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Expo 2015: La valle dei cereali

expo cereali 1Chi entra nel padiglione di Expo, dedicato al cluster dei tuberi e cereali, si troverà davanti uno spettacolo sorprendente, una folta selezione di piante, dal miglio al mais, fino ai tuberi della patata e di varie piante asiatiche e africane, spiegate e raccontate in ogni dettaglio tramite un lungo e approfondito commento audio.

Ad esempio si racconta che la segale può curare ipertensione ed emicrania, il mais produce il bioetanolo, il miglio è usato in Africa come un porridge fermentato per i neonati in svezzamento e molto altro ancora.

Ma ci sono tantissime scoperte e contaminazioni tutti da vedere nel cluster, come il pane all’amaranto, che ha stregato Gualtiero Marchesi, le varie produzioni dei panettieri di diverse nazioni che collaborarono tra di loro, come il Venezuela e la Bolivia oppure il Congo e Haiti, che hanno fatto test sul sorgo e presentano un pane ideato con la farina del baobab.   

E Franco Varvello, panettiere da cinque generazioni, ha detto che “questa esperienza di Expo interessa perché spero possano nascere nuove categorie di prodotti “contaminati” da culture diverse, che ci possano garantire maggiori contenuti nutrizionali e salutisti”.

expo cereali 2Ogni sera nel cluster è previsto un happy hour con pizze, paste calde e fredde e focacce di tutto il mondo, che come dice Varvello, sono il cibo del futuro “Una volta nessuno metteva in discussione il pane bianco. Oggi invece si è scoperto che la farina può far male, sono aumentate le intolleranze reali o psicologiche e ci sono indubbiamente problemi per la salute.

Per questo abbiamo sperimentato tecniche innovative, avvalendoci della consulenza dell’Università di Bologna, e abbiamo brevettato il metodo integralbianco” cioè una speciale farina che, dopo l’eliminazione della parte legnosa della crusca e la liberazione della fibra solubile, riduce il picco glicemico, che in Expo serve per la lavorazione della pizza giovane, dal sapore davvero unico e che nel suo impasto ha bucce di uva rosse, farro, avena, farina di lino dorato e molto altro ancora.

Sul fondo del cluster sono stati seminati i prodotti studiati dall’Università Statale di Milano, come la segale più antica del mondo, arrivata dall’Asia Minore, e il sorgo cinese, mentre gruppi di studenti fanno da guida ai turisti, chef dei vari paesi si affaccendano in cucina a preparare i vari piatti e si attende l’arrivo dei container dei paesi ospitanti, fermi alla dogana, per riempire la cassettiera al centro della piazza con i vari cereali.   

“La cosa di cui davvero siamo contenti? Il grande spirito di collaborazione, l’allegria e l’ottimismo. E finita questa Expo” assicura Franco Varvello “sono sicuro che potremo proporre qualcosa di nuovo, buono per la salute e il gusto”. 

Paola

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