La galleria Ribot a Milano

ribot schrammAnche a Milano emergono nuove proposte e nuovi spazi per l'Arte contemporanea.

E' il caso della Galleria Ribot, un piccolo spazio aperto in una zona periferica non solo dal punto di vista geografico ma anche del circuito dell'arte contemporanea. Siamo, infatti, in Via Enrico Noè, zona est della città, tra Loreto, Viale Abruzzi e la circonvallazione esterna, nei pressi del noto Bar Basso. Due grandi vetrine sulla via fanno pensare a uno spazio molto piccolo, ma il piano inferiore conferma che la nuova galleria non è così "stipata". Tutto è nato per iniziativa di una giovane gallerista, Monica Bottani, che ha voluto dare slancio alla creatività, italiana e internazionale, in quest'area non molto "considerata" dal punto di vista artistico.

La prima mostra ospitata da Ribot, inaugurata il 23 aprile, è, a conferma del tono internazionale, Bent, una personale di Felix Schramm, artista tedesco di 45 anni, originario di Amburgo. Dopo una formazione tra Firenze e Duesseldorf, Schramm ha lavorato tra Germania e Italia, esponendo negli ultimi anni in molte gallerie internazionali e in musei di Arte Contemporanea come la Kunsthaus di Basilea.

Felix Schramm crea un'Arte che gioca con la precezione e si sviluppa su molteplici livelli di interpretazione. Il suo interesse è attirare l'attenzione dello spettatore illudendo la sua percezione (il suo "occhio", come l'avrebbe chiamata un grande come Emilio Tadini) con un gioco di pieni e vuoti che diventa una versione contemporanea, molto concettuale e minimale, del trompe-l'oeil di tradizione seicentesca e settecentesca (si guardi caso, Schramm ha studiato a Firenze, una delle patrie dell'illusione ottica insieme a Bologna). Spacial intersection, la grande installazione che occupa il piano superiore, è proprio ciò: un intersecarsi di linee, di punti di veduta, che si uniscono nell'elemento di sfondamento della parete: qualcosa che diventa un'illusione ottica nello spazio reale. L'uso misto di legno e cartongesso rende ancora più forte l'alterazione spaziale ottica dello spettatore, che si evolve in un boom emotivo e visivo. Il site specific scultoreo trasforma lo spazio reale in spazio visivo e, poi, in spazio illusorio, proprio come facevano, tra Sei e Settecento, i Bibbiena: lo spazio si fa scultura e diventa vita. Al piano inferiore, invece, la scultura torna nelle su forme più classiche: Omission 2 e Quiet might sono una forma di "ritorno all'ordine", alle origini, un percorso all'inverso mirante alla materia e al primigenio. Con l'uso della cera, del gesso e delle resine poliuretaniche, l'artista crea opere materiche, che rievocano sia lo sfumato di Medardo Rosso che i calchi di Pompei ed Ercolano, con tocchi drammatici, teatrali, ma sempre uniti dalla materia che diventa vita. Il corollario è dato dagli otto esemplari di Multilayer, frammenti di fotografie dell'installazione Spacial intersection in galleria che producono superfici astratte su cui punti di vista e interpretazioni si giustappongono.

In appendice, nel depliant che funge da catalogo della mostra, segnalo il saggio critico su Felix Schramm, opera della brava Maria Villa.

Felix Schramm. Bent

Dal 23 aprile al 27 giugno

Galleria Ribot

Via Enrico Noè, 23, 20139 Milano

Orari: mercoledì-venerdi 15.00-19.30, sabato 11-18.30. Lunedì, domenica e festivi chiuso

Ingresso libero

Stefano

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