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Lombardia, verso il referendum sull’autonomia

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È stata approvata, dal consiglio regionale, la proposta di referendum consultivo per conferire alla Lombardia particolari forme e condizioni di autonomia, perciò entro 18 mesi i lombardi saranno chiamati alle urne.

La proposta promossa dalla Lega Nord, che per legge doveva raccogliere i 2/3 dei consensi dell’aula, ha ottenuto 58 voti a favore, appoggiata da Lista Maroni, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Fratelli d’Italia, Pensionati, Gruppo Misto e Movimento 5 Stelle e 20 voti contrari (Partito Democratico e Patto Civico).

Sulla scheda di voto i lombardi troveranno il seguente quesito: “Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?”.

Il capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Romeo, ha definito il voto dell’aula “un atto di coraggio importante a difesa del regionalismo e contro lo smantellamento degli enti locali da parte del governo Renzi. Si è discusso molto del costo della consultazione referendaria, domandiamoci invece quanto costerebbe ai lombardi restare inermi: solo due mesi fa il governo ha tagliato un miliardo di euro alla regione Lombardia. Questo referendum rappresenta l’unica possibilità di trattenere maggiori risorse sul nostro territorio; soltanto con la forza e la pressione del voto popolare lo Stato centrale non potrà più ignorare le richieste della Lombardia.”

Sulla tematica autonomista il PD propendeva per l’apertura di una trattativa col governo Renzi e, solo in caso negativo, lasciando aperto lo spiraglio referendario che sarebbe così slittato di parecchi mesi.

Insomma è possibile addirittura che la popolazione lombarda venga chiamata alle urne dopo l’Expo e prima di Natale.

Roberto Maroni, ideologo di una macroregione del nord, si è accontentato della vittoria in consiglio regionale per la spinta autonomista che, pare giusto chiarirlo, non equivale a trasformare la Lombardia in regione a statuto speciale: la Costituzione infatti stabilisce che, al momento, solo Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia siano regioni di questo tipo.

Si parla di costi troppo elevati (PD) senza ricordarsi che si è proposto il voto elettronico proprio per ridurre di molto i costi. E bisogna dire che le scelte veramente importanti si pagano una volta per sempre ma se possono dare miglioramenti allora il beneficio supererà il costo.

Se i lombardi decideranno per l’autonomia allora la regione potrà decidere di amministrare i propri beni economici senza passare da Roma. La Lombardia è una delle poche regioni che trainano l’economia italiana e il referendum può dimostrare che ogni tanto la meritocrazia viene premiata. Le altre regioni non verranno abbandonate a sé stesse ma dovranno comunque essere più responsabili sui propri sprechi.

Speriamo soltanto che la maggior parte delle persone con diritto di voto sappiano di questa possibilità di rendersi autonomi, occasione unica ed irripetibile.

Stefano Todisco

 

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