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A Brera la mostra sul Primato del Disegno

brera primato disegnoLa Pinacoteca di Brera ospita, in questi giorni, una mostra molto curiosa.

Entrando, dopo il bookshop e la biglietteria, sarà facile notare alcuni pannelli grigi nel corridoio che introduce alle grandi sale della pittura veneta del '500. Su questi pannelli sono appesi (o sistemati in teche) molti fogli di disegni preparatori di opere della stessa pinacoteca, arrivati da mezzo Mondo.

La mostra si intitola Il Primato del Disegno e fino al 19 luglio introdurrà i visitatori della pinacoteca. Perché "Il Primato del Disegno"? Già un'altra grande mostra milanese, quella su Leonardo a Palazzo Reale, mette in evidenza l'importanza della grafica preparatoria, ma qui il disegno diventa introduzione alla pittura, secondo l'idea che traccia Vasari nel Proemio alle Vite, in cui delinea i disegni come "schizzi (...), una prima sorte di disegni, che si fanno per trovare il modo delle attitudini et il primo componimento dell'opra". Un disegno che è sì esercizio ma anche vita, embrione di un'opera in divenire. Alcuni disegni, nel confronto con le opere su tela o tavola, in pinacoteca o direttamente in mostra, rendono ragione alle parole di Giovanni Morelli: "farne una galleria per studiare meglio le specialità tecniche di quei maestri".

Si tratta di un'Arte del Disegno esplorata in un percorso cronologico che va dal Trecento al Novecento. Si parte con l'opera rossastra di Pisanello, la cui leggiadria rispecchia il gusto del Gotico internazionale, e le figure cortesi di Stefano da Verona, per approdare a una forma di Disegno che diventa analisi della Natura e studio dal vero, come provano le opere del tardo Quattrocento veneto, soprattutto di Giovanni Bellini (opera a monocromo usata come modello per la sua bottega), Andrea Mantegna e Vittore Carpaccio con un  cartone preparatorio ripetuto più volte. Anche Leonardo e i Leonardeschi, con i loro disegni cromatici e intrisi di chiaroscuro hanno un notevole spazio, come prova l'anziano di profilo del maestro, affiancato a una testa di Andrea Solario e a un dipinto incompleto di Francesco Melzi, con nettissime tracce di grafite preparatoria.

C'è anche spazio per lo spazio prospettico ideato da Bramante e messo in pratica da artisti come Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino, che arricchiscono l'invenzione di Leonardo con l'uso dell'ottica e della prospettiva intrisa di ricordi fiamminghi. Il Rinascimento del Centro Italia è perfettamente rappresentato dall'unico disegno superstite di Raffaello per lo Sposalizio della Vergine, da Oxford, oltre che da opere di Salviati, mentre l'Emilia è presente con disegni di Correggio e anche con un raro pezzo attribuito a Parmigianino. Anche il Manierismo ha il suo spazio, con i veneti Tintoretto e Veronese, dai tratti luminosi, il ligure Cambiaso, molto drammatico nel tratto, e con i fratelli cremonesi Campi, maestri di realismo con gli studi per la Fruttivendola.

Se il dramma espresso nelle opere della Controriforma, come il disegno preparatorio di Federico Barocci per il Martirio di San Vitale, usato dall'artista come prova di contratto, nel Seicento il Disegno diventa quasi preparazione di un elemento teatrale, come ben espresso dai due grandi cartoni di Guido Reni e di Ludovico Carracci, membri di quella scuola bolognese che, per tutto il XVII secolo, segnò il passo dell'arte italiana, ma anche dal naturalismo scenografico di Pietro da Cortona. 

Con il Settecento si passa, a parte il disegno per la pala dei Ss. Cosma e Damiano alla Scala a Milano di Giuseppe Bottani, a una grafica "di carattere", che introduce il vedutismo veneziano e la pittura di genere, espressa dalle vedute di Guardi e dal bellissimo foglio con appunti ed edifici sul Canal Grande di Canaletto, così come dal povero ritratto da Francesco Londonio o dall'autoritratto molto nervoso nei tratti del bolognese Giuseppe Maria Crespi. L'Ottocento è aperto dai ritratti neoclassici di Giuseppe Bossi e dal confronto tra un affresco strappato e un cartone di Andrea Appiani, per poi proseguire con Hayez (studi vari per il Bacio), con i realistici cavalleggeri di Fattori e con l'autoritratto simbolista di Segantini. Il Novecento, infine, è rappresentato dalle avanguardie storiche, con disegni di Boccioni, Carrà, Morandi (notevole lo studio per Natura Morta sul retro di una pagina della rivista Valori plastici), Modigliani, Sironi, Giacometti e Licini.

Stefano

Il Primato del Disegno.

Pinacoteca di Brera. Via Brera, 28 Milano

Orari: Martedì - domenica, 8.30-19.15. Lunedì chiuso.

Biglietti: 10,00 euro intero, 7,00 euro ridotto

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