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Maga di Gallarate: pubblico da record all’inaugurazione della mostra su Missoni

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Si è tenuta sabato 18 aprile 2015 alle 18.30 l’inaugurazione della mostra Missoni, l’arte, il colore al Museo MA*GA di Gallarate. L’affluenza di pubblico – di tutte le età – è stata vastissima, al punto che è stata necessaria una divisione in gruppi di 50 persone e la struttura è rimasta aperta fino a mezzanotte.

Al taglio del nastro, dopo la consueta passerella dei politici, hanno preso la parola Luca e Angela Missoni, fratelli dello scomparso Ottavio, e Rosita Jelmini, moglie del fondatore Vittorio Missoni, che ha ricordato le origini della loro storia sentimentale e poi imprenditoriale, “un’epopea di creatività e voglia di fare” all’insegna del “made in Italy”. “Tutta quella che è stata la nostra storia la vedrete qui”, testimoniata da una selezione di 100 capi degli ultimi 63 anni. Una lunga avventura inaugurata con “trecento cambiali firmate in uno scantinato in piazza Filodrammatici a Milano” e che si è deciso di celebrare proprio in quella città di Gallarate dove, nel 1953, venne costruito il primo laboratorio artigianale.

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Il successo dell’evento è stato reso possibile da un efficiente gioco di squadra guidato dagli organizzatori, che nei loro discorsi hanno sottolineato come la ricerca stilistica di Missoni abbia ormai incontestabilmente superato il campo della moda per entrare ufficialmente in quello dell’arte. Abbiamo intervistato Luciano Caramel (nella foto, al centro, insieme a Martino Martinotta e Riccardo Simoni del Gruppo Aris), curatore insieme ad Emma Zanella della mostra e del relativo catalogo edito da Rizzoli.

D: In che modo questa mostra intende dialogare con le tematiche dell’Expo?

R: La mostra rientra nel progetto Grand Tour EXPO e l’accompagnerà fino ai primi giorni di novembre. Il dialogo è diretto perché arte e cultura sono cibo per la mente e dunque rappresentano il nutrimento per eccellenza dell’essere umano.

D: In che senso la ricerca stilistica di Missoni può definirsi artistica?
R: Ottavio ha espresso la sua creatività prima di tutto attraverso il pennello. Io l’ho conosciuto come pittore, alla fine degli anni Cinquanta, grazie al comune amico Roberto Crippa. La visione poetica e la metodologia che sostengono entrambe le ricerche sono le medesime e questa mostra vuole testimoniarlo con forza.

D: Perché si è scelto il colore come leitmotiv del suo lavoro?
R: Abbiamo impiegato un mese a scegliere il titolo e alla fine si è optato per uno molto semplice, ma capace di equilibrare l’aspetto artistico e quello aziendale della maison. Non ci sono arti minori, ma solo l’arte tout court e la ricerca di Missoni lo dimostra attraverso la funzione del colore, che non serve a descrivere qualcosa ma è, esso stesso, discorso. Abbiamo sottolineato questo aspetto nella prima sezione della mostra, “Radici”, dove vengono chiarite le fonti d’ispirazioni di Missoni, soprattutto Paul Klee.

missoni marta.mucchietto2D: Per concludere calza a pennello la frase dello stesso Missoni, che hai citato durante la presentazione alla stampa: “Il colore è parte integrante del mio dna”.
R: È una citazione del volume “Una vita sul filo di lana”, vale la pena citare l’intero estratto. “Il colore è parte integrante del mio Dna. Dalla Dalmazia e da Ragusa ho portato con me i blu, che profumano d’oltremare, e i rossi aranciati dei tramonti sull’Adriatico; i gialli caldi screziati d’ocra e marrone parlano di rocce e sabbie, lambite, rimescolate ed erose dalle onde. Non possono mancare i neri, che amalgamano. E poi il viola, mio colore prediletto, in tutte le sue sfumature. Se si guarda bene c’è sempre, anche se non compare a prima vista”.

Il percorso espositivo è particolarmente ricco e coinvolgente, a partire dall’affascinante allestimento scenografico. L’esposizione è aperta da Casa di moda, una video-installazione di Ali Kazma che attraversa l’intero ciclo produttivo aziendale, dal filo di lana al prodotto finale, per evidenziare il perfetto connubio fra lavoro artigianale e design. La sezione “Radici” cerca di chiarire le fonti artistiche che hanno alimentato il linguaggio espressivo del marchio Missoni, basato sulla ritmica composizione di forme e colori. I maestri di riferimento sono molti ed eterogenei: Giacomo Balla, Sonia e Robert Delaunay, Fortunato Depero, Lucio Fontana, Piet Mondrian, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Bruno Munari. Il percorso prosegue con delle grandi installazioni di gomitoli di lana, simboleggianti la nuda materia prima, quindi una vasta esposizione dei prodotti finiti, cioè degli abiti che hanno fatto la storia dei Missoni. “I filati sono il medium per il colore che, lavorato a maglia, prende profondità e rilievo”, scrivono gli ideatori Luca Missoni e Angelo Jelmini. L’ultima sezione è dedicata all’incontro con l’arte contemporanea italiana: le pitture e gli arazzi di Ottavio Missoni dialogano così con opere di Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Emilio Vedova, Dadamaino, Luigi Veronesi e molti altri.

Oltre alla mostra, previsto un ampio programma di attività collaterali e proposte didattiche.

Fotografie di Marta Mucchietto, Lorenzo e Giulia Canese.

Patrick

Missoni, l’arte, il colore
Gallarate, Museo MA*GA (via De Magri 1)
Date: 19 aprile – 8 novembre 2015
Orari: dal martedì al venerdì, 10 – 19; sabato e domenica, 10 – 20; Lunedì chiuso
Biglietto: 10 euro

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