L'Italia è un paese economicamente libero?

liberta economicaNon illudiamoci, gli esperti rispondono in senso negativo, e per il 2015 confinano il Bel Paese all’ottantesimo posto nel Mondo. Nelle prime cinque posizioni si collocano nell’ordine: Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda, Australia, Svizzera. Ma perché nessuno ne parla?

L’Indice di Libertà Economica

(Index of Economic Freedom), ideato negli anni Ottanta dall’economista Premio Nobel Milton Friedman - e messo a punto per la prima volta nel 1995 - misura da un punto di vista statistico la “libertà economica” e il grado di “competitività” di 180 Paesi diversi, sulla base di dieci indicatori che costituiscono parametri essenziali per l’analisi dei sistemi economico-finanziari: libertà  imprenditoriale, libertà di mercato, libertà monetaria, rapporto spesa pubblica/PIL, tassazione, tutela giuridica della proprietà, investimenti, libertà finanziaria, corruzione, mercato del lavoro.

La graduatoria che scaturisce dalla complessa elaborazione dei dati relativi ad ogni Stato, viene pubblicata annualmente dal quotidiano Wall Street Journal e redatta dalla Heritage Foundation in collaborazione con altri istituti e scuole di pensiero di mezzo mondo, tra cui l’italiano, prestigioso, “Istituto Bruno Leoni”.

grafico economicoNella classifica del 2015, Hong Kong - per il ventunesimo anno consecutivo - si conferma al primo posto, tallonata da Singapore e seguita da Nuova Zelanda, Australia e Svizzera.

Tra i Paesi del Nord Europa vanno bene Irlanda (nona) e Danimarca (undicesima). Il Canada è al sesto posto, gli Stati Uniti al dodicesimo.   

Un buon risultato è stato ottenuto anche da diversi Paesi dell’ex blocco sovietico, al punto che l’Estonia si staglia all’ottavo posto, tra le prime dieci a livello mondiale, mentre la Georgia è ventiduesima, seguita in posizione ravvicinata dalla Repubblica Ceca.

L’Italia si piazza decisamente male, la qual cosa non rappresenta purtroppo una novità: quest’anno siamo all’ottantesimo posto, dopo Filippine, Arabia Saudita, Samoa e Madagascar, e non sorprende che gli elementi di maggiore negatività risultano essere l’elevatissima tassazione sulle imprese, l’insostenibilità della spesa pubblica e la lentezza della giustizia.

Sempre secondo il medesimo studio, a seconda del punteggio ottenuto con l’esame degli indicatori economici, i vari Paesi vengono distribuiti su cinque differenti fasce:

  1. Paesi liberi (punteggio da 80 a 100 punti);
  2. Paesi prevalentemente liberi (da 70 a 79,9 punti);
  3. Paesi moderatamente liberi (da 60 a 69,9 punti);
  4. Paesi prevalentemente non liberi (da 50 a 59,9 punti);
  5. Paesi repressi (da 0 a 49,9 punti)

L’Italia, con i suoi 61,7 punti, viaggia sul filo del rasoio, rientrando per pochissimo nella terza fascia, tra i Paesi moderatamente liberi, con il rischio incombente di scivolare nella fascia sottostante tra quelli che, quanto a libertà economica, ne sanno davvero poco.

Ma l’aspetto più inquietante della questione sta nel fatto che un dato così allarmante non sia ancora minimamente oggetto né di un dibattito politico, né di un’adeguata informazione dai parte dei media nazionali. Viviamo in un Paese dove è a rischio una delle libertà fondamentali, quella economica: non lo hanno sostenuto quattro “populisti” da strapazzo, liquidabili con una generica accusa di “disfattismo”, bensì una moltitudine di studiosi competenti e qualificati provenienti da ogni parte della Terra! Ma stranamente di questo spinoso argomento dalle nostre parti quasi nessuno sa niente, quasi nessuno parla, e tutto  – perigliosamente – tace.

Alla stessa stregua degli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia per non vedere il pericolo in arrivo, con tutta probabilità noi Italiani, tramortiti da stipendi insufficienti, precariato, bollette astronomiche e scadenze fiscali in agguato dietro ogni angolo - oltre che adescati dalle televendite martellanti di una inverosimile “ripresa fantasma” propinataci ad arte e in maniera quanto mai strumentale - stiamo “deliberatamente” cercando di non guardare verso un futuro assai incerto e problematico, che purtroppo incombe sulle nostre teste come una mannaia.

Fonti:  Index of Economic Freedom 2015 by Heritage Foundation in partnership with Wall Street Journal

                                                                                                                         Mirella Elisa Scotellaro

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