Renzi e PD sempre più giù

renzie sogna

La mia non vuole essere propaganda ma solo un’analisi di quel che si vede e sente presso i mass media e i dibattiti politici: dopo gli scandali di tangenti ad Expo 2015, al progetto Mose di Venezia, dei nuovi tratti stradali costruiti con criteri riprovevoli e, dulcis in fundo, del mega scandalo di Mafia Capitale da cui stanno emergendo inquietanti situazioni di appalti truccati, mazzette e giochi sporchi sulla vita dei clandestini in cerca di nuove terre (e quindi dei cittadini contribuenti che pagano le tasse per ospitare immigrati dichiarati dalle cooperative ma non più risiedenti in Italia solo per il guadagno della società vincitrice dell’appalto), il principale vincitore delle recenti regionali è l’astensionismo.

Renzi si gongola per un risultato di 5 regioni al PD su 7 (era stato cauto a dire che già un 4 a 3 sarebbe stato un successo, forse aveva sentore di un decollo della Lega Nord che infatti ha spopolato in Veneto, in Liguria ed ha ottenuto buoni esiti anche nelle roccaforti rosse di Toscana, Umbria e Marche: dopo lo smacco Renzi ha prontamente celebrato un rapido successo che in realtà è una vittoria di Pirro).

Il Movimento 5 Stelle rimane stabile ad un 20% circa dell’elettorato: un italiano su 5 è in aperta protesta nei confronti del governo.

Salvini cresce sul malcontento della popolazione e sui 2 milioni di elettori del PD che hanno preferito cambiare idee politiche o andare in vacanza durante il ponte del 2 giugno piuttosto che sostenere il “rottamatore” che come ne Il Gattopardo ritorna sulla strada dei predecessori tanto criticati.

Forza Italia è in netto declino, complice il molteplice attacco giudiziario (giusto o no non giudico) a Berlusconi: tutti però, per quanto felici, indifferenti o tristi per le sue dimissioni del novembre 2011 siamo ancora frastornati dalla mancanza di elezioni regolari che hanno portato alternativamente al potere dei reucci e dei fantocci nelle mani dell’Eurocrazia, da Monti a Letta poi pugnalato alle spalle da Renzi (che solo poco tempo prima aveva dichiarato alla stampa che si può arrivare al ruolo di premier solo tramite il regolare voto della cittadinanza: dovrebbe dimettersi quindi…). Invece non si dimette ed anzi avanza imperterrito con le sue riforme: riforme, riforme, riforme! Per bloccare il flusso di clandestini? Per assicurare gli italiani dai pericoli incombenti e dalle reali minacce del terrorismo? Per battere i pugni sulla cattedra europarlamentare? No, riforme per assicurare l’Italicum (se non una legge ad personam almeno ad partitum) il Jobs Act tanto contestato e che produce risultati (aumenta i posti di lavoro cancellando l’articolo 18 così le grandi imprese può licenziare più facilmente) e posti di lavoro a detta della propaganda sinistrorsa ma a detta dei dati ISTAT aumenta la disoccupazione generale ora al 13% insieme a quella giovanile ormai al 43%.

Insomma uno scenario lavorativo da tragedia greca: e proprio vedendo i nostri cugini ellenici vediamo Tsipras che annaspa ma cerca in ogni modo di battere il pugno dui banchi dell’Europarlamento minacciando ogni tanto di lasciar passare i clandestini nel resto d’Europa o di uscire dall’Euro. Cosa che fa tremare Merkel, Draghi, Juncker e company visto che c’è interesse affinché la madrepatria della filosofia e della civiltà antica rimanga tra le nazioni dell’UE (soffocando la sua economia cuscinetto; se uscisse, a detta dell’economista Krugman, la sua economia decollerebbe).

In tutto questo marasma Renzi stringe alleanze e fa regalie a chi di soldi non necessita così tanto: le banche! Si perché privilegia gli istituti di credito indebitati che, grazie a proposte di legge fuori luogo, potrebbero prelevare somme di denaro dai conti corrente più sostanziosi (dai 100mila euro in su).

Questo delirio d’onnipotenza renziano si manifesta in ogni campo della politica, interna, estera, economica, scolastica, tanto che molti politici del PD, schifati, se ne sono andati (Civati) o esigono le scuse (Bindi) visto che l’ineleggibilità di De Luca alla regione Campania ha creato un vespaio interno ai democratici: non si capisce se si tornerà al voto, se si dovrà dimettere, se governerà tramite il vice per eludere la legge Severino.

Insomma il rottamatore ha portato di nuovo solo la sua faccia ma non la sostanza.

A farne le spese sono sempre e comunque i cittadini, galvanizzati dagli 80 euro iniziali ma invasi da immigrati senza criterio, da tasse, da imprese che chiudono i battenti, da scontri sociali alimentati dal razzismo causato dalla mancata ponderazione della sinistra che tutela prima gli altri e poi i cittadini italiani all’insegna del docet di Buzzi “La mucca va foraggiata e poi munta”.

Notizia fresca è la sconfitta del governo in commissione Affari Costituzionali del Senato sulla riforma scolastica, per 11 a 10.

Intanto Lega Nord e Forza Italia in Liguria, Lombardia e Veneto si compattano proponendo un blocco alle prefetture e tagli ai comuni che accolgono altri clandestini in una situazione ormai al collasso. Nel frattempo le fonti britanniche segnalano la presenza di circa 500.000 persone in fuga dalla Libia in attesa di imbarcarsi per le coste europee (quindi italiane in primis): non voglio dire che si devono chiudere le porte in faccia a tutti i disperati in fuga dalla guerra ma che bisogna intervenire con coalizioni in grado di risolvere il problema alla radice, abbandonando la speranza che la fiumana di gente smetta da un momento all’altro o che i terroristi islamici di colpo diventino buoni e non destabilizzino più il bacino mediterraneo.

 

Stefano Todisco

 

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