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Uccise le sue tre figlie: assolta per vizio totale di mente

pazziaNel marzo 2014, a Lecco, pugnalò a morte le sue tre figlie. Ora viene assolta per vizio totale di mente.

Risale alla scorsa primavera l’orrido crimine di cui si è macchiata E. C., mamma albanese di 38 anni. Allora pose fine alla vita delle sue tre figlie, di tredici, dieci e tre anni. Una famiglia disagiata, da tempo seguita dalla Caritas, in cui si compì il più drammatico degli scenari.

Stamattina si è svolta l’udienza preliminare, e il giudice ha scelto di assolvere la donna dall’accusa di triplice omicidio aggravato dai legami di parentela. Il motivo è il vizio totale di mente. La mamma omicida non tornerà subito libera, ma resterà rinchiusa per 10 anni in una struttura psichiatrico-giudiziaria, la stessa dove ha atteso la sentenza. Questa detenzione ha il duplice scopo di tentare il recupero della donna e di limitarne la pericolosità sociale. Dopo questi dieci anni la sua condizione psichica verrà nuovamente valutata, e si deciderà se metterla in libertà o meno.

Il terribile delitto fu compiuto il 9 marzo del 2014, e venne alla luce immediatamente. La donna, infatti, fu ritrovata sul pianerottolo di casa, ferita, completamente ricoperta di sangue e in stato confusionale. Dentro casa, distese sul lettone matrimoniale, giacevano i tre corpi martoriati delle figlie. Fin dalla prima analisi fu chiaro che le piccole erano state uccise in stanze diverse per poi essere portate tutte nella camera da letto principale.

Una volta portata in ospedale, per accertarsi delle sue condizioni, fu la stessa donna a confessare tutto.

Dietro a tanto orrore, oltre ad una mente fragile, emerse in poche ore una storia di banale ma terribile disperazione. I soldi che non bastavano, un affare vantaggioso fallito, e una gravidanza interrotta. Su tutto questo l’abbandono del marito, nonché padre delle tre figlie, che l’aveva appena lasciata per una ragazza più giovane, ed era da poco partito con questa verso Durazzo con lo scopo di farla conoscere alla famiglia di origine.

Una vita stravolta e senza certezze, che portò E. C. a prevedere il peggio e perdere la speranza nel futuro proprio e delle proprie figlie. Temendo la povertà e il marciapiede per queste ultime.

Anche se la donna fu trovata ferita al momento del rinvenimento dei corpi, non è mai stato provato che abbia tentato di togliersi ella stessa la vita, nel quadro di un fallito omicidio suicidio. E la donna non si è mai pronunciata al riguardo.

Il processo si è svolto oggi nel tribunale di Lecco, in camera di consiglio e con rito abbreviato. Le motivazioni della sentenza verranno rese pubbliche tra circa quindici giorni.

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