Pop Art. Perchè incuriosisce.

I quadri di Andy Warhol sono i nostri preferiti per gli screensaver dei cellulari e la Coca Cola la amiamo. Ci sentiamo veri protagonisti della pop culture.

Mi era bastato “Gold Marilyn Monroe” di Andy Warhol, un quadro apparentemente semplice, per incuriosirmi.
E non ho mai capito cosa di quel quadro mi attraesse e  che cosa mi avesse spinto a volerne sapere di più di quell’arte, cosa ci fosse di così interessante nel volto di Marilyn Monroe che galleggiava nell’oro. E non l’ho ancora capito, ma sono certa che senza quel quadro – ed è paradossale – non mi sarei mai avvicinata a Raffaello o Caravaggio, Van Gogh o Modigliani.

Ho osservato, con primo ed originale sguardo, la Coca Cola come soggetto: quella di Jasper Johns (Coca-Cola and Grid, 1972), quella di Robert Rauschenberg (Coca-Cola Plan, 1958) e ovviamente quelle di Warhol. La Coca Cola, quella che bevevo con una cannuccia davanti ad un film, la vidi sui miei manuali di storia dell’arte e seppi intuire l’audacia – e la stranezza – di quest’arte che l’ha fatta protagonista.  Accennare al fatto che questa corrente artistica – o un questo nuovo lifestyle - nasca nei primi anni Cinquanta è necessario per poterne capire il contagio e la forza: la società consumistica, i mass media, la televisione, la pubblicità, il cinema sono terreno fertile.
Tutto cambia, i punti di riferimento si ribaltano e le persone cominciano – forse per la prima volta, superficialmente – ad interessarsi alla vita degli altri, a quello che è definito  lo “star system”.

RotellaMarilynHo parlato di audacia nella Pop Art perché questa popolare corrente fa della quotidianità il suo soggetto preferito – ma non è questa l’autentica novità; e lo sa bene Honoré Daumier col suo “Vagone di terza classe”, come lo sanno le “Spigolatrici” di Jean Francois Millet.-  Ad essere inconsueto ed originale è l’obiettivo di prendere gli oggetti che le persone vivono e consumano nella quotidianità ed innalzarle ad arte: è originale attribuire alla coca cola, ai barattoli Campbell’s o alle scatole Brillo una dignità altissima.

La società comincia a vedersi rispecchiata in un’arte che non riflette ciò che le persone fanno, ma ciò che a loro è utile tutti i giorni. E’ un’arte che non denuncia il consumismo di quegli anni, non si lamenta, non vuole cambiare una situazione ma la accetta e apprezza. Può essere per questo che l’arte pop piaccia? Perché è la prima vera volta che le persone – ma soprattutto le loro cose, e il materialismo oggi è evidentissimo– sono protagoniste di un’arte che non esclude ma avvicina, che non denuncia ma celebra. 

Mi viene difficile pensare ad una cosa meno attuale dell’idolatria per le star tipica della Pop Art è inutile ricordare l’impero economico che è venuto a formarsi solo sul gossip negli ultimi anni - .Basti pensare ad Andy Warhol che è il più famoso tra gli artisti pop. Attenzione: il più famoso ma non il più caratteristico, non quello che seppe aderire all’arte Pop meglio di altri. Forse il più originale, il più irriverente e quello che più si sentiva a suo agio sotto i riflettori –  che cercava senza sosta - 

warholandyE’ lui che seppe sfruttare al massimo i quindici minuti di fama di cui si parla tanto: la sua Factory, gli anni allo Studio 54, la sua amatissima – e sfruttatissima - Edie Sedgwick, gli scandali, David Bowie che gli dedica una canzone. Andy Warhol, di indubbio talento e di grande genialità, voleva essere una star e ci è riuscito. Amava le star, voleva essere a tutti i costi una di loro, prima ancora di volersi affermare come artista – non è un mistero che negli anni Cinquanta fu denunciato per stalking ai danni di Truman Capote - .

Andy Warhol è uno dei pochi artisti che fu più vicino di altri al popolo, alla gente semplice. Amava le star esattamente come le amava la società.  E’ per questo che lo amiamo.

La Pop Art mi ha fatto capire come, più o meno ironicamente, l’arte appartenga a noi più di ogni altra cosa. L’arte è prodotta da noi, parla di noi e di ciò che viviamo. E’ la prima vera arte – e quella più vicina alla nostra società – che seppe prendere la forma del tempo in cui viveva, senza austerità e snobismi. E’ arte che ci fa sentire all’altezza perché prende a soggetto una quotidianità da tutti condivisa. “.. Tu puoi vedere alla tv la pubblicità della Coca-Cola e sai che il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola e anche tu puoi bere Coca-Cola. Una Coca-Cola è una Coca-Cola è non c’è denaro che ti consenta di berne una più buona di quella che sta bevendo un barbone all’angolo(Andy Warhol).

Deborah Gjinaj 

 

 

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