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Depositi bancari italiani all'estero nel mirino del Fisco

italia svizzeraNel precedente articolo “Italia - Svizzera: cosa c’è dietro l’accordo sul segreto bancario” avevamo fatto un esame del protocollo dell’intesa per punti dettagliati. Procediamo ora con una valutazione più complessiva.

Volendo dare per buona la finalità ultima del protocollo contenuto nell’accordo con la Svizzera, e concedendo pieno riconoscimento all’intento governativo di voler indurre gli evasori fiscali italiani ad una regolarizzazione spontanea della loro posizione, sia pure in cambio di una complessiva evidente impunità, restano tuttavia numerose le problematiche irrisolte non solo sull’etica del metodo impiegato ma soprattutto sulle incognite circa la sua reale capacità di centrare l’obbiettivo, che in buona parte è da considerarsi già fallito, se soltanto si tiene in debito conto una duplice serie di circostanze:

  1. il fatto incontrovertibile che la notizia sull’accordo italo-elvetico circolava ormai da tempo in tutti gli ambienti politici e finanziari con la conseguenza che, per ovvie ragioni, la gran parte dei capitali è già stata spostata al sicuro in altri paradisi fiscali;
  2. la convinzione (ampiamente comprovata dai gravissimi fatti di criminalità riconducibili ad esponenti di spicco del mondo politico ed imprenditoriale) che la massima parte dei “grandi evasori fiscali” si anniderebbe proprio tra le maglie delle relazioni e delle connivenze con un gran numero di personaggi politici (quegli stessi che presto verranno chiamati a “ratificare” l’accordo).

“Rebus sic stantibus”,  le misure anti-evasione come il nuovissimo accordo sul segreto bancario, al massimo sono in grado di catturare “pesci piccoli” ma non possono funzionare efficacemente contro i “grandi evasori” i quali, forti dei loro rapporti privilegiati in “alto loco”,   riescono sempre a prevenire le strategie del fisco, salvaguardando puntualmente i loro interessi, nonché gli interessi dei loro amici, e quelli dei membri del loro entourage, ma questo non è eticamente accettabile.  Altro che “accordo Italia/Svizzera”!banconote euro

Un vecchio detto racconta l’antica storia di una stalla che veniva purtroppo chiusa solamente dopo che i buoi erano scappati: l’immagine dello “storico accordo” sembra tristemente una fotografia di quella situazione.

Insomma, a parte la questione dei “frontalieri”, peraltro affrontata e definita senza novità di carattere rivoluzionario, per il resto tutti i dubbi sulla effettiva portata dell’accordo, così come illustrati,  sembrano trovare fondamento. Molto probabilmente i “grandi evasori” potranno continuare a dormire “sonni tranquilli”, con i loro preziosi depositi già al riparo, chissà  dove … Nella rete del fisco italiano potrebbero cadere quattro gatti, i più sprovveduti, quelli che -  meno avendo da perdere – sono nell’impossibilità di  contribuire in maniera determinante al risanamento delle finanze pubbliche.

Ma, posto per una ipotesi fortunatissima che invece lo Stato Italiano abbia trovato la vera soluzione alla piaga di quella evasione fiscale diffusa che viene rappresentata come la radice di tutti i mali del Paese (compreso l’elevatissimo e folle tasso di fiscalità tuttora vigente), quanti di noi sono disposti a credere che i presunti “miliardi in partenza dalle banche svizzere” per le casse dell’Agenzia delle Entrate, serviranno a risarcire i contribuenti onesti, finora oppressi fino all’insopportabile, in nome di una equità fiscale che un giorno sarebbe arrivata?E se, contrariamente a quanto è stato proclamato a gran voce fino a ieri, quei miliardi di euro (ammesso e non concesso che vengano recuperati) servissero  domani solo ed esclusivamente per andare a colmare - con un impercettibile colpo di mano, degno di un maestro della truffa – quelle innumerevoli “voragini di bilancio” (di enti pubblici e di banche private) prodotte dai soliti amministratori  incompetenti, raccomandati o semplicemente corrotti e senza scrupoli che, dopo aver fatto danni incalcolabili  nel ricoprire un incarico, lo lasciano a suon di liquidazioni milionarie per andare a cercarsi  (“sponsorizzati” dai “Signori della politica”) un’altra “poltrona” sulla quale piazzarsi?

Come spesso ripeteva un noto giornalista e conduttore televisivo, “La domanda sorge spontanea”.

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