro del debito pubblico e dell’Europa di Bruxelles, solo questa è la nuda e cruda verità. Come si può non vederla?

Nel frattempo, mentre nel nostro parlamento proliferano lotte intrapartitiche e risse di ogni genere (per la legge elettorale, per gli sgarbi istituzionali più o meno consumati in occasione dell’elezione del Capo dello Stato, per il  forse-rinnegato “Patto del Nazareno”, per le direttive imposte dagli euroburocrati - un manipolo di strozzini che si alternano, a rotazione,  sempre sulle stesse poltrone! - e per quant’altro comunque mai riconducibile agli interessi veri della gente comune), i “nostri poveri”, in gravissime difficoltà, continuano a sopravvivere (quando ci riescono) tra stenti materiali e indicibile dolore “fisico e morale”.

Il dettato costituzionale sancisce testualmente che È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ma dov’è l’applicazione della Carta Costituzionale? E dov’è oggi  lo Stato? L’amarissima constatazione è che, di fatto, lo Stato c’è soltanto quando deve prendere dal cittadino, ma, nel momento in cui deve invece rispettare un obbligo di dare, esso si smaterializza con vergognosa destrezza,  celando le sue inadempienze in uno squallido rimpallo di volatili responsabilità istituzionali.

Forse ci stiamo avviando verso una pericolosa linea di confine oltre la quale l’indigenza, lo strazio e l’assenza continuata di prospettive, abbrutiscono l’individuo al punto da desensibilizzarlo, da spogliarlo di ogni dignità, isolandolo dal contesto in cui vive e rendendolo perfettamente impermeabile all’altrui sofferenza. Il rischio, insomma,  è quello della cosiddetta esclusione sociale”, data dalla “impossibilità o dalla incapacità della partecipazione di un soggetto alle normali attività sociali e personali” (lavoro, istruzione e formazione, possibilità di costruirsi un nucleo familiare, ecc.), per cui l’essere umano arriva a smarrire la percezione di appartenenza ad una data comunità.

L’impressione, quasi palpabile, è che la regressione verso il primitivo homo homini lupus” ormai incomba, e che i segni di tale processo involutivo  siano ormai ravvisabili nella stessa “guerra tra poveri” , tra coloro che si affrontano rabbiosamente per l’occupazione abusiva di una casa popolare, o discutono per il posto in fila alla mensa della Caritas.

 Fonti: ISTAT – Unioncamere – Costituzione della Repubblica Italiana                               

Mirella Elisa Scotellaro

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