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Expo e degrado, un dibattito ancora aperto

Milano, Expo. Expo, Milano.

Ormai non si parla d’altro, e il capoluogo lombardo non può che essere associato alla grande esposizione mondiale, un giro del mondo emozionante, e ricco di sorprese. Ogni padiglione è un viaggio nella cultura, nei profumi, nei colori, e nelle tradizioni di un popolo.

Milano sarà affollata da più di 20 milioni di turisti, che approderanno nel capoluogo lombardo, provenienti da ogni parte del mondo.

La domanda che sorge spontanea, alla luce di tutto ciò, rimbomba nelle nostre teste, inquietando un poco gli animi; “Dove avrà nascosto, Milano, l’altra faccia della sua medaglia?”; detto in parole povere: “Dove sono finiti i clochard e il degrado presente anche nel capoluogo lombardo?”

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Ebbene si, ad una decina di giorni dall’apertura di Expo, la Stazione Centrale, pur essendo indicata tra gli obiettivi sensibili, insieme al sito Expo, il Duomo, la metropolitana, il consolato americano, e la sinagoga; appare piuttosto insicura, meno presidiata dagli agenti e dalla polizia locale, rispetto a quanto si fosse annunciato in precedenza.

“Amplieremo le azioni di prevenzione alla microcriminalità. Expo è un appuntamento importante, e dobbiamo far si che la centrale raggiunga standard di sicurezza e vivibilità degni di Milano.”

Così era stato detto. Nel dispositivo generale di sicurezza era stato previsto un rafforzamento del personale di polizia, alla centrale operativa, e all’ufficio denunce, e all’esterno della stazione, un presidio del reparto mobile. Se il piano predisposto dal comando della polizia locale, prevedeva due pattuglie schierate a turni, con l’aggiunta di agenti in borghese dedicati ai servizi anticontraffazione, il presidio è stato tutt’ora dimezzato. La copertura è sempre troppo corta, e il grosso del personale è stato spostato su Expo.

Il risultato? Ciò che si era preoccupati di nascondere agli occhi della gente, è magicamente riapparso in città: clochard, extracomunitari, delinquenti, accampati sulle aiuole della piazza. A prendere il sole, a leggere un libro, ad alcolizzarsi, a trascorrere le loro giornate in piena tranquillità, nonostante i divieti. Senza tenere conto dei centinaia di profughi non identificati, che continuano ad arrivare, e stazionano anche per giorni in Centrale.

L’allerta rimane alta. “Non è assolutamente accettabile che il biglietto da visita della città per Expo sia questo”, attacca Samuele Piscina, consigliere di zona 2. “Dove sono gli agenti? E i vigili? La sicurezza è e deve essere una priorità, per Expo, ma non solo”.

Eppure la sicurezza era stata garantita, così come anche la gloria, per la città di Milano.

Sarà forse meglio far finta di non vedere questa degradazione, che continua a vivere, imperterrita, sotto il luccichio dell’esposizione mondale?

Mille sono i legittimi dubbi, e ancora poche le risposte, che fanno da contorno a tale evento di fama e importanza mondiale, che vede come protagonista indiscussa la città di Milano, e le culture gastronomiche di tutto il mondo.

Ma non è finita qui.

Se il tema di Expo è “nutrire il pianeta, energia per la vita”, come si preoccupa, tale esposizione mondiale, di gestire questo infinito degrado?

La risposta arriva immediata e consolatrice; durante l’evento, per ben 33 sabato consecutivi, chef stellati cucineranno cibo etico e di alta qualità, destinato ai senzatetto. L’iniziativa, lanciata dall’associazione City Angels, insieme alla libera condivisione Onlus, e alla libera esoterica, si propone di introdurre un percorso “fuori Expo veg”, al fine di mostrare al pubblico un nuovo volto della solidarietà. Spesso si dimentica che i clochard, come molti di noi, sono persone istruite, che leggono molto, e che sono inoltre a conoscenza della sostenibilità e della sanità dell’alimentazione vegetariana.

La speranza di molti, alla quale si accoda anche la mia, è che queste iniziative lodevoli, oltre che a promuovere la cucina vegana, possano aiutare milioni di visitatori a non cadere nel terribile errore dato dallo stereotipo classico, dell’associare senzatetto a morti di fame. La storia recente dovrebbe insegnarci, quanto la linea tra la ricchezza ostentata, e la rovinosa povertà, sia terribilmente sottile.

Alla luce di quanto è stato detto, e di quanto ancora deve emergere, si deduce quanto il dibattito tra Expo e degrado sia tutt’ora aperto, e quanto mai controverso; molto è stato fatto, e molto deve ancora succedere, a questa esposizione mondiale, dedicata alla nutrizione del pianeta. I dubbi e le speranze maggiori, rimangono addossati sulla concretezza di tali iniziative lodevoli, per evitare che rimangano unicamente tante parole al vento, e che ad avere la meglio, non sia ancora una volta, la banale ipocrisia di chi ignora, e di chi si ostina a non aprire gli occhi sulla realtà. 

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