Il nuovo (dis)ordine sociale

noexpo milano bruciaEccoci di nuovo, mente aperta e testa sulle spalle. Oggi si parla di un argomento di non facile assimilazione, che negli ultimi giorni ha fatto parlare di sè e che, probabilmente, verrà dimenticato in poco tempo (purtroppo).

Negli scorsi giorni la prima pagina di tutti i giornali riportavano lo scalpo apocalittico di Milano, quel "Milano sotto attacco" "Milano brucia" che ha fatto gridare all'orrore da parte di molti. Poco invece si è scritto riguardo alla manifestazione che si è svolta a Bologna in occasione dell'arrivo del premier Renzi al parco della Montagnola. Chiariamo immediatamente che, come giornalisti, noi di Milanofree ci discostiamo da qualunque opinione dissenziente o no rispetto a certi avvenimenti, esprimendo solidarietà a fronte di tutte le parti che vengono lese quando un meccanismo (sia di polizia sia di manifestazione) non funziona correttamente.

Dunque tentare di fare un ragionamento per assurdo si spera che non farà arrabbiare nessuno. La novità che si lancia oggi sta in questo: credere a tutti. Credere alle opinioni di chi asserisce di essere malmenato senza alcun motivo, credere a chi asserisce che le manifestazioni siano a volte fuori controllo, credere a chi si oppone e difende i propri ideali, credere a chi fa il suo dovere (civico o lavorativo che sia). La soluzione a cui si potrebbe arrivare usando questo ragionamento sarebbe forse una sola: inconcialibilità delle opinioni. Eppure, in questa affermazione così forte ed apparentemente illogica, si cela la risposta a molte delle domande a cui si dà risposta spesso troppo frettolosamente. Perchè si deve essere consci che l'incontro tra opinioni perfettamente opposte non può avvenire senza una qualche mediazione; se uno dice A e l'altro B pare evidente che l'unica soluzione possibile sia l'arretramento di una delle parti (tuttavia non corretta nè ontologicamente e tanto meno praticamente) o una risposta C che arriva dal "patteggiamento" tra le due parti. Proprio questo è ciò che oggi pare impossibile fare: accettare che l'inconcialibilità è un concetto che sta alla base del pensiero umano, e non è assolutamente possibile eliminarlo in alcun modo.

E' inutile menare o manifestare di fronte a un muro, seppur se ne hanno effettivamente i diritti; è altrettanto inutile chiudere le orecchie alla opinioni che vengono passate solo perchè si pensa di avere il potere in tasca per far riportare solo le notizie che fanno comodo. In questa epoca, basata sugli eccessi di un capitalismo che sicuramente travolge tutte le popolazioni, non è possibile emarginare completamente il dissenso di qualunque tipo senza lasciare degli strascichi. Perciò, forse, ciò che si dovrebbe fare è tornare a pensare di avere delle scelte, e non lasciarsi travolgere dall'esagerazione per tornare al punto di partenza, ossia affermare che esiste unicamente una risposta all'enigma. Siamo nel 2015, signori e signore, e se qualcuno pensa il contrario, è giusto che venga ascoltato fino in fondo, anche se sostiene che siamo nel 1566.

Il secondo profondo problema sta proprio nell'eccesso. E' un problema che pare comprensibile da parte di tutti, eppure la comprensione troppo spesso non è accompagnata dalla consapevolezza di quest'ultima, portando tutti a parlare di tutto senza pensare. Prendiamo un caso lampante: quel ragazzo intervistato dopo i fatti di Milano è stato minacciato in molte maniere, al punto di dover ritrattare le proprie parole sempre di fronte alle telecamere. Tutti hanno dato una propria opinione, com'è giusto che sia; tuttavia in seguito si è passati all'eccesso, dimenticandosi che esistono delle domande diverse da porsi oltre alla facile strada di additare quel ragazzo come "stupido". Perchè lo ha fatto, perchè in quel modo? Cosa ci comunica un comportamento di questo tipo? Di chi è la responsabilità di tale errore? Queste domande non si sono viste, così come non si sono poste di fronte agli incidenti di Milano e Bologna, dove la troppa irruenza di una o dell'altra parte (ricordiamoci, crediamo a tutti) hanno creato delle situazioni sicuramente pericolose e sbagliate.

Ora, arrivati a questo rigo del discorso, chiunque potrebbe chiedersi dove sia il punto nevralgico di tutto il discorso. Il punto è che effettivamente non esiste un punto. Un concetto difficile da capire, ma indispensabile per affrontare un dialogo in maniera aperta e costruttiva, consci che l'inconciabilità delle ragioni e il possibile eccesso nelle reazioni creano problemi in qualunque contesto, non solo di fronte a un corteo o una fila di poliziotti schierati. Arrivati qui, l'appello è quindi ad un'analisi più profonda, attenta e informata di tutte le posizioni possibili, perchè è solo attraverso la consapevolezza dei problemi piena e precisa che si può arrivare alle soluzioni migliori. Una volta fatto questo, bisogna porsi in una condizione di apertura verso le idee altrui, cercando sempre il dialogo e un punto d'incontro con l'altro.

Vi lascio con una citazione famosa di un autore che spesso si definisce senza tempo, e che forse tutti dovrebbero aver letto: "Chi sa, capisce; chi capisce, comprende; chi comprende, vince." cit. Sun Tzu

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