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Expo 2015: i due volti dell'antagonismo

Sono passate ormai diverse ore dalle guerriglie e dai danni creati da parte di gruppi di rivolta verso l'esposizione universale. Tuttavia, mi ritengo in dovere di dare una mia opinione a proposito degli eventi accaduti nel centro di Milano pur discostandomi dai post "acchiappalikes" pubblicati sui social network, che oltre ad alimentare perbenismo qualunquista e strumentalizzazione sociale, non danno nè una risposta nè una soluzione al problema. 

noexCredo che di fronte ad eventi del genere ci sia sicuramente da indignarsi e capire soprattutto le ragioni e le motivazioni che hanno portato certe persone a muoversi per le strade di Milano alla ricerca di un'auto da bruciare o di una filiale bancaria da demolire. Gli studi sulle origini del male, portate avanti per anni da importantissime figure della psicologia sociale, hanno sempre testimoniato e dimostrato attraverso esperimento sociali che il male può nascere e proliferare all'interno di qualsiasi individuo, uomo o donna che sia, padre di famiglia o serial killer, impiegato di banca o maestro circense. Di enorme rilevanza fu l'evento che scatenò gli animi dei tifosi di tutto il mondo e che divenne pane per i media, ovvero le guerriglie avvenute tra ultras della Juventus e ultras del Liverpool durante la finale di Coppa dei Campioni del 1985. L'Uefa decise di far disputare la gara all'Heysel di Bruxelles nonostante le condizioni disagiate della struttura e le critiche di giornalisti e addetti ai lavori. A due ore dall'inizio della partita cominceranno gli scontri che si dilungheranno fino all'inizio della partita che verrà poi sospesa. I morti saranno trentanove e il commentatore Bruno Pizzul preparerà gli italiani aventi parenti ed amici in quello stadio ad una realtà dolorosa. La domanda che tutti gli psicologi si fanno é: si poteva evitare quella tragedia? E cosa spinse un gruppo di tifosi ad agire con tanta violenza?

Terry Wilson era uno dei tifosi del Liverpool coinvolti nella strage. A quel tempo Terry lavorava al mercato della frutta e dopo la strage allo stadio di Bruxelles venne arrestato per l'omicidio colposo di Mario Ronchi e altre trentotto persone. Egli, infatti, pur essendo un semplice cittadino inglese con famiglia e attività propria che portava avanti ogni giorno nel più civile e migliore dei modi, si era invischiato in una delle peggiori immagini della storia del calcio mondiale. La risposta degli psicologi, dedotta attraverso studi e esperimenti (come quello di Phil Zimbardo del 1973) fu quella che in ognuno di noi esiste una destrudo freudiana, che ci fa provare una strana attrazione nei confronti del male. Questo potenziale negativo viene solitamente inibito dai divieti morali interiorizzati durante il percorso di socializzazione e integrazione nella società che avviene durante la nostra crescita. Nel caso Terry Wilson questi freni inibitori non funzionarono, o meglio, l'attivazione di meccanismi più forti scatenarono la condotta disumana. 

Insomma, meccanismi e dinamiche psicologiche possono trasfomare ciascuno di noi (e nessuno escluso) in un potenziale assassino. 

pad italia expoOra, tornando alle devastazioni della città di Milano, si può analizzare l'accaduto seguendo due filoni. Il primo è sicuramente quello che porta dalla parte della ragione l'antagonismo ad Expo, evento che da la possibilità all'Italia di rialzarsi dal punto di vista del brand "Italia" ma allo stesso tempo che ha sfruttato e sottopagato migliaia di lavoratori, che ha fatto mangiare e guadagnare organizzazioni criminali e che ospita con sè (dirigenza inclusa) un'accozzaglia di indagati più che una prateria di sogni e speranze. Una realtà che rivendica il made in Italy, inneggia alla sana alimentazione e condanna la fame nel mondo e i problemi alimentari che affliggono ormai da tempo il mondo occidentale ma che allo stesso tempo paga miliardi di euro per aggiudicarsi come main sponsor multinazionali assassine come la Coca-Cola e la Mc Donald's. Il secondo filone rappresenta quello della riscossa. Essì, perchè avendo assistito all'inaugurazione dell'esposizione e all'innumerevoli presenze internazionali che si susseguiranno da qui alla fine di ottobre, si può - e si deve - considerare Expo come una fonte di riscossa ma soprattutto un'occasione per l'Italia di ritornare a parlare ad alta voce e di smetterla di essere protagonista soltanto nelle barzellette e nei video amatoriali (nell'immagine la bellezza architettonica del Padiglione Italia).

Banalità a parte, l'analisi di questi due filoni porterebbe a condannare i manifestanti e i rivoltosi che nell'ultime ore hanno letteralmente dato alle fiamme la città di Milano, pur facendolo con un occhio critico e non attraverso un meccanismo perbenista che porta solo a dissenso automatico e elementare divisione tra bene e male. I social networks, i mass media e tutto quello che concerne la nostra quotidianità web, hanno reso l'accaduto pane per la strumentalizzazione politica, sciacallo della società civile italiana. Strumentalizzare un accaduto, senza vederlo con occhio critico ma soprattutto senza analizzarlo attraverso prassi metodologiche e riflessioni fondate su ipotesi e tesi ponderanti, mette a rischio la nostra concezione di bene e di male, di giusto e sbagliato, di morale e immorale. I rivoltosi hanno distrutto opere pubbliche e private, e sono sicuramente da individuare, isolare, condannare ed educare (e non punire). Ma allo stesso tempo, la nostra condizione di uomini pensanti e liberi, ma soprattutto esposti al mare di notizie e influenze provenienti dal web, non deve essere sporcata da un banale post che porta ad una semplice soluzione di intolleranza e condanna. Caschi, mazze, tute scure e bombe carta hanno creato danno alla città ma prima di tutto hanno compromesso ogni legittima critica all'Expo. Infatti, a mio semplice avviso, la parte di manifestanti violenti non ha combattuto una battaglia contro Expo e le sue istituzioni, ma contro gli ideali che lei stessa stava cercando di urlare al mondo. La figura dell'uomo scuro che si lancia contro le forze dell'ordine ha perciò vinto con numerosi gol di scarto la partita disputata contro un'idea veritiera, pacifica e giusta, oltre che legittima.

Essendo un grande frequentatore di social networks e avendo letto con attenzione il punto di vista della massa, concludo questo articolo con la speranza che tutti prima o poi potremo in qualche modo distogliere la nostra venerazione nei confronti di un attivismo passivo e tendente all'unificazione con un organismo tanto complesso e utile quanto sbagliato e nauseante quale è il web. Da publisher ma soprattutto da uomo interessato e informato dei fatti preferisco non dare ulteriori giudizi sull'accaduto perchè cadrei nella noia perturbante e darei troppa importanza ad un giornalismo aberrante costruito e fondato su strumentalizzazione politica e culturale, educazione alla massificazione delle persone e all'influenza sociale fine a se stessa. La piccolezza di una civiltà fatta di sole apparenze e condanne - che costituiscono le radici di una società comandata da istituzioni che pensano e giudicano al posto nostro - è la ciliegina di una torta ormai scaduta. Considero tutto questo inequivocabilmente inquietante e sottovalutato, e se noi tutti, compresi noi giornalisti, non ne comprendessimo i veri rischi e pericoli, potremmo catapultarci in una voragine da cui forse non riusciremmo più a tornare indietro.

Matteo Mario

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