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Il miracolo contemporaneo: la solidarietà nei confronti dell'immigrato

Ultimamente mi è stato chiesto cosa potessi mai fare di concreto io, per aiutare gli immigrati ammassati alla Stazione Centrale di Milano.

D’impulso mi viene da pensare che ancora non sono Dio, non cammino sulle acque, e ancora non mi è permesso fare miracoli. Ma chi ci assicura che i miracoli umani non possano davvero accadere?

la danza

Non è mai stato così divertente, dover affrontare il caos della Stazione Centrale, con la massa di pendolari ammassati sulle scale mobili, i loro biglietti in mano, i loro volti stanchi e stressati, i loro trolley ingombranti ed ingovernabili. Mai fino ad ora! Negli ultimi due giorni questa grigia realtà ha mutato notevolmente la sua monotona faccia, trasformandosi in un vero e proprio banchetto dei viveri.

Cosa vorrà mai fare una signora sulla cinquantina, avvolta da una maglietta di flanella rossa, che le scopre appena i polsi, arrancando sudaticcia nei pressi della stazione, per di più accompagnata da un carrello della spesa, stracolmo di pannolini, spazzolini da denti, dentifrici, rasoi per la barba, e altri viveri di prima necessità?

Imbarcarsi in direzione Miami? Assicurarsi un posto in paradiso? Oppure, nel suo piccolo, mostrare un po’ di solidarietà nei confronti di quei pezzenti, che altro non sono che esseri umani.

E insieme a questa goffa signora, ne spuntano altri mille, con sacchi, scatoloni, colmi di cibo, bevande, succhi, coperte, vestiti… Hanno addirittura allestito banchetti temporanei, dove miracolo spalmano nutella su fettine di pane, e servono da bere a chi ne ha bisogno. Sembra quasi di essere alla festa del paese, alla sagra della castagna, o alle piccole festicciole organizzate nei quartieri.

La verità è che i milanesi hanno permesso il vero miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci; i bisognosi, in fila, esprimono i loro bisogni, e la gente si preoccupa di soddisfare le loro esigenze più importanti.

Si parla addirittura di miracolo contemporaneo, si è verificato un tale eccesso di solidarietà, che l’assessore alle politiche sociali, Pier Francesco Majorino, ha ritenuto necessario invitare, via Facebook, i cittadini a non portare più viveri in stazione, ma di ricorrere ai centri di accoglienza allestiti in ogni quartiere.

Viene quasi da sorridere dinnanzi a tali notizie, considerando che fino all’altro giorno si parlava di garantire la sicurezza ai cittadini italiani, come se la cosa fondamentale fosse prima di tutto sopprimere la paura dello straniero. Adesso rimbalza sui social un eccesso di solidarietà, orientata addirittura tramite i media!

Il miracolo della modernità non smetterà mai di stupire.

Gli immigrati sono davvero numerosissimi, si conta che domenica notte, nelle strutture messe a disposizione dal comune, terzo settore, e prefettura, abbiano dormito almeno 1300 persone; nell’hub, temporaneamente allestito presso gli spazi commerciali sotto la Galleria delle Carrozze, sono state registrate invece 464 persone. Il comune continua a lavorare, il sindaco si preoccupa di confermare che la situazione sta tornando alla normalità. Soli pochi giorni fa si diceva che Milano, sola con le proprie forze, non avrebbe mai gestito una crisi d’immigrazione dalle dimensioni epiche.

indianiCerto, Milano forse no, la politica italiana neanche, meno che mai l’economia, nazionale ed europea. Ma la storia ci insegna che le vere rivoluzioni partono sempre dal basso, per tanto, anche questa volta, non sarà di certo la famiglia reale, il Parlamento, il Governo, le leggi a salvare il mondo, forse nessuno potrà mai scampare l’Apocalisse imminente, ma di certo ognuno di noi può dare una mano, per migliorare le cose.

 

Alla luce di tutto ciò, cos’è davvero importante?

I cittadini milanesi necessitano davvero di essere rassicurati, dinnanzi a quest’ondata migratoria?

Abbiamo davvero bisogno di sentirci al sicuro, protetti da situazioni pericolose, che queste persone possono portare nelle nostre tranquille ed immobili vite?

Ciò che davvero è importante è l’umanità, la solidarietà, l’uguaglianza, che il cittadino italiano sta dimostrando di avere di fronte a questa emergenza umanitaria, senza obblighi, ricompense, gloria, riconoscimenti. Per una volta il popolo italiano non si associa al vocabolo ipocrisia; non si tratta di una sfida a chi spende di più, o a chi compie l’azione più buona. Si parla semplicemente di cuore.

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