Il Carnevale dei truffati

carneval truffatiGrande successo alla prima nazionale de «Il Carnevale dei Truffati» in scena al Teatro della Cooperativa fino al 27 giugno. Il testo di Piero Colaprico per la regia di Renato Sarti dipinge un tragicomico ritratto dell'Italia contemporanea vista attraverso gli occhi di due tra le vittime più note dei cosiddetti «anni di piombo», il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli e il commissario Luigi Calabresi, interpretati rispettivamente dallo stesso Renato Sarti e da Bebo Storti.

Come in una moderna Spoon River, Pinelli e Calabresi si trovano insieme nell'aldilà, per uno scherzo di un Dio un po' burlone, umano e troppo umano nella magistrale interpretazione video di Paolo Rossi che si diverte a mettere insieme dopo la morte, figure in vita tra loro contrapposte.

Nella corsa verso una luce solo intuita, immaginata e mai veramente veduta i due chiacchierano del passato, rievocandone episodi dolorosi intervallati di quando in quando dalle voci di altre vittime degli anni di piombo, il giovane poliziotto Annarumma, Fausto e Iaio, Sergio Ramelli e molti altri, che pur appartenendo a parti politiche tra loro contrapposte pagarono col sangue la temperie drammatica di quel difficile periodo della storia d'Italia.

Il coro delle «voci morte» per Pinelli e dei «piangina» per Calabresi spinge i due compagni di viaggio a interrogarsi sul senso di quei sacrifici, nella curiosità di sapere se essi abbiano saputo produrre un'Italia migliore di quella che ricordavano in vita. Il padreterno, un po' spazientito dalle lamentele dei due, un po' divertito all'idea di metterli alla prova propone loro una breve vacanza di otto giorni sulla terra, durante la quale saranno del tutto invisibili a chiunque e potranno verificare coi propri occhi in quale stato si trova, a quarant'anni dalla loro morte, il nostro bel paese.

Pinelli e Calabresi giunti sulla terra cominciano a dar vita a una vera e propria rassegna stampa degli eventi principali avvenuti nel corso degli anni. Si va dalla fine del comunismo, all'Inter del triplete e al primo presidente nero degli USA fino alla resistibile ascesa del cavalier Plasticoni con tutto il suo stuolo di donnine compiacenti e le sue ostentazioni di ignoranza, fino a produrre un'immagine complessiva dell'Italia davvero deprimente.

Alle proteste dei due che, affranti, chiedono a Dio di liberare l'Italia da Plasticoni, questi ricorda loro che esiste il libero arbitrio e che se proprio vogliono che lui li aiuti, loro per primi devono dargli una mano a ritrovare suo figlio Gesù disperso tra i migranti sui barconi o tra i detenuti nelle carceri in un finale dove Pinelli e Calabresi scopriranno che dalla padella è tragicamente possibile passare nella brace.

Renato Sarti e Bebo Storti portano in scena con grande delicatezza e leggerezza i personaggi dell'anarchico e del commissario, riuscendo a tenere avvinta l'attenzione del pubblico grazie all'alternanza di momenti di riuscita comicità ad altri di amara riflessione. Osservando la scena con le due bare e i loculi numerati sullo sfondo non è possibile non pensare a un legame tra quest'immagine e il nostro paese vittima di sè stesso e delle sue paure.

Non si può non condividere la descrizione impietosa che viene fatta dell'Italia. Resta, tuttavia, aperto un interrogativo: è sufficiente sputare sugli occhi dei ciechi perché essi riacquistino la vista? O gridare più forte nell'orecchio del sordo perché questo ricominci a sentire? Forse gli artisti non potranno trovare soluzioni politiche ai problemi dell'Italia, ma bisogna essere fiduciosi che riusciranno a trovare soluzioni poetiche. Che di poesia abbiamo tanto, troppo bisogno.

«Il Carnevale dei truffati» è in scena al Teatro della Cooperativa dal 15 al 27 giugno (da lunedì al sabato alle 20.45, domenica riposo)

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