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Opere pubbliche, tangenti ed Expo. L'Italia della trasparenza.

Ercole Incalza. Un nome, una garanzia. Un moderno guerriero figlio del padre di tutti gli dei che si scaglia contro l'ultima possibilità di ritrovare tracce di legalità nell'ambito delle infrastrutture. Una bomba ad orologeria che scoppia. Perchè si sa, in Italia è così. Vige la tranquillità, ma quella trasparente. Quella che agisce nell'ombra e che fonda, costruisce e distrugge "cupole" e affari segreti, quella di cui è affetta un' Italia tanto incasinata nel mondo della realtà tra debito pubblico, disoccupazione e squilibri sociali, ed è tanto (forse troppo) disinibita e disinvolta nell'oceano affaristico e della tolleranza nei confronti di personaggi come Ercole Incalza.

opere pubbliche tangenti expo italia

E quando tra lo stato confusionale del paese e questo mondo segreto avviene un incontro ravvicinato, c'è una piccola implosione. Un carico di tritolo che puntualmente tende a mandare in tilt un sistema che già di suo sfiora da ormai troppi anni la linea che divide bilanciamento e default. Avviene perciò tutto al contrario, l'ordine che scatena la confusione, il neuter che disturba il chaos.

Ercole Incalza e il suo socio in affari Stefano Perotti vengono infatti arrestati dopo un' inchiesta della procura di Firenze che affermerebbe la presenza di una "cupola" che pilotava i grandi appalti pubblici in tutta Italia come quelli legati all'alta velocità, a Expo 2015 e pure alle autostrade, come la Salerno-Reggio Calabria. A gestire quello che i magistrati chiamano "Sistema" sarebbero stati dunque i due imprenditori. Allo stesso tempo lo scandalo ha un grande risvolto politico che tocca il governo nella persona del ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, sia per un suo evidente e strettissimo legame con Incalza, sia per una vicenda che emerge dall'indagine: Perotti si sarebbe adoperato per trovare un lavoro al figlio di Lupi al quale fu pure regalato un Rolex della cifra di diecimila euro. Ora, tralasciando i dolci regali e beni di fratellanza tra uomini del "mondo di mezzo", i quali hanno fatto nascere un mercato indipendente e parallelo basato sulla condivisione di doni - antropologicamente interessante ma legalmente prevedibile - la ruota continua a girare. Quella ruota trasparente munita di timer e campanello, che salta regolarmente all'occhio di procura, istituzioni, governo e paese. Quando infatti pensate che sia tutto finalmente irregolare e blando come piace a voi, puntualmente arriva il solito affaire guastafeste che vi ruba la scena.

opere pubbliche tangenti expo italia milanofreeIncalza era "il dominus totale" che, come ricorda il gip: "Ha ricevuto lo stesso incarico da ogni compagine governativa che si è succeduta negli anni e dirigeva ogni grande opera, predisponendo le bozze della legge obiettivo e individuando di anno in anno quelle da finanziare e quelle da bloccare". Secondo i carabinieri del Ros infatti, sceglieva gli appaltatori amici suggerendo poi loro il nome del direttore dei lavori, sempre persone riferibili a Perotti. In cambio riceveva compensi per consulenze, come i cinquecento mila euro ricevuti dalla società impegnata nell' AV Firenze-Bologna.

E in tutto questo, il presidente del consiglio, abile domatore di serpenti che ora si trova ad avere a che fare con due boa impazziti chiamati "opere pubbliche" e "paese", trova del veleno nel suo cestino del pranzo. Quell'acido venefico, pur non indagato, si chiama Maurizio Lupi, ministro delle infrastrutture di un Governo, a detta dei cinquestelle: "incapace di dare una svolta positiva ad un momento così delicato del paese e caduto nelle solite inchieste di un' Italia ormai priva di fiducia nelle istituzioni". Tuttavia, partendo dal presupposto che in tutto questo il Governo c'entra davvero poco - o forse nulla - e di discorsi nati dal rapporto tra egemonia grillina e qualunquismo eroico non ne abbiamo bisogno, non ci rimane che arrivare ad una conclusione che lascia spazio all'immaginazione, che crea confini indissolubili che a loro volta suddividono la grande famiglia - o azienda - denominata Italia in tanti piccoli ruoli e controfigure. Una favola fatta di fango e inchieste, tutte regolate da un orologio che segna due tipi di sveglia. La prima, che porta il nome di "indagine: mode on", quel classico bottone rosso che nei cartoni animati non bisogna pigiare ma che tutti i personaggi più stupidi immancabilmente premono, e la seconda denominata "speculazione editoriale" che non lascia spazio a sopravvissuti ed eroi. Il mondo delle mazzette e degli appalti infatti, oltre a dover affrontare quotidianamente ogni tipo di "terrorismo" finanziario, combatte da sempre per avere un posto a sedere più comodo di fronte al suo alter ego più pericolo, il caos mediatico-sociale che si crea conseguentemente alle indagini nate in procura. Quell'automizzata e impulsiva "macchina del fango" di cui aveva fatto cenno Roberto Saviano e che da vita ad una guerra tra ricchi che fa a gara di audience con le guerre fra poveri delle case popolari e dei centri di accoglienza e immigrazione. Il tutto diviso, confuso e mimetizzato tra stato di neuter e stato di chaos, in cui muta onnipotenza e destabilizzazione entrano in contatto come la mano del "figurato di bellezza Adamo" e quella di Dio nella "Creazione di Adamo". Poichè in Italia, si sa, si preferisce accarezzare una tendina di seta prima di lanciarsi dal precipizio.

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