Il genio di Leonardo a Palazzo Reale

leonardo ferroniereExpo 2015 a Milano vuol dire anche grandi mostre e vuol dire anche Leonardo da Vinci.

A Palazzo Reale, dal 14 aprile fino al 19 luglio, ha luogo la più grande mostra mai organizzata sul Genio di Vinci. Curata da Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, l'esposizione è la grande occasione per mostrare al Mondo, quel Mondo che giungerà in città per Expo 2015, il più grande artista, ingegnere, scienziato, architetto e molto altro, mai passato a Milano, e che rappresenta un po' una nostra eccellenza, quasi un marchio di fabbrica milanese. Grazie, infatti, al suo soggiorno a Milano dal 1482 al 1500, Leonardo può essere considerato come colui che portò il Rinascimento in città alla pari di quanto aveva fatto Donato Bramante pochi anni prima.

La mostra, articolata in undici sezioni, non è un excursus cronologico-biografico ma una ricerca tematica e scientifica su quanto realizzato dal Genio del Valdarno. Tutti noi, o quasi, conosciamo la vicenda biografica di Leonardo, che venne chiamato in città come ingegnere militare, quando già aveva delle basi di pittura e scultura emerse durante la formazione a Firenze con un certo Andrea del Verrocchio. La mostra è una serie continua di "paragoni" tra arte e scienze, proprio come sperimentato da Leonardo cinque-sei secoli fa. Pittura e scultura si fanno corollario di una narrazione più scientifica che critica: non a caso, i dipinti leonardeschi sono sempre "paragonati" con opere affini. La Madonna Dreyfus, opera giovanile, è affiancata a tavole di Lorenzo di Credi e Botticelli (la Fortezza degli Uffizi), così come La bèlle Ferronière è accostata al delicatissimo busto di Dama col mazzolino di Verrocchio e Il musico dell'Ambrosiana al meraviglioso ritratto di Antonello da Messina giunto da Cefalù e al Poeta laureato di Giovanni Bellini del Castello Sforzesco. Il "paragone delle Arti" è l'elemento portante della parte pittorica della mostra, in cui spiccano prestiti eccezionali, come la Scapiliata di Parma o il San Giovanni Battista del Louvreche difficilmente rivedremo a Milano.

C'è, però, qualcosa che sta alla base della pittura di Leonardo da Vinci e questo elemento ha un nome: disegno. Il Genio vinciano fu uno dei massimi disegnatori della Storia dell'Arte e in mostra tutte le opere esposte sono, in un certo qual modo, legate al disegno. Quello leonardesco è un disegno che non è, come per Michelangelo, "cimento" e puro esercizio, bensì piacere della scoperta e volontà, scientifica - ribadisco, di voler andare a fondo per cercare la verità della figura umana e della Natura, che, per Leonardo, è il principio che tutto genera. E' un disegno che vive e che si fa vita, un disegno che studia e approfondisce ma che vuole anche essere un mezzo di indagine scientifica del Mondo. Leonardo disegnò ogni cosa nella sua esistenza e i numerosi fogli presenti in mostra di quell'autentico capolavoro grafico che va sotto il nome di Codice Atlantico lo testimoniano: figure di donna, teste, anche grottesche, filamenti muscolari, tendini e ossa (anatomia allo stato puro, e ben prima delle scoperte di Aldrovandi e delle lezioni dei dottor Tulp di olandese memoria...), ma anche studi di architettura e soprattutto, analisi della rifrazione della luce e di macchine, con argani, probabilmente di destinazione militare.

Leonardo eseguì il suo primo disegno, un Paesaggio degli Uffizi, risalente circa al 1475, studiando i fiamminghi, ma elaborando quello stile suo tipico, dai tratti veloci di matita che abbozzano appena le colline riproducendo il movimento del vento, tanto da sembrare di trovarci lì, con i capelli mossi e l'effetto di Borea che ci trascina via. Poi fu un continuo sperimentare, tra scienza, bozzetto e studio per opere da costruire, come provano i disegni (appartenenti, come vari altri, alle collezioni reali di Windsor, concessi dalla regina Elisabetta II eccezionalmente) con gli studi di cavalli per i monumenti a Lodovico il Moro e a Gian Giacomo Trivulzio, o quelli realizzati per la costruzione del tiburio del Duomo. Una rassegna grafica completa, la mostra milanese, che lascerà a bocca aperta gli appassionati!

Un'ultima nota merita la sezione finale, dedicata all'eredità di Leonardo: il maestro, infatti, lasciò solo appunti e tradizione orale a un piccolo ristretto gruppo di seguaci, Andrea Solari, il Salaino, Cesare da Sesto, Francesco Napoletano, Giovanni Antonio Boltraffio e Marco d'Oggiono, i quali misero in pratica gli insegnamenti leonardeschi, tanto da venire così chiamati dalla critica senza essere una vera scuola, ma un nucleo ristretto di discepoli uniti da una moda stilistica più che da una teoria artistica. Il mito di Leonardo, infine, sopravvisse fino al XX secolo, come provano le due tele ottocentesche di Cesare Maccari e di Jean-Baptiste Camille Corot, e le opere novecentesche di Duchamp e Baj.

                                                                                                                                                           Stefano

Leonardo da Vinci 1452-1519

Palazzo Reale, Piazza Duomo

Orari: Lunedì: 14.30-19.30, Martedì e mercoledì: 9.30-19.30, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica: 9.30-24.00

Biglietti: intero 12,00 euro, ridotto 10,00 euro, ridotto speciale 6,00 euro

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