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Milano: Festa del Papà con De Chirico

dechiricoLa festa del papà viene festeggiata in Italia il 19 marzo in corrispondenza con la festa di San Giuseppe e viene accompagnata da un regalo al proprio papà. Molte famiglie però preferiscono festeggiare non con doni, ma passando intere giornate insieme.

Così anche l'Italia si muove e promuove eventi in occasione di questa ricorrenza e molti papà scelgono di passare questa giornata al museo con i propri figli attraverso percorsi didattici e interattivi. A Milano il Museo del Novecento, per esempio, aderisce al MUSEI FAMILY FRIENDLY dove le porte del museo si aprono per accogliere mamme e papà desiderosi di visitare le collezioni con i loro piccoli o, semplicemente, necessitano di uno spazio dove cambiare, allattare o far riposare i pargoli in un luogo accogliente.

Tra le opere che si possono vedere, da non perdere in occasione della festa del papà è "Il figliol prodigo" di Giorgio De Chirico, del 1922, artista a cui il Museo dedica una monografia. Le prime notizie su questa tela risalgono al dicembre del 1929, quando la sua immagine fu pubblicata sulla rivista belga "Selection", in un numero interamente dedicato all'artista. Nello stesso mese il quadro era stato messo all'asta presso la Galleria Bardi di Milano assieme a tutta la collezione dell'editore fiorentino Attilio Vallecchi. Si può ragionevolmente pensare che il dipinto sia stato commissionato dallo stesso Vallecchi nel 1922 e poi rimasto nella sua collezione fino alla vendita avvenuta alla fine del decennio. Il quadro ha avuto poi una storia movimentata: ha infatti attraversato diverse collezioni, esposizioni e gallerie, tra le quali la Galleria del Milione di Milano, per poi essere collocato nel Museo del Novecento nel 2010. 

L'opera rappresenta una piazza delimitata a destra da un edificio porticato e aperta a sinistra su un lontano paesaggio, si impone la visione in primo piano dell'abbraccio tra il figlio rappresentato da un manichino senza volto colorato e vivace e il proprio padre, dipinto come una rigida statua di gesso. Quella del manichino è una figura ricorrente nella pittura di De Chirico soprattutto nelle tele del periodo "metafisico" (rappresentare ciò che è oltre l'apparenza fisica della realtà, al di là dell'esperienza dei sensi). Tale manichino difatti si caratterizzò fin dal principio come una metafora dell'artista creatore, uno sorta di suo doppio inquietante, e costituì la soluzione più efficace alla tendenza dechirichiana a proiettarsi autobiograficamente in ogni sua opera d'arte. Anche la scelta del soggetto di questa tela aveva degli evidenti risvolti personali che si mescolavano ad alcuni più strettamente filosofici.

Rendendo esplicita l'idea dell'eterno ritorno nietzchiano, in cui passato e futuro si confondono sino all'annullamento, la Parabola del Figliol prodigo permetteva all'autore di tradurre in immagini alcuni passaggi cruciali della sua esistenza artistica e privata: il "ritorno in patria" dopo gli anni parigini nel 1915, il "ritorno al mestiere" nel 191 e il "ritorno al romanticismo" nel 1924. .Il ritorno del figliol prodigo del 1922, con il suo manichino, si deve interpretare come un atto di riconciliazione con il classicismo, con la storia artistica nazionale e più in generale con il museo (non a caso il padre è rappresentato come una statua ottocentesca).  In esso spiccano il vistoso omaggio all'architettura fiorentina,nell'edificio a destra e il gradevole paese toscano. Mentre il luminoso cielo percorso da nubi ostenta un debito nei confronti di Mantegna e di Bellini. L'operazione di recupero del passato, infine, era completata dalla scelta di dipingere la tela con la tecnica della tempera grassa anziché con il più consueto olio.

Il tema del ritorno del figlio dal padre è un tema molto attuale e di riflessione: crea quell'unione viscerale tra padre e figlio e il senso del perdono racchiuso in un abbraccio di riconciliazione. E' sempre un invito per i genitori di perdonare i propri figli e per i ragazzi la consapevolezza che un padre ci sarà sempre, pronto a tutelarti e a proteggerti dalla realtà.

Monica Lia Monacchi

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